Ci lascia un mito
Referendum, la provincia di Massa Carrara dice No ma il territorio è spaccato in due - L'analisi del voto
Nei comuni lunigianesi ha prevalso il Sì, mentre la costa respinge con il 56%. Anche la città capoluogo guidata da una giunta di centrodestra boccia la Riforma
MASSA-CARRARA. Media provinciale del No al 54%, affluenza record superiore al 61% e un territorio diviso tra costa e interno. La provincia conferma la sua complessità politica, con un elettorato capace di distinguere tra scelte locali e questioni costituzionali di portata nazionale.
Massa Carrara ha espresso un chiaro giudizio sul referendum costituzionale che proponeva modifiche alla giustizia. L’affluenza, pari a circa il 61,9% degli aventi diritto, testimonia un forte interesse per una consultazione che riguardava temi cruciali: i cittadini erano chiamati a decidere sul referendum confermativo relativo alla riforma costituzionale della giustizia, che prevedeva modifiche alla composizione e ai poteri del Consiglio superiore della magistratura, alla separazione delle carriere tra magistrati e alla disciplina dei procedimenti disciplinari. In altre parole, si trattava di un voto su autonomia e equilibrio della magistratura, più che su logiche politiche tradizionali.
Il voto più significativo è quello di Massa, capoluogo di provincia. Qui l’affluenza è stata del 62,3%, un dato elevatissimo rispetto alle consultazioni ordinarie e anche più alto della media toscana (dove ha votato il 59% degli elettori, la stessa media registrata a livello nazionale) a conferma dell’attenzione dei cittadini verso il tema giudiziario.
Il risultato, però, è ancor più significativo: il 56,2% degli elettori ha votato No, molto più della media regionale (53%), contro il 43,8% a favore della riforma, nonostante la città sia amministrata dal centrodestra, favorevole alle modifiche costituzionali. Anche Carrara, città governata dal centrosinistra, ha confermato la prevalenza del No, con il 56,2% dei voti contrari alla riforma e un’affluenza del 60,2%.
A Montignoso, il No ha vinto con il 56%, ribadendo il trend della costa apuana: nelle città costiere, dove l’elettorato è più numeroso e politicamente variegato, la scelta è stata chiara a favore del No, una sorta di difesa delle garanzie costituzionali rispetto a una riforma caldeggiata dal governo nazionale.La situazione cambia entrando nella Lunigiana, storicamente area più interna e montana della provincia.
Qui il Sì ha prevalso in numerosi comuni, a volte anche con percentuali significative, e in certi casi persino in centri amministrati da sindaci di centrosinistra. A Bagnone, il Sì ha raggiunto il 61,4%, a Fivizzano il 53,2%, a Casola in Lunigiana il 51,2%, a Comano il 56,3%, a Filattiera il 55,8%, a Licciana Nardi il 53,5%, a Mulazzo il 52,2%, a Podenzana il 54,1%, a Pontremoli il 52,9%, a Tresana il 57%, a Villafranca il 51,4% e a Zeri il 59,4%. Solo in Aulla (No 51,8%) e Fosdinovo (No 57,1%) il No ha prevalso nella Lunigiana, confermando che anche all’interno di questa zona il voto è stato articolato e non uniforme e si confronta questo risultato con le ultime elezioni regionali, emerge un quadro interessante: alle regionali del 2025, alcuni comuni dell’interno, pur con sindaci di centrosinistra, avevano dato margini ridotti al centrodestra.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
