Il Tirreno

La città che si spegne

Carrara, in centro storico siamo alla svendita: fondi in affitto a 200 euro al mese

di Giovanna Mezzana

	Piazza del Duomo: abbassate dal 30 dicembre anche le serrande del bar
Piazza del Duomo: abbassate dal 30 dicembre anche le serrande del bar

Scendono ai minimi storici le richieste dei proprietari di locali commerciali

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CARRARA. C’è chi chiede 700 euro al mese per cedere in affitto un monolocale di 30 metri quadri nel centro di Marina. E chi si accontenta di ricavare 200 euro mensili da un fondo commerciale a due passi dal Duomo-che il mondo intero a Carrara invidia. C’è qualcosa che non va, sia in un’eventualità che nell’altra. La prima proposta indica un mercato delle locazioni residenziali pressoché “drogato”. La seconda attesta che il commercio al dettaglio nel cuore della città non è in crisi: è bensì conventrizzato (come si suole dire, dal nome della città inglese, Coventry, rasa al suolo dai tedeschi durante la Seconda guerra mondiale). Parliamo della svendita dei fondi. Nel frattempo, l’Amministrazione comunale annuncia che investirà risorse per realizzare un progetto di rigenerazione urbana – così si chiama in gergo – che punta a rianimare il centro storico-asfittico (anche e soprattutto) con la verve di artigiani e giovani artisti che a Carrara di sicuro non mancano.

Io? Mi accontento

Dopo un mini tour lunedì mattina nel cuore antico della città, dove in appena cinque strade – via Rossi e via Santa Maria, via Finelli, via Nuova e via Ghibellina – si sono contate 70 serrande abbassate, Il Tirreno prova a tastare il polso a agenti immobiliari e proprietari di fondi per negozi, chiedendo quanto occorra per avere in affitto un locale commerciale nel centro storico. Avverti imbarazzo mentre attendi la risposta. E scopri che ci sono fondi che in queste strade sono stati locati «per 200 euro al mese». Se si vuole mettere a reddito la vetrina buia da lungo tempo, ci si deve, del resto, accontentare. Ciò che mortifica il business e fa scendere le pretese dei proprietari – talmente in basso che siamo ormai giunti agli Inferi – è il “vuoto” di passanti, secondo gli addetti ai lavori: «Nella Carrara Vecchia non vedi un’anima. Già è difficile vendere, così è impossibile». L’affermazione non è smentibile: basta andare lì e guardarsi intorno. Hanno il loro giro di clientela attività come la pizzeria Tognozzi o la Casa della Lana, nel primo tratto di via Santa Maria, o la macelleria di carne equina Dalla Luisa in via Nuova: qui i carraresi “vanno apposta” ma è tutta un’altra storia, tant’è che dinnanzi ai titolari di queste attività ci si toglie il cappello in segno di stima.

Si sale di un po’ma...

La loro presenza, per altro, rappresenta un potenziale benefico. Ci sono proprietari di fondi che provano a chiedere fino a «400 euro mensili – è la testimonianza di agenti immobiliari – se il fondo è in una zona centrale della Carrara Vecchia e/o se si trova vicino alle poche attività che funzionano».

La novità

Sono trascorsi circa tre anni da un convegno che promosse la Cna di Massa-Carrara, con il patrocinio del Comune e della Camera di Commercio Toscana Nord ovest: si intitolava “Arginare la desertificazione del commercio e dell’artigianato nel centro di Carrara”. La desertificazione, appunto. È di ieri la notizia che il Comune ha vinto un bando della regione Toscana dedicato alla cosiddetta rigenerazione commerciale di aree di particolare interesse (un centro storico lo è). Carrara si aggiudica così un finanziamento da 42mila euro che, con – l’aggiunta di risorse comunali – porterà a 70mila euro le risorse a disposizione per far diventare realtà “C/Art Urban Lab: arte che abita, spazio che rinasce”, progetto che ha tra gli obiettivi la riapertura «di fondi commerciali sfitti del centro storico», che verranno trasformati, spiegano da Palazzo civico, «in spazi temporanei per arte, artigianato e creatività»; si coinvolgeranno «studenti, artigiani, associazioni di categoria e proprietari di fondi», «in un processo condiviso di rivitalizzazione». L’obiettivo ultimo è: battezzare «nuove microeconomie, sostenendo il commercio di vicinato e attirando visitatori». Esperienze di questo tipo – spazi social-espositivi e/o di associazioni culturali che hanno preso il posto di negozi chiusi – già ci sono: per esempio, la Galleria Tekè e la sede dell’associazione Qulture, l’una accanto all’altra, in via Santa Maria. Ed entrambi sono un faro di luce. 
 

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