Il Tirreno

La rabbia dei cavatori: a Roma non lo sanno qui si muore di lavoro

di Cinzia Chiappini
La rabbia dei cavatori: a Roma non lo sanno qui si muore di lavoro

Grande partecipazione all’assemblea del settore in Comune «Dobbiamo andare in pensione con 35 anni di contributi»

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CARRARA. I cavatori hanno braccia forti e l’abitudine alla fatica. Riescono a domare il marmo, ma non hanno saputo domare la politica. È successo nel 2011, con la legge Fornero. E si è ripetuto nei giorni scorsi quando, gli ultimi provvedimenti del governo in materia di pensione, hanno lasciato agli addetti di questo settore solo le briciole. È stata un’assemblea “zeppa” di persone, ma anche di rabbia e rammarichi quella che si è tenuta ieri mattina nella Sala di Rappresentanza del Comune di Carrara in concomitanza con lo sciopero di 8 ore indetto da Fillea-Cgil, Feneal-Uil e Confail-Cobas, a cui ha aderito anche la Lega Cavatori e che ha riguardato sia il territorio apuano che quello versiliese, fino alla Garfagnana. Assente, come preannunciato, Filca-Cisl che si è astenuta anche dalla mobilitazione. Al centro dell’iniziativa la questione dell’età pensionabile dei lavoratori del settore: come ha spiegato Francesco Fulignani, segretario di Feneal-Uil «tra gli ultimi provvedimenti del governo nazionale non c’è niente per i cavatori. Anzi abbiamo scoperto che andranno in pensione, prima di noi, i dipendenti degli asili nido». La richiesta dei sindacati di categoria, è quella di consentire agli addetti del settore di andare in pensione prima, equiparando i mestieri che si svolgono alle cave ma anche al piano ai lavori usuranti. Questo consentirebbe a cavatori e colleghi di dire addio al lavoro una volta versati 35 anni di contributi, senza attendere le soglie di età o le “finestre” previste dalla Legge Fornero. «Noi cavatori iniziamo da giovanissimi, quindi se ci mandano in pensione dopo i 60 anni significa che abbiamo versato più di 40 anni di contributi» ha spiegato Carlo Piccioli, della cooperativa di Lorano. «Ci devono permettere di andare in pensione con 35 anni di contributi. Punto e basta. Noi siamo pronti a combattere, e a fermare il settore, con un blocco ai ponti di Vara» ha insistito Gianluca Volpi di Lega Cavatori. «A Roma non ci ascoltano. Non capiscono che noi facciamo un mestiere dove si muore» ha aggiunto Walter Giorgieri di Campolonghi mentre il suo collega, Fabio Bonuccelli, delegato sindacale di Fillea invitava i sindacati ad «andare fino in fondo su questa battaglia perché altrimenti i lavoratori non ci daranno più ascolto». Un appello a cui ha risposto, a distanza, il segretario generale della Cgil Paolo Gozzani che ha invitato tutti a partecipare alla manifestazione sulle pensioni in programma il 2 dicembre a Roma: «Quello sarà il punto di partenza per lo sciopero generale. E vi garantisco che se non sarà indetto a livello nazionale lo faremo noi, da soli, qui a Massa-Carrara». Ma l’assemblea di ieri mattina è stata anche l’occasione per ribadire alcune richieste che riguardano più in generale la gestione del settore, soprattutto in vista della stesura del Regolamento degli Agri Marmiferi del comune di Carrara. Anselmo Ricci della Cooperativa Gioia prima e il segretario di Fillea Massa-Carrara Roberto Venturini poi, sono tornati a chiedere una “clausola sociale” che garantisca ai cavatori di non perdere il proprio posto e i propri diritti in caso di passaggio di proprietà dell’attività. A tirare le somme del dibattito è stata Alessia Gambassi, segretaria di Fillea-Cgil Lucca che ha annunciato un documento unitario per chiedere l’equiparazione dei mestieri di cava e segheria ai lavori usuranti e la modifica della legge Fornero.

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