Il Tirreno

Carrara, l'anarchico Gino Vatteroni incontrò un ex Br

Il dottor Federico Manotti, titolare dell'inchiesta sugli anarchici
Il dottor Federico Manotti, titolare dell'inchiesta sugli anarchici

Ecco perché dai domiciliari fu portato in carcere

4 MINUTI DI LETTURA





Carrara Mentre era ai domiciliari, si era incontrato anche con Paolo Neri, lunigianese di Aulla, ex esponente delle Brigate Rosse - Centro rivoluzionario toscano. È per questo che l’anarchico Gino Vatteroni, 56 anni, originario di Modena ma residente a Marina di Carrara, era stato portato nella casa di reclusione di Massa; e poi da lì, con successivo provvedimento, trasferito nel carcere di alta sorveglianza di Alessandria. Nel giro di pochi giorni. Il particolare dei contatti con l’ex appartenente alle Br (oggi Neri ha 66 anni ed è un libero cittadino) emerge dall’ordinanza di aggravamento della custodia cautelare di Vatteroni.

I nove sotto inchiesta, ricordiamo, si sono visti annullare dal tribunale del riesame il capo d’imputazione più pesante, l’associazione terroristico-eversiva (articolo 270 bis del Codice penale). Ma restano i reati di apologia aggravata e istigazione. È pendente un ricorso in Cassazione della Procura, che intende ripristinare anche il reato principale.

Dei nove indagati nell’inchiesta della Dda di Genova e di cui è titolare il pm Federico Manotti, in carcere c’è solo Gino Vatteroni: era ai domiciliari, ma poi la misura è stata cambiata perché non poteva avere contatti con nessuno. Nei giorni scorsi, quando il Tirreno aveva pubblicato la notizia, avevamo scritto genericamente che aveva avuto contatti esterni. Ora, come detto, si è scoperto chi erano quei contatti.

Nel frattempo, gli indagati ai domiciliari sono diventati quattro, perché Veronica Zegarelli, bolognese, finora solo con obbligo di dimora (anche a lei è stata contestata una viollazione), si è aggiunta a Paolo Arosio, lombardo; Luigi Palli, di Faenza; Gaia Taino, milanese; gli altri indagati con obbligo di dimora sono Andrea Grazzini, empolese; Jessica Butori di Lucca; Michele Fabiani, umbro, Luca Aloisi Aquilano.

Come scritto nei giorni scorsi, sia il gip nel firmare l’ordinanza iniziale, sia successivamente il tribunale di Genova  deliberando su una richiesta del pm titolare Federico Manotti, avevano escluso che vi fossero gli estremi per la custodia cautelare in carcere. Nella seconda deliberazione, i giudici d’appello avevano tenuto conto del fatto che il tribunale del riesame aveva annullato il capo d’imputazione più pesante, l’associazione terroristico-eversiva (articolo 270 bis del Codice penale, ma non l’aggravante 270 bis 1).

Gli indagati come detto sono al momento accusati di apologia aggravata e istigazione, l’inchiesta è promossa dalla Direzione distrettuale antimafia e antiterrorismo di Genova, nel mirino il periodico Bezmotivny-Senza Motivo - di cui i nove anarchici erano ideatori, redattori e diffusori. Le misure cautelari risalgono all’8 agosto; i nove sono accomunati dalla frequentazione del circolo Gogliardo Fiaschi di via Ulivi. La rivista Bezmotivny-Senza Motivo sarebbe, secondo il pm Manotti, «istigatoria e apologetica», «inneggiando all’uso della violenza per sovvertire lo Stato». Nessuno degli indagati è apuano ma sono tutti residenti o domiciliati o frequentanti Carrara.

L’ordinanza

Ed eccoci a quanto riferisce l’ordinanza di aggravamento di misura cautelare. La polizia giudiziaria ha rilevato la violazione il 2 settembre scorso, «Quel giorno l'indagato, invece che restare all'interno della sua abitazione era visto intrattenersi in conversazione, per circa mezz'ora, nel vialetto che conduce alla sua abitazione, con Paolo Neri, che la polizia giudiziaria indicava come ex appartenente alle Brigate Rosse», e con un altro appartenente all'area anarchica carrarese. Non solo: «Il personale Digos, transitando a piedi nei pressi del vialetto, ascoltava qualche passo della conversazione, che verteva sul fatto che Neri avrebbe preso il giorno precedente, inavvertitamente, gli occhiali da vista del Vatteroni, con ciò confermando che, ragionevolmente, i due si erano incontrati anche il giorno precedente». Secondo l’ordinanza, queste violazioni «dimostrano che l'indagato non sappia rispettare gli obblighi nascenti dalle ordinanze e che, almeno in una occasione, lungi dall’attendere a qualche faccenda urgente, si intrattenesse con persone appartenenti all'area a cui si riferiscono i reati in contestazione».

Il provvedimento è firmato dal gip Nicoletta Guerrero del tribunale di Genova.

L’avvocato difensore di Gino Vatteroni, George Claude Botti, ha prresentato appello contro l’aggravamento della misura cautelare, che sarà discusso il 30 ottobre. Oltre a tornare a ribadire che il suo assistito è incensurato, farà notare che in merito all’unico colloquio certo con Paolo Neri, risulta che i precedenti di Neri siano molto lontani nei tempo e che adesso sia assolutamente lontano dal mondo dell’eversione. Oltre ad altri motivi che ovviamente l’avvocato tiene in serbo per l’udienza.l

M.B.
 

Primo piano
L'allarme

Livorno, ha un malore dopo lo spinning: 57enne si accascia in palestra

di Claudia Guarino