Ci lascia un mito
Carrara, parkour sul tetto deteriorato: allarme per il gioco pericoloso
Ragazzini fanno acrobazie sopra l’edificio della biblioteca. La copertura è fragile, ci sono infiltrazioni d’acqua, e si arrampicano su una paratia che sale fino a tre metri da terra
CARRARA. Il tetto della biblioteca di Avenza diventa un parco giochi improvvisato: lassù si fanno corse e salti, e – piuttosto che divertente – è tutto molto pericoloso. Per l’incolumità dei giovanissimi, che sembrano voler imitare la nobile pratica del parkour – vera e propria disciplina sportiva urbana per cui serve tecnica e controllo – ma anche per la tenuta stessa della copertura dell’edificio pubblico di via Marina.
Cosa combinano
La scena si ripete con una certa regolarità: un gruppo di adolescenti – a prima vista minorenni – raggiunge il tetto dell’edificio e lo utilizza come spazio ludico per inseguimenti e giochi fisici che sollecitano una superficie che, già da tempo, dà segnali evidenti di fragilità.
Rischio nel rischio
Non è la prima volta che l’attenzione si concentra su quel tetto. Circa due mesi fa, Il Tirreno aveva documentato le infiltrazioni d’acqua che, proprio dalla sommità, scivolano all’interno della biblioteca, gocciolando nei locali sottostanti. In sintesi: una copertura non perfettamente integra, potenzialmente indebolita, viene ulteriormente stressata da comportamenti imprudenti.
Come ci arrivano
Ma come fanno i teenager a salire fin lassù? L’accesso, in realtà, è fin troppo semplice. Dalla vicina via Carriona, una paratia di cemento inclinata funge da rampa, consentendo di raggiungere il tetto senza particolari difficoltà. Il passaggio trasforma un’area che dovrebbe essere inaccessibile in uno spazio esposto e vulnerabile. Ma attenzione: anche salire quel tratto di cemento presenta rischi, perché è stretto, non vi sono ringhiere e nel punto più alto supera i tre metri, cadere da quell’altezza procurerebbe lesioni anche ai più atletici.
Il loro regno
È facile immaginare cosa possa spingere dei ragazzi a cercare quel luogo: defilato, è una sorta di rifugio sopraelevato, forse percepito come lontano dagli sguardi. In realtà, dalle abitazioni che circondano la biblioteca, la visibilità è tutt’altro che ridotta. E soprattutto, manca qualsiasi paracadute, il rischio di farsi male è tutt’altro che remoto.
Nessuna cura
C’è poi un’altra questione: il rapporto con i beni pubblici. L’incuria non passa solo dall’assenza di manutenzione ma anche dall’uso improprio – e talvolta irrispettoso – degli spazi comuni. La biblioteca di Avenza non è solo un edificio: è un punto di riferimento culturale, un luogo a cui la comunità è storicamente legata. Ecco perchè torna d’attualità anche il destino dell’area circostante. Un recupero complessivo, che includa la vicina Sala Amendola — un tempo centro conferenze di rilievo — potrebbe restituire dignità e fungere da presidio a tutta la zona, scoraggiando comportamenti impropri e riportando attenzione su uno spazio che meriterebbe ben altra considerazione. Ultima cosa (inevitabile): i ragazzi che imitano il parkour sono giovanissimi; un controllo più attento da parte delle famiglie non dovrebbe essere ricevuto come un limite alla libertà, ma come una forma di tutela. Perché, prima ancora dei possibili danni a una struttura pubblica, qui è in gioco la sicurezza di figli che, forse inconsapevolmente, si espongono a pericoli concreti.
