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Corte dei conti

Lucca, soldi dalla Regione mai rendicontati: condannato a restituire 20mila euro

di Pietro Barghigiani
Lucca, soldi dalla Regione mai rendicontati: condannato a restituire 20mila euro<br>

Revocato il contributo ottenuto da una ditta di grafica web per l'avvio di un'impresa

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SILLANO. Aveva ottenuto quasi 20mila euro dalla Regione nell’ambito di un programma di sviluppo a sostegno delle nuove imprese. Soldi che, sotto forma di spese, il titolare di ditta di grafica sul web con sede a Sillano Giuncugnano non ha mai rendicontato. Di qui la revoca del contributo e ora anche la condanna della Corte dei conti a carico di Manrico Diamantini, 36 anni, residente nel comune garfagnino, a restituire la somma alla Regione.

Il processo contabile nasce da un’indagine della Guardia di finanza incentrata sull’erogazione di finanziamenti a titolo di microcredito a sostegno delle nuove imprese. Era il bando creazione impresa Por Fesr 2014/2020 – Azione 3.5.1. Secondo l’accusa il motore del sistema, ritenuto illegale, era una società di consulenza di Prato, finita nel mirino con l’ipotesi di reato di truffa della Procura pratese e di quella europea.

I responsabili della società di consulenza avrebbero fatto ottenere alla propria clientela quei fondi pubblici mediante la predisposizione di documentazione solo formalmente corretta, talvolta falsa, idonea a superare i vincoli del bando. Tra le pratiche di finanziamento oggetto di segnalazione era emersa anche quella riferibile a Diamantini. A fronte di un investimento ammissibile di 35mila euro, l’imprenditore a titolo di anticipo aveva incassato 19.600 euro erogati il primo ottobre 2020.

Nell’agosto 2021, all’esito dei controlli sulla rendicontazione delle spese, la Regione aveva revocato l’agevolazione concessa disponendo il recupero della somma versata. Del caso, come di altri dello stesso profilo con la società pratese a brigare con i documenti, si era occupata anche la procura contabile che aveva notificato all’imprenditore la contestazione del mancato dettaglio su come aveva speso i soldi pubblici. Diamantini si era difeso, con una memoria scritta, con la quale sosteneva «che la cattiva gestione del finanziamento sarebbe stata riconducibile alla incompleta informazione fornitagli dalla società di consulenza». Convocato per essere sentito, il 36enne nel luglio 2025 non si era presentato.

Nella sentenza si legge che con il suo comportamento l’imprenditore ha «contravvenuto agli obblighi derivanti dalla disciplina di accesso al finanziamento e, conseguentemente, ostacolato il perseguimento delle finalità per cui le risorse pubbliche stanziate gli sono state affidate, non risultando dimostrata, come dovuto, la realizzazione dell’attività ritenuta meritevole di sostegno attraverso l’impiego di fondi pubblici ed emergendo, quindi, la contemporanea sottrazione delle risorse ricevute ad altre finalità meritevoli di favore. Così indebitamente percependo e distraendo – senza poi restituire – l’agevolazione ottenuta». l


 

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