Dotto, un canestro pieno di emozioni
La play torna da avversaria a San Martino di Lupari: «Ho tanti bei ricordi, poi però dovremo pensare a vincere la gara»
LUCCA. Lì dove tutto è cominciato. A San Martino di Lupari, 13mila anime in provincia di Padova, il paese dove quella ragazzina che a 6-7 anni già batteva gli amici più grandi al campetto vicino casa, è cresciuta e ha cominciato a prendere confidenza con la palla a spicchi.
Francesca Dotto, 20 anni, play del Basket Le Mura e della Nazionale, ci torna oggi con la maglia biancorossa (palla a due alle 18) per sfidare la squadra che l’ha fatta conoscere. Ritroverà i dirigenti, a partire dal presidente onorario Francesco Cordiano cui è molto legata, gli amici, i tifosi, il custode e dovrà stare attenta a non sbagliare spogliatoio, a non infilarsi in quello della squadra veneta.
Amarcord. Perché l’impianto di via Leonardo è stato per anni una seconda casa per Francesca, che insieme alla gemella Caterina lo frequentava per allenarsi e giocare. 40 chilometri da fare, all’andata e al ritorno, dalla sua abitazione alla palestra. Al basket, le gemelle Dotto sono state avviate dal padre, che ha giocato in serie B nella Virtus Padova e qualche anno dopo a Mestrino. Dove anche Francesca e Caterina hanno preso il pallone in mano, nel team di minibasket dei Raptors.
Le sfide con la gemella. Già allora Francesca era sfrontata e spregiudicata, decisa a far valere le sue doti, a competere e primeggiare sulla sorella.
«C’è sempre stata grande competizione fra noi – racconta – e questo ci ha aiutato a crescere».
I primi insegnamenti sono arrivati da Maurizio Benetollo, a Mestrino.
«Gli devo tanto – ricorda Francesca – con lui ho cominciato a giocare e mi ha insegnato non solo la pallacanestro ma anche a crescere, a migliorare come persona. Il mio ruolo? Ho sempre giocato da play, mi sono subito trovata a mio agio in questa posizione».
La carriera. Dotto gioca nelle fila dell’Ecodent Alpo, a 14 anni è in B1, la stagione successiva passa a San Martino di Lupari, dove debutta in A2 collezionando 19 presenze. Quindi il primo vero distacco da casa. Insieme alla gemella va a Roma, nel College Italia e comincia anche il suo percorso in azzurro con le convocazioni nelle selezioni di categoria: gioca gli europei under 16 e under 18, prima di sfociare nell’under 20. Quindi torna a San Martino di Lupari, 29 presenze, 22 minuti di media. Le Mura la nota, intuisce il suo talento e non si fa scappare l’occasione di portarla a casa.
Lucca il trampolino. E Francesca esplode, conquistando la maglia azzurra, è protagonista nella scorsa estate agli europei con la Nazionale maggiore e si ripete subito dopo agli europei under 20, portando l’Italia alla medaglia d’argento. Poi il premio come miglior giovane dello scorso campionato, uno dei tanti già ottenuti nel corso della sua breve carriera.
Ora il suo presente è questa sfida, che arriva dopo quella con Schio, dopo il grave infortunio a Robbins.
L’emozione. «Sono molto emozionata – dice Francesca – mi ritroverò davanti la squadra in cui ho giocato tutti gli anni prima di venire a Lucca. Il pubblico caldo, le bambine del minibasket che fanno il tifo, le ragazze con cui ho giocato insieme, da Sandri a Cattapan, da Sbrissa a Pegoraro».
Di una cosa Francesca è certa: «Sarà una partita difficile, San Martino non è una squadra da sottovalutare. Ha perso male all’esordio a Ragusa, poi ha giocato due partite punto a punto con Parma e Spezia e ha vinto largamente a Priolo. Non ha particolari individualità, ma è un gruppo molto unito».
La dedica a Robbins. Le Mura però ha un motivo in più per vincere, l’assenza dell’americana Jillian Robbins, infortunatasi domenica nel corso della gara contro Schio proprio durante uno scontro con l’incolpevole Francesca Dotto.
«Dispiace tantissimo che non ci sia, ma questo ci deve stimolare a fare di più, a fare anche quello che avrebbe fatto lei. Giocheremo con 4 piccole? Non lo so, deciderà il coach, noi siamo pronte».
Una giocatrice più sicura. Dotto è cresciuta molto rispetto alla scorsa stagione sul piano della gestione del gioco e della squadra. Fa tante cose meno appariscenti ma importanti per il team: «L’esperienza in Nazionale mi è servita, mi sento più sicura, sono felice per come sto giocando. Ma devo anche sottolineare che se io gioco bene è merito delle compagne che mi mettono in condizione di farlo».
E allora oggi l’emozione è destinata a durare poco. Fino alla palla a due, fino al suo primo canestro che non potrà non essere applaudito anche dal pubblico di quell’impianto che resterà sempre un po’ casa sua.
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