Lucca, cannabis in vendita in un negozio: sequestro legittimo
Rigettato dalla Cassazione il ricorso del titolare a cui la polizia aveva tolto quasi 20 kg tra fiori di cannabis e hashish
LUCCA. La Cassazione ha confermato la regolarità del sequestro di quasi 20 kg tra cannabis e hashish in un negozio della prima periferia avvenuto l’11 dicembre scorso da parte della polizia.
La società, in forma cooperativa, aveva impugnato l’ordinanza del Tribunale che aveva respinto il riesame presentato per chiedere di rientrare in possesso del materiale. Da Roma è arrivato il rigetto del ricorso.
È la naturale conseguenza della modifica normativa sul commercio di prodotti a base di cannabis entrata in vigore nel giugno 2025. Nel dicembre scorso gli agenti entrarono nel negozio e sequestrarono quattro confezioni da 10 grammi contenenti inflorescenze di cannabis, 66 scatole di cartone con inflorescenza di cannabis del peso netto da 1 a 3 grammi, 18 kg di inflorescenza di cannabis, 900 grammi di tavolette di hashish e 216 confezioni contenenti inflorescenza di cannabis dal peso netto da 1 a 3 grammi.
Un’operazione derivata dalla nuova legge voluta da governo e maggioranza secondo la quale «sono vietati l’importazione, la cessione, la lavorazione, la distribuzione, il commercio, il trasporto, l’invio, la spedizione e la consegna delle infiorescenze della canapa coltivata ai sensi del comma 1 del presente articolo, anche in forma semilavorata, essiccata o triturata, nonché di prodotti contenenti o costituiti da tali infiorescenze, compresi gli estratti, le resine e gli oli da esse derivati». Il legislatore ha così inteso tutelare «non tanto la salute attuale o potenziale degli assuntori quanto prevenire in un’ottica precauzionale e con la forma del reato di pericolo presunto i rischi creati dagli assuntori per il resto della collettività di talché all’esito della legge 80 del 2025 la commercializzazione professionale delle inflorescenze di cannabis è vietata a prescindere da un esame specifico sull’efficacia drogante della sostanza».
La finalità del sequestro era quella di accertare le caratteristiche di quanto preso nel negozio e, quindi, anche la percentuale di THC, «attività prodromica a ogni valutazione in merito all’effettiva efficacia drogante della sostanza, necessaria in ossequio al principio di offensività» si legge nella sentenza della Suprema Corte.
Non è stata presa in considerazione la tesi della società in ordine all’insussistenza dell’efficacia drogante del materiale sequestrato «in quanto supportato solo da documentazione di parte, essendo finalizzato il sequestro proprio all’accertamento, con finalità probatoria, della detta percentuale». Per la Cassazione il sequestro ha ragione di essere proprio perché serve ad accertare lla percentuale di THC, «prodromico a ogni valutazione circa l’efficacia drogante che, come ribadito dalla successiva giurisprudenza di legittimità, necessita di un concreto accertamento in ossequio al principio di offensività»l
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
