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Massa, blitz della polizia municipale al Frigido: smantellate pozze e baracche

Massa, blitz della polizia municipale al Frigido: smantellate pozze e baracche

Portati via teli di plastica, sacchi di sabbia, sedie. Il comandante Vitali: «Sembrava una favela, non si possono tollerare piscine private»

28 giugno 2024
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MASSA. Fine delle baracche, delle pozze costruite in plastica, in generale di tutti i manufatti abusivi costruiti lungo il letto del fiume. La linea dura della polizia municipale di Massa, tornata ieri mattina lungo l’alveo del Frigido dove nel breve tratto iniziale delle Guadine ha trovato una situazione intollerabile, anzi come la definisce il comandante della polizia municipale Giuliano Vitali, una "favela": capanne, frigoriferi, sedie e teli in plastica, sacchi di sabbia e di cemento, le “pozze” lungo il fiume ovvero quelle sorte di dighe che costituiscono di fatto delle piscine.
E qui, nel corso della prima una serie di operazioni, hanno iniziato a rimuovere quanto trovato che al termine della giornata ha prodotto circa 50 sacchi di rifiuti, già prelevati dagli operatori Asmiu. Reati ambientali, già segnalati alla Procura della Repubblica da parte degli agenti, ma che ora si aspettano un maggiore coinvolgimento di tutti gli attori in gioco: le istituzioni, le associazioni, i residenti.
Perché come dice Vitali, «ritagliarsi una piscina privata lungo il fiume è un danno a tutta la collettività, specie se questo stato di cose va avanti da tempo».
Certe costruzioni non si fanno in un solo giorno, richiedono almeno un via vai e un trasporto sul letto del fiume di materiali da costruzione. Difficili da non notare. Ripercorrendo questa prima operazione dell’estate, «abbiamo iniziato verso le 8 e 30 con sei operatori di Polizia Municipale e due operai di Asmiu. Zona di Guadine, dal paese a scendere lungo il fiume».
E in quel tratto gli agenti hanno trovato di tutto: «Tra tutto abbiamo raccolto quasi 50 sacchi di materiali, di qualunque genere e solo in quel pezzettino lì. C’erano baraccamenti, situazioni gravi di deviazione del fiume con teli di plastica, sporcizia, tavoli, frigoriferi da campeggio. Se dovessi usare un termine direi una "favela". Sono situazioni che nessuno evidentemente vedeva. La cosa che mi lascia perplesso è che sono strutture che hanno bisogno di tempo e di lavorazione per essere realizzate».
Non si fanno insomma in un pomeriggio. Questa situazione, continua Vitali, «deve svegliare le coscienze da parte di tutti. Vi è una mutazione, anzi uno stravolgimento di un bene pubblico. Ci sono sacchi di sabbia, che stravolgono l'assetto del fiume». Sabbia che, ovviamente, viene portata fuori. «Si crea un danno per il passaggio del fiume e per la presenza animale a valle. La cosa esiste da anni, probabilmente si è stratificata nel tempo»; nondimeno, «noi procederemo ad una segnalazione alla Procura della Repubblica, visto che tutto questo è un reato ambientale. Il fiume è diventato una piscina privata, ci sono costruzioni in cemento abusive e in spregio totale del bene pubblico».
In questi giorni la zona di Guadine è stata oggetto di discussione per l’ordinanza che nel fine settimana vieta transito e sosta ai mezzi non autorizzati. In pratica porre un freno tanto ai disagi dei residenti che spesso non riescono ad accedere a casa, ma anche un freno al turismo selvaggio in quelle zone. Un’ordinanza che ha fatto discutere, ma come si chiede Vitali, «chi si straccia le vesti perché si limita l’accesso indiscriminato alla strada poi non vede gli effetti negativi di tutto questo? L’area del fiume -ribadisce- va tutelata. Spero che altre istituzioni proposte, come Provincia o Corpo Forestale, oppure le associazioni che si professano a favore del bene pubblico possano magari in un futuro breve collaborare con noi, perché le situazioni sono ancora tante da verificare. Abbiamo fatto solo il primo tratto. Non possono esserci persone che credono per chissà quale sconosciuto motivo che al fiume ci sia una loro piscina privata, una favelas familiare. Questa situazione è estremamente grave e per questo informeremo la Procura. Non si può tollerare o accettare una situazione come quella che abbiamo trovato».

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