Lucca, ucciso da overdose in casa: indagata la spacciatrice. «Gli vendette una dose di cocaina la sera prima»
Da quel decesso sono partite le indagini della polizia concluse con cinque persone sotto inchiesta per centinaia di episodi spaccio
LUCCA. L’inizio è tragico. Si comincia con la morte per overdose di un uomo nel giugno 2023 nella casa che un amico gli aveva offerto come appoggio momentaneo.
Si prosegue con le tracce disseminate dai cellulari messi sotto controllo dalla polizia dopo aver estrapolato le ultime chiamate dal telefonino della vittima di un eccesso di cocaina.
L’epilogo è la chiusura di un’inchiesta in cui ci sono cinque indagati (quattro marocchini e un’italiana) per centinaia di episodi di spaccio in concorso e l’unica donna del quintetto, una 56enne, lucchese, residente nel Comune di Capannori, indagata anche per il reato di morte come conseguenza di altro reato. Sarebbe stata lei, secondo l’accusa, a cedere la dose fatale al cliente. Contatti tra i due sono rimasti nei rispettivi cellulari la sera precedente alla morte dell’uomo che qualche tempo prima era stata salvato dal personale del 118 da un’overdose da stupefacenti. Una vita segnata da alcol e dipendenze interrotta nella solitudine di un pomeriggio di inizio estate.
Le intercettazioni finite nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal gip Simone Silvestri per la donna e il marito, marocchino – nel frattempo entrambi sono fuori dalle celle – offrono lo spaccato chiaro e per certi versi abitudinario di un gruppo che in maniera sistematica aveva come unica o quasi attività di sostentamento quello dello spaccio.
Almeno 60 sono stati gli acquirenti sentiti dagli investigatori della Squadra Mobile. E quasi tutti hanno confermato con nomi, alias o riconoscimenti fotografici, chi erano i loro fornitori. La 56enne e il marito ricevevano continue telefonate ogni giorno. A volte gli appuntamenti erano in città oppure nell’immediata periferia tra San Pietro e San Cassiano a Vico. L’incontro in auto, lo scambio soldi-droga (hashish e cocaina) e poi i saluti. Fino all’appuntamento successivo.
Dalla tarda mattinata e fino a sera, lo smercio riempiva le giornate del gruppo che si spostava tra Lucca, Capannori e Porcari. Un bar, in particolare, era un punto di ritrovo tra pusher e clienti. Giornate sempre uguali tra telefonate, consegne e incassi. E in parallelo la necessità di reperire lo stupefacente da vendere. Clienti fissi, affezionati. Si era instaurato quasi un rapporto di fiducia. A volte capitava che qualcuno non avesse tutti i soldi per pagare la dose. E allora la 56enne e il marito gli facevano credito. Sicuri che sarebbe tornato a breve.
Nel campionario di chi cercava le sostanze c’era anche la vedova di un pensionato della Piana. La consuetudine era così radicata che la donna, quando non aveva il contante con sé, consegnava direttamente nelle mani della spacciatrice il Postamat nel giorno precedente al pagamento della pensione di reversibilità del marito morto. Una fiducia totale che aveva anche un prezzo. Una volta dovendosi spostare fino al comune di Montecarlo distante alcuni chilometri dalla sua casa, la 56enne oltre al costo della dose di cocaina ricaricò anche 20 euro di carburante. E così la vedova aveva pagato 100 euro per lo stupefacente e 20 di benzina per la consegna a domicilio della droga.
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