Omicidio di Lunata, l'ex datore di lavoro dell'imputato: «Dicevo a Marjan di allontanarsi quando vedeva la moglie di Tony»
La testimonianza in Corte d'Assise, interrotto il racconto di un testimone alterato dall'alcol
LUCCA. Un clima avvelenato. Dai richiami verbali alla contestazione scritta che il datore di lavoro inviò al suo dipendente dopo averla ricevuta dalla direzione della Smurfit.
Marjan Pepa, 53 anni, albanese, reo confesso del delitto dell’imprenditore Artan Kaja, detto Tony, aveva seri problemi sul lavoro di autista all’interno dello stabilimento di Lunata. È il luogo dove la sera del 7 gennaio 2025 uccise con un colpo di fucile alla testa, sparato alle spalle, il connazionale che lo aveva ospitato e accolto in famiglia. E con il quale i rapporti si erano incrinati al punto da arrivare alle mani per l’approccio degenerato e invasivo dell’imputato verso la moglie di Tony con pettegolezzi e avances sessuali. E offese anche verso i familiari. Un’atmosfera di tensione evidente in una quotidianità dall’equilibrio di rapporti precario.
Tra i testi sentiti nella udienza di ieri (pm Alberto Dello Iacono) , durata oltre sei ore, anche l’imprenditore Andrea Agostini, ex datore di lavoro dell’imputato, presente in aula seduto accanto al suo legale Francesco Vetere.
Il teste è stato sollecitato più volte a rispondere in maniera chiara dalle parti civili (avvocati Federica Maffei e Gianluca Franchi per i familiari e Marco Treggi per la Smurfit) e anche dalla presidente della Corte d’Assise, Alessia Solombrino (giudice a latere Antonio Romano e sei giudici popolari) .
L’imprenditore sapeva dell’ostilità tra vittima e imputato, ma solo dopo ripetuti inviti a precisare meglio i suoi ricordi ha riferito dei contrasti tra Pepa e Tony. Al centro di quella tensione il ruolo della moglie della vittima, Aurora Alka.
«Quando arriva la signora nello stabilimento (la donna faceva le pulizie, ndr) , Pepa vai da un’altra parte» è stato un passaggio del verbale dei carabinieri firmato da Agostini che è stato ricordato in aula. Sul punto il teste non ha precisato, nonostante le domande di parti civili e presidente della Corte, il motivo del consiglio a Pepa di allontanarsi dalla donna.
«Non sono a conoscenza della ragione precisa, però sapevo che c’erano stati degli screzi tra Pepa e Tony e allora per precauzione dicevo al mio dipendente di stare lontano dalla moglie di Tony – ha dichiarato – . Non volevo problemi sul lavoro e non volevo conoscere la vita privata dei miei dipendenti. Un giorno mi chiamò il direttore della Smurfit per dirmi della colluttazione tra i due (agosto 2024, ndr) e che avrebbe inviato una lettera di contestazione. Dopo averla ricevuta la girai a Pepa. Nel settembre 2024 fu lui a dare le dimissioni. Mi disse che voleva prendersi una pausa. Da una parte ero dispiaciuto perché era un bravo autista, dall’altro sollevato perché così non avrei più temuto più di ricevere lamentele per quello che succedeva nell’azienda che per me rappresenta il 70 per cento del fatturato».
Nel corso della sfilata di testimoni, uno, connazionale dell’imputato, si è presentato in stato di alterazione alcolica.
Dopo aver compreso le condizioni del teste, la presidente ha interrotto i lavori rinviando la testimonianza all’udienza di dicembre.l
Pietro Barghigiani
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