Tumori, c’è la privacy: niente studi epidemiologici a Massa Carrara
Cancellato il Coreas: la Regione ha creato una nuova task force. Gli ostacoli sulla riservatezza per ora sono insormontabili
MASSA CARRARA. «In primis, giova ricordare, che il Coordinamento regionale ambiente e salute (Coreas) attualmente non esiste più ed è stato sostituito dalla task force tecnico-scientifica costituita all’interno del Sistema regionale ambiente, salute e clima (Srps). Tale sistema è previsto dalla missione 6 parte complementare del Pnrr che ha istituito il Sistema nazionale prevenzione, salute, ambiente e clima (Snps). A livello regionale il disposto nazionale è stato declinato con la delibera di giunta n. 1246 del 7 novembre 2022». A confermarlo è Emanuela Balocchini, responsabile del Settore igiene, sanità pubblica e veterinaria della Regione, nella risposta al Coordinamento dei comitati e delle associazioni per la depurazione, le bonifiche e la ripubblicizzazione del servizio idrico (Ccadbr), che aveva chiesto al governatore Eugenio Giani e al difensore civico regionale Lucia Annibali informazioni sulla mancata realizzazione degli studi epidemiologici di microarea nei 4 Sin toscani di Massa-Carrara, Livorno-Collesalvetti, Piombino ed Orbetello, finalizzati a chiarire ulteriormente la situazione sanitaria di tali territori, ancora pesantemente contaminati da decenni di industria chimica. A realizzare questi approfondimenti di indagine, caldeggiati anche nella sesta edizione dello studio epidemiologico nazionale Sentieri, coordinata dall’Istituto superiore di sanità e presentata a Roma lo scorso 23 febbraio, avrebbe dovuto essere il Coreas, in cui operavano l’Agenzia regionale di sanità (Ars), l’Istituto per lo studio, la prevenzione e la rete oncologica (Ispro) di Firenze, le Asl toscane ed il Cnr di Pisa, appositamente incaricati dalla Regione nel 2019. Lo scorso novembre, però, come ha ricordato la Balocchini, tale coordinamento è stato sostituito da una task force costituita all’interno del sistema Srps e coordinata dall’Asl Toscana Centro.
Anche questo nuovo organismo, però, riunitosi per la prima volta lo scorso 10 marzo, non può ancora effettuare i tanto attesi studi di microarea dei Sin toscani, a causa di problemi legati alla tutela della privacy dei necessari dati sanitari, che potranno essere risolti solo modificando la normativa vigente.
«Lo studio epidemiologico approvato con la delibera della giunta regionale 1520/2019, -spiega la Balocchini- prevede siano interconnessi archivi diversi contenenti dati personali e particolari detenuti legittimamente da istituzioni diverse. Tra questi archivi figurano, nella titolarità di Regione e dell’Ars, i flussi provenienti dalle Aziende sanitarie locali per finalità di governo, in merito ai quali l’Autorità garante nazionale per la privacy si è già più volte espressa escludendo che possano essere interconnessi con altri archivi se non previsto esplicitamente da una norma di legge. La scrivente Direzione sanità, welfare e coesione sociale, al fine di superare le criticità sopra esposte, -prosegue- ha intrapreso un percorso di interlocuzione con l’Autorità garante nazionale per la privacy, presentando a tale Autorità una proposta di modifica normativa, volto a consentire all’Ars la conduzione e/o la partecipazione a studi e ricerche che prevedano l’interconnessione con altre banche dati che Ars detiene per finalità amministrative». Visto il persistere delle problematiche legate al rispetto della privacy e tenuto conto che le attività di ricerca sulla salute pubblica riguardano anche altre Regioni, la questione è stata portata all’attenzione della Commissione salute della Conferenza Stato/Regioni. «In data 20 marzo 2023, infatti, -conclude la Balocchini- è stata presentata alla citata Commissione una richiesta di approfondimenti rispetto al più ampio tema del trattamento dei dati personali per finalità di programmazione, gestione, controllo e valutazione dell’assistenza sanitaria». Ad oggi, però, degli studi epidemiologici di microarea relativi a Massa-Carrara e agli altri tre Sin toscani non c’è ancora traccia. Il Ccadbr, dunque, chiede alla Conferenza Stato/Regioni «che si arrivi nel minor tempo possibile a risolvere le cause ostative che impediscono la risoluzione dei problemi sopra accennati e diffusamente illustrati dalla dottoressa Balocchini e di tenerci aggiornati sul proseguo dei vari step di lavoro, in quanto i cittadini residenti in queste aree, altamente contaminate da sostanze tossico-nocive prodotte da insediamenti industriali, sono molto interessati a che la situazione sia finalmente superata».
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