Lucca, ultima cena al Caffè delle Mura, i titolari: «Così non si può andare avanti»
In Comune l’incontro decisivo, senza spiragli i Costa chiudono
LUCCA. L’ultima cena dell’Antico Caffè delle Mura. A tavola, invece dei dodici apostoli, c’erano ventiquattro clienti che avevano prenotato da tempo. Se non fosse stato per loro, il locale non avrebbe neppure aperto, come del resto è accaduto in molte serate delle ultime, travagliate, settimane. A raccontare cosa sta succedendo è Simone Costa, che insieme al fratello Umberto gestisce lo storico locale sul baluardo Santa Maria «Abbiamo aperto solo per rispettare le prenotazioni già prese. Non ci sembrava giusto nei confronti dei clienti», spiega.
Lunedì si decide
Ma quella di ieri rischia davvero di essere l’ultima cena? La risposta arriverà probabilmente, lunedì 1° giugno, quando è atteso un confronto tra alcuni dei soggetti coinvolti nella complessa vicenda amministrativa che ruota attorno al Caffè delle Mura: curatela fallimentare, giudice, giunta, Soprintendenza, ecc. Se non emergerà una soluzione o almeno uno spiraglio concreto, i fratelli Costa si dicono pronti a fare un passo indietro. «Così non possiamo andare avanti. O troviamo tutti insieme una strada che ci consenta di lavorare bene e in tranquillità oppure riconsegniamo le chiavi e salutiamo. È stato un piacere, abbiamo provato in tutti i modi a rilanciare quel posto, ma non possiamo continuare in queste condizioni», dice Costa. La crisi arriva dopo mesi difficili. A fine aprile il locale è stato chiuso per quindici giorni con un provvedimento del questore legato alle modalità di svolgimento delle serate musicali. Il nodo, come spiegato dallo stesso gestore all’epoca, non riguardava tanto il numero delle persone presenti quanto la qualificazione dell’intrattenimento: secondo l’interpretazione delle norme, il piano bar è consentito, mentre quando i clienti si alzano dai tavoli per ballare si entra nel campo del pubblico spettacolo, attività che il locale non sarebbe autorizzato a svolgere.
Il nodo delle serate
Una distinzione che sulla carta può apparire chiara ma che nella pratica, secondo Costa, rende impossibile lavorare. «L’anno scorso avevamo l’autorizzazione per il pubblico spettacolo. Quest’anno invece no. Così, quando i clienti chiamano per organizzare una festa, un compleanno o una serata, io non so cosa rispondere. Posso mettere un po’ di musica in giardino? Posso fare un evento? Non lo so. Con questo livello di incertezza, non si può lavorare». Il problema, secondo il gestore, è anche la quantità di soggetti coinvolti: Comune, Soprintendenza, Questura, Asl, polizia municipale, curatela fallimentare, tribunale. Un intreccio di competenze che rende difficile individuare un interlocutore capace di sciogliere i nodi. «Parli con una persona e ti dice che dipende da un’altra. Poi vai dall’altra e ti dice che la responsabilità è di un terzo. Alla fine nessuno riesce a darti una risposta chiara», sostiene Costa.
Costi e spese
A pesare oggi non sono solo le incertezze burocratiche ma anche costi di gestione giudicati difficili da sostenere soprattutto alla luce di crescenti limitazioni nello svolgimento dell’attività. Costa cita una bolletta della Tari da circa 12mila euro, oltre a circa 9mila euro per il suolo pubblico. «Parliamo di oltre ventimila euro soltanto per queste voci. Poi ci sono le spese per il personale. In più, controlli continui a seguito dei fatti di Crans Montana con prescrizioni e qualche sanzione. L’Asl, ad esempio, ci ha contestato una canalina mancante sopra un muretto: 1.700 euro di multa. Alla fine fai i conti e ti chiedi se abbia ancora senso». E dire che finora non hanno certo lesinato le spese. Dalla fine del 2023, quando decisero di scommettere su uno dei luoghi simbolo della città, chiuso da anni e reduce da una lunga serie di contenziosi giudiziari e gestioni fallite, ad oggi i fratelli Costa hanno investito circa 800mila euro per rimettere in funzione l’immobile: impianti, arredi, bar, sicurezza e sistemazione degli spazi. Un investimento importante che, come spiegavano gli stessi gestori pochi mesi fa, non era ancora stato recuperato.
A Pisa è più facile
Nel frattempo i due fratelli hanno appena aperto un nuovo locale a Pisa, in largo Ciro Menotti. «Lì è più semplice – spiega Simone –: ho a che fare solo con il proprietario dell’immobile, pago l’affitto e lavoro. Qui invece ci sono mille enti e mille autorizzazioni». Le parole più amare, però, riguardano il clima che si è creato attorno al progetto. Quando il Caffè delle Mura riaprì nel 2024, l’evento fu salutato come una vittoria collettiva. E in tanti provarono – come si suol dire – a “metterci il cappello”. Oggi Costa si sente più solo. Non fa nomi e non punta il dito, ma lascia intendere una certa delusione. E così l’Antico Caffè delle Mura rischia di fermarsi di nuovo. Domani si capirà se c’è la possibilità di andare avanti. Oppure no. «Noi ci abbiamo provato in tutti modi – chiude Simone – Ci abbiamo messo, tempo, impegno e soldi. C’ho perso pure il sonno. Non so chi altro possa farsi carico di un locale del genere. Al limite, ci facciano un museo, ma un’attività, con queste condizioni, non può funzionare». In tempi brevi, dunque, capiremo se quella tavolata di 24 clienti sarà stata davvero l’ultima cena dell’Antico Caffè delle Mura.l
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