Il Tirreno

Natura e curiosità

Una pianta rara ricompare lungo Magra dopo 100 anni: la scoperta in Toscana e il mistero del “ritorno”

di Francesca Fontana

	La pianta rara ricomparsa sul Magra dopo 100 anni
La pianta rara ricomparsa sul Magra dopo 100 anni

La spiegazione di Debora Bedini, agrotecnica e naturalista di origini carrarine

28 marzo 2024
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AULLA. Ricompare dopo oltre cent’anni la specie rara della Lathraea Clandestina L. sulle sponde del Magra, lungo il letto dell’aullese, e a segnalarlo è Debora Bedini, agrotecnica e naturalista di origini carrarine.

La scoperta

La scoperta è avvenuta nell’ambito di una sessione di monitoraggio floristico attualmente in corso lungo alcune aree. Di questa specie in Toscana esistono rare segnalazioni a Camaiore. La prima cosa che ci dice è: «Non mi aspettavo di trovarla sia per le sue caratteristiche sia perché il sito in cui l’ho trovata ha subito molti impatti, antropici e di modificazione fluviale: è un sito labile e di difficile conservazione». I monitoraggi servono proprio e anche a questo: a capire come, in che modo, il territorio resiste. La specie, pianta rara protetta dalla legge regionale 56-2000, non si vedeva dal '900 nella provincia di Massa Carrara, come riportato nel database dell’Università di Pisa, #Wikiplantbase. «Trovarla è stata anche un colpo di fortuna – prosegue Debora -. I miei colleghi non l’avevano vista o forse non si erano spinti tra rovi e canneti, com’è successo a me. Questa pianta cresce in aree di difficile esplorazione. La Lathraea clandestina è infatti una specie parassita molto piccola che, come da nome, vive nascosta nel terreno per la maggior parte del tempo, emergendo a primavera, giusto il tempo di fiorire. Fuori si vedono solo i fiori, di 4-5 cm, bianchi-viola e con foglie a squame o scaglie carnose. Nel caso di Aulla si sono ritrovati pochi esemplari nell’alveo di piena del fiume, lungo una riva sabbiosa, habitat di interesse con pioppi e ontani come bosco prevalente».

La spiegazione
Una volta, ci spiega, la specie abitava sicuramente il Carrione, oggi purtroppo costretto in aree artificiali con molte specie, animali e vegetali, condotte all’estinzione. Sul perché sia tornata non è ancora possibile dare risposte. Di certo ci sono solo i vicini ritrovamenti nella Val di Vara, che col Magra confluisce. Questo potrebbe essere il segno di un ritorno effettivo della specie. Che sarebbe bello e importante. «I monitoraggi hanno uno scopo conoscitivo: permettono a noi e a chi commissiona le ricerche di raccogliere periodicamente dati rispetto ai nostri animali e alle nostre piante. Ciò consente di conoscere il territorio per quelle che sono le sue caratteristiche quindi, in potenziale, di poter definire come conservare gli habitat, di maggiore o minore interesse. Sono tutte aree fragili, per pressioni antropiche, specie aliene, per mille ragioni diverse, ma l’obiettivo, oggi, dovrebbe essere quello di andare verso una maggiore e più diffusa consapevolezza. Verso azioni di cura e conservazione. È un percorso ancora difficile ma urgente. Di recente nel Magra è stata ritrovata anche la lontra, altra specie che in Italia è stata portata all’estinzione. Tutti questi sono segni di una natura che cerca di riprendersi tutto ciò che le è stato tolto. Dobbiamo fare la nostra parte». «Pensiamo ai soli fiumi – conclude – Vengono visti come problemi, entità negative, luoghi da pulire, esseri da imbrigliare in argini di cemento, ‘nemici da combattere’. Ma i fiumi sono parte importante del territorio, scrigni di biodiversità da conoscere e proteggere».
 

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