Il Tirreno

Il conflitto

Iran, la guerra prende forza. Trump: «Li facciamo a pezzi». Mojtaba Khamenei nuova Guida Suprema

di Redazione Toscana

	Un attacco a Dahiyeh
Un attacco a Dahiyeh

Pioggia di bombe su Teheran e su altre zone: attacchi israeliani avrebbero colpito la sede dell’Assemblea degli esperti a Qom

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TEHERAN. La guerra si intensifica. Al quarto giorno – ieri, 3 marzo – del conflitto iniziato sabato 28 febbraio con gli attacchi lanciati da Usa e Israele contro l’Iran, Teheran ha attaccato con due droni l’ambasciata degli Stati Uniti in Arabia Saudita e i soldati di Israele sono entrati nel sud del Libano. Colpito anche il consolato Usa Dubai.

Pioggia di bombe su Teheran e su altre zone dell’Iran: attacchi israeliani avrebbero colpito la sede dell’Assemblea degli esperti a Qom mentre era in corso una riunione per eleggere il successore di Ali Khamenei, come nuova Guida suprema. Con migliaia di viaggiatori ancora bloccati in diverse parti del mondo e mentre l’onda d’urto legata allo Stretto di Hormuz e agli attacchi a strutture energetiche in Qatar e Arabia Saudita ha fatto schizzare in alto i prezzi di petrolio e gas, le prospettive del conflitto non sono chiare.

Donald Trump, che ha suggerito una durata del conflitto di diverse settimane, dopo avere detto che gli iraniani «vogliono negoziare», ma «è troppo tardi», ha affermato che «qualcuno dall’interno» del regime iraniano potrebbe essere la scelta migliore per prendere il potere una volta terminata la campagna Usa-Israele. Reza Pahlavi? «Alcune persone lo apprezzano, e non ci abbiamo pensato molto», ma «mi sembra che qualcuno dall’interno sarebbe forse più appropriato», ha detto Trump parlando nello Studio Ovale a fianco del cancelliere tedesco Friedrich Merz giunto in visita.

Alla domanda su chi vorrebbe che prendesse il potere, il presidente Usa ha risposto che «la maggior parte delle persone che avevamo in mente sono morte». Lo scenario peggiore sarebbe «che facessimo questo e poi prendesse il potere qualcuno che sia cattivo quanto il precedente. Potrebbe succedere». Ma Trump ha affermato che «un sacco di gente vuole mollare. Vogliono l’immunità». A suo dire, le capacità militari di Teheran sono state distrutte, «la Marina, le capacità aeree, i radar. Tutto è stato distrutto».

Dall’Iran, dopo l’apertura di un fronte diretto con i Paesi del Golfo, è giunto l’avvertimento all’Ue: «Considereremo qualsiasi azione militare europea come un atto di guerra che richiede una risposta», ha fatto sapere il ministero degli Esteri di Teheran, sottolineando che il conflitto non rimarrà confinato alla regione. Intanto, il figlio dell’Ayatollah Ali Khamenei, Mojtaba Khamenei, è stato scelto come suo successore stando ai media vicini all’opposizione iraniana.

Da parte di Merz, Trump ha incassato un appoggio chiaro: «Siamo sulla stessa lunghezza d’onda per quanto riguarda il cacciare questo terribile regime a Teheran e parleremo del giorno dopo, di cosa accadrà una volta che non sarà più al potere», ha detto il cancelliere, auspicando che la guerra finisca presto. Il tycoon ha invece detto di «non essere contento» del Regno Unito, ma anche della Spagna. Per Trump, Londra non è stata sufficientemente collaborativa, dichiarazione che è giunta poco dopo che il premier britannico Keir Starmer ha annunciato l’invio del cacciatorpediniere HMS Dragon e di elicotteri con capacità anti-drone a Cipro dopo che un drone ha colpito una base britannica sull’isola. Quanto alla Spagna, l’inquilino della Casa Bianca ha detto di avere ordinato al segretario al Tesoro di «tagliare tutti gli accordi» con Madrid.

Intanto il presidente francese Macron ha annunciato che la portaerei Charles de Gaulle sarà dispiegata nel Mediterraneo. La Francia «ha abbattuto i droni per legittima difesa, fin dalle prime ore del conflitto, per difendere lo spazio aereo dei nostri alleati», ha spiegato. E ha annunciato lo spiegamento «nelle ultime ore» di caccia Rafale, di sistemi di difesa antiaerea e l’invio della fregata Languedoc.

Il bilancio delle vittime è elevato. Secondo la Mezzaluna dell’Iran sono 787 i morti dall’inizio della guerra. E secondo le stime dell’intelligence israeliana, oltre mille Guardiani della rivoluzione sarebbero stati uccisi finora.

Fra le vittime, secondo Iran International, non c’è l’ex presidente Mahmoud Ahmadinejad, che sarebbe vivo dopo un tentativo di uccisione. È di tre morti e 68 feriti inoltre il bilancio dei raid iraniani negli Emirati, che stanno valutando l’opportunità di intraprendere un’azione militare per fermare gli attacchi. E mentre Riad ha fatto sapere che è suo diritto rispondere all’attacco all’ambasciata Usa, quest’ultima ha avvertito della «minaccia di attacchi missilistici e con droni imminenti su Dhahran», chiedendo di non recarsi al consolato Usa. È salito a sei il bilancio dei soldati statunitensi morti negli attacchi.

Migliaia di persone hanno partecipato al funerale per le vittime del bombardamento che ha colpito una scuola a Minab, nel sud dell’Iran, uccidendo secondo la tv di Stato di Teheran almeno 165 persone, tra le quali molti alunni, in particolare bambine. Mentre la data del funerale della Guida Suprema iraniana Ali Khamenei non è stata annunciate.

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