L'episodio choc
Coltellate in classe a La Spezia, 19enne gravissimo – Gli attimi prima della follia: «Ha detto che voleva ucciderlo»
L’aggressione un una scuola superiore: la vittima è in condizioni critiche. I compagni: «Non era il primo litigio tra loro»
LA SPEZIA. Fino a pochi minuti prima, nell’aula del “Chiodo” c’era la solita aria di sempre: voci basse, qualche risata soffocata. La Spezia, istituto professionale “Chiodo”. Mezzogiorno. Venerdì 16 gennaio. È il momento della seconda ricreazione. All’improvviso cambia tutto. Il primo segnale inquietante arriva proprio da lui, la vittima. Un 19enne di origine egiziana che entra in classe con un passo che non è il suo, lo sguardo sfuggente, il respiro corto. Occhi sbarrati. Ha paura, sta scappando. I compagni lo osservano e capiscono che qualcosa non va. Il silenzio – raccontano gli amici presenti in classe – diventa carico di tensione. Sono i secondi prima di un'aggressione che ora rischia di diventare mortale.
L’ingresso improvviso
Un altro ragazzo – 18enne, originario del Marocco – stesso istituto, entra improvvisamente in classe. Un volto che molti conoscono ma che in quel momento sembra diverso. In mano stringe un coltello. Non urla, non minaccia. Avanza. E in quell’avanzare c’è tutta la violenza che sta per esplodere. I compagni raccontano che tutto è successo in pochi secondi, troppo veloci per capire, troppo lenti per dimenticare. Il ragazzo si scaglia contro il coetaneo, lo colpisce al costato. Una, forse più volte. La classe si paralizza. Qualcuno grida. Qualcuno scappa. Qualcuno resta immobile, come se il corpo non rispondesse più. Nei minuti successivi all’aggressione i compagni raccontano: «Quando sono arrivati i carabinieri gli hanno chiesto “perché lo hai fatto?” e lui gli ha riposto “Volevo ucciderlo”».
Il gesto che evita il peggio
A muoversi è un professore. Si è gettato sull’aggressore e l’ha disarmato. Riesce a bloccarlo, a togliere l’arma, a impedire che la situazione degeneri ulteriormente. È un gesto istintivo. Le telefonate al 118, le urla, il personale che corre. In pochi minuti arrivano le ambulanze e le pattuglie della polizia. L’aggressore viene fermato e portato in questura. Gli agenti iniziano a raccogliere testimonianze, mentre la scuola si svuota lentamente. Pare che i due avessero già litigato negli ultimi giorni. E sembra che il motivo fosse una ragazza. E anche nei secondi prima dell’aggressione i due avrebbero litigato di fronte ai bagni. «Li abbiamo visti, discutevano in modo molto animato», raccontano.
La corsa in ospedale
Il ragazzo ferito viene trasportato d’urgenza all’ospedale Sant’Andrea. I medici lo portano subito in sala operatoria. La prognosi è riservata, le condizioni gravissime. In ospedale arrivano i familiari, sconvolti, incapaci di comprendere come una mattina qualunque si sia trasformata in un incubo.
La città che trattiene il fiato
Alla Spezia la notizia corre veloce. Il sindaco Pierluigi Peracchini parla di «dolore enorme per l’intera comunità», esprime vicinanza alla famiglia e ribadisce l’impegno nel promuovere modelli positivi per i giovani. Ma le sue parole, pur necessarie, non bastano a sciogliere la tensione che avvolge la città.
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