Lucca, Giacomo aveva 30 anni ed è morto sul lavoro: il tonfo, le urla e gli sforzi dei colleghi per rianimarlo
Le verifiche degli inquirenti si concentrano sulle procedure adottate durante la movimentazione del macchinario
ALTOPASCIO. Una mattina di lavoro trasformata in tragedia. Un giovane che non tornerà a casa. Si chiamava Giacomo Pucci, avrebbe compiuto 31 anni a settembre, viveva a Macchie di San Piero, nel comune di Pescia, e da circa cinque anni lavorava alla Co.Ra. srl di Spianate, azienda specializzata nella produzione di valvole e sistemi integrati per l’industria farmaceutica. È morto poco dopo le 11 di martedì 26 maggio, schiacciato da una pressa durante un’operazione di movimentazione all’interno dello stabilimento di via Chimenti. Una morte improvvisa, violenta, che ha gettato nello sconforto colleghi, familiari e due comunità, quella di Altopascio e quella di Pescia.
La dinamica in fase di ricostruzione
La dinamica dell’accaduto è ancora in fase di ricostruzione da parte degli inquirenti, ma secondo le prime informazioni raccolte il giovane era stato incaricato di spostare una pressa che in quel momento non era utilizzata e si trovava pertanto in un locale diverso da quello destinato alla produzione. Il macchinario doveva essere trasferito da un livello rialzato al piano terra. Per eseguire il trasferimento Pucci avrebbe utilizzato un transpallet, il mezzo normalmente impiegato per spostare merci e materiali sistemati su pancali. Qualcosa però è andato storto. Per cause ancora da chiarire la pressa – un macchinario non enorme ma comunque dal peso di diversi quintali – si sarebbe sbilanciata, finendo addosso al giovane operaio, schiacciandolo. Un impatto che non gli ha lasciato scampo.
I tentativi disperati di salvarlo
I primi a intervenire sono stati i colleghi di lavoro. Sono stati momenti drammatici: i compagni hanno tentato immediatamente le manovre di rianimazione mentre venivano chiamati i soccorsi. Poco dopo nello stabilimento sono arrivati i sanitari della Misericordia di Altopascio, inviati dal 118, che hanno proseguito a lungo i tentativi di salvargli la vita. Ma ogni sforzo si è rivelato inutile. Il cuore di Giacomo Pucci si è fermato lì, sul pavimento dell’azienda dove lavorava da anni.
Le indagini e i rilievi sul posto
Dopo i soccorsi, all’interno della Co.Ra. è calato il silenzio. Un silenzio pesante, rotto soltanto dall’arrivo dei mezzi delle forze dell’ordine e dei tecnici chiamati a ricostruire l’accaduto. Sul posto sono intervenuti i carabinieri, la polizia municipale, i vigili del fuoco e il personale del Servizio di prevenzione, igiene e sicurezza nei luoghi di lavoro dell’Asl, che dovrà verificare procedure, modalità operative e condizioni in cui si stava svolgendo l’intervento. Presenti anche gli specialisti del Nucleo ispettorato del lavoro per i rilievi fotografici e tecnici della scena dell’incidente.
L’intervento della Procura
La procura di Lucca è stata informata immediatamente. Il sostituto procuratore Antonio Mariotti si è recato nello stabilimento insieme al medico legale Stefano Pierotti, al quale sarà affidato l’incarico di effettuare l’autopsia sul corpo dell’operaio. L’accertamento si terrà nei prossimi giorni. Come avviene abitualmente in casi di questo tipo, è stato aperto un fascicolo per omicidio colposo. Al momento non risultano persone iscritte nel registro degli indagati, ma gli accertamenti si concentreranno inevitabilmente sulle responsabilità legate alla sicurezza sul lavoro, a partire dal legale rappresentante dell’azienda e dai responsabili della prevenzione. L’area dove è avvenuto l’incidente è stata sequestrata insieme al transpallet utilizzato da Pucci. Gli investigatori dovranno chiarire se si sia trattato di un cedimento, di un errore operativo o di un problema legato alle modalità di movimentazione della pressa.
Il dolore dei familiari
Intanto fuori dai cancelli dell’azienda il dolore si è materializzato nel volto dei familiari arrivati poco dopo la tragedia. Prima i genitori, Maurizio e Luisella, distrutti. Poi gli zii e altri parenti. Un via vai silenzioso e composto, quasi un corteo funebre improvvisato davanti allo stabilimento. Scene viste troppe volte. Scene che continuano a ripetersi ogni volta che il lavoro, invece di garantire futuro e dignità, si prende una vita.
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