Malotti, l’oste prestato al calcio «Il nostro gioco deve divertire»
LUCCA. Un ristoratore prestato al calcio appassionato sino al midollo al gioco più bello del mondo e che vuole imporre il risultato attraverso il gioco. Roberto Malotti, 59 anni, da quasi trenta titolare della storica trattoria «Viavai» a Firenze, a Montevarchi è di casa. Da calciatore ha ottenuto una promozione in C2 e vinto una Coppa Italia dilettanti e da allenatore l’anno scorso ha riportato dopo 20 anni i rossoblù in C. Non solo. L’Aquila Montevarchi, il più antico club toscano fondato nel 1902, dispone della rosa più giovane e del budget più basso della categoria. La stragrande maggioranza degli addetti ai lavori aveva dato per spacciata la formazione di Malotti che invece ha conquistato 13 punti in 12 partite e oggi sarebbe fuori dalla zona playout.«Ma ora un conta nulla – dice il tecnico dal marcato accento fiorentino –. Ve lo dico io che sono un oste: i conti si fanno alla fine e la classifica si guarda in fondo. Da noi c’è tanto lavoro da fare perché i giovani sono bravi e volenterosi, ma vanno gestiti con il bilancino del farmacista».
La Lucchese è reduce da una sconfitta a Reggio Emilia con un rigore a favore non fischiato dall’arbitro.
«Per non dare un rigore così in quattro (il direttore di gara e i suoi collaboratori) bisogna impegnarsi. Purtroppo è sempre la stessa storia in A come in C. La giacchetta nera tende sempre ad avere un certo timore nei confronti delle formazioni di testa che si chiamino Juventus o Reggiana, poco importa. Di certo c’è che la Lucchese domenica ha subito un torto. Ma non è stata e non sarà l’unica vittima degli errori arbitrali».
Giocherà con la difesa a quattro come con Pistoiese e Teramo oppure con il tradizionale 3-4-1-2?
«Non sono mica grullo che lo vengo a dire proprio a lei. Di già oggi purtroppo veniamo a Lucca contro una squadra che gioca bene al calcio guidata da uno degli allenatori più preparati sul piano tecnico-tattico dell’intera categoria. Lo vedi dal modo in cui si dispone la squadra in campo. Se fosse meno bischero oggi Guido allenerebbe minimo in B».
Mi pare di capire che c’è stima tra di voi.
«Lui un’ora prima e un’ora dopo la partita, e logicamente nell’arco dei novanta e passa minuti, Pagliuca è fumantino. É pazzerello, ma non è scemo. Sa bene che litigare con me non serve e soprattutto non conviene. Sono più grosso di lui, ho fatto vent’anni di pugilato e sono un calciante del calcio storico fiorentino. Scherzi a parte sono convinto che oggi al Porta Elisa le due squadre daranno vita a una partita bella e combattuta. Perché il nostro obiettivo è quello di far divertire i tifosi».
Luca Tronchetti
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