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Lucca, gli stipendi dei medici: ecco chi guadagna di più – Nella top 10 nessuna donna: la classifica

di Gianni Parrini
Lucca, gli stipendi dei medici: ecco chi guadagna di più – Nella top 10 nessuna donna: la classifica

Cardiologia, urologia e gastroenterologia dominano la geografia dei compensi grazie all’intramoenia. Lorenzoni supera i 325mila euro e guida la classifica 2025. Tutti i dati in fondo all’articolo

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LUCCA. C’è chi supera i 300mila euro lordi l’anno e grazie all’intramoenia, riesce praticamente a raddoppiare il proprio stipendio. Ma c’è anche un altro dato che salta agli occhi sfogliando la nuova classifica dei “camici d’oro” della sanità lucchese: le donne continuano a restare ai margini delle posizioni di vertice. E la coincidenza con la Festa della mamma, che si celebra oggi, rende il contrasto ancora più evidente. Nella top ten degli stipendi più alti dell’Asl Toscana nord ovest tra Lucca e Valle del Serchio non compare infatti nemmeno una donna. Andiamo con ordine.

I primi della lista

Come accade ogni anno di questi tempi, sul sito dell'azienda sono stati pubblicati i dati sugli stipendi del personale dirigente. A guidare la classifica 2025 è ancora una volta il cardiologo Roberto Lorenzoni, direttore dell’Emodinamica diagnostica e interventistica del San Luca, con circa 326mila euro lordi. Alle sue spalle il ginecologo Gian Luca Bracco, storico dominatore della graduatoria, fermo poco sopra i 312mila euro. Terzo gradino del podio per l’urologo Carlo Alberto Sepich con circa 290mila euro. A seguire il dermatologo Carlo Mazzatenta (277mila euro), il primario di Cardiologia Carlo Bovenzi (238mila euro). A seguire il gastroenterologo Giovanni Finucci( 232mila euro), il neurologo Marco Vista (211mila euro) e il direttore del dipartimento chirurgico Asl nord ovest Andrea Carobbi (168mila euro). Al nono posto, con 164mila euro) un nome che pesa in Valle del Serchio: quello di Vincenzo Viglione, ginecologo e figlio d’arte del compianto luminare Arturo Viglione. Decimo Marco Pellegri, della medicina nucleare.

Questione femminile

Per trovare il primo nome femminile bisogna scendere fino al 13° posto, dove si piazza la numero 1 dell’Asl nord ovest, la direttrice generale Letizia Casani con 142mila euro. Ma per trovare dottoresse con incarichi operativi nelle strutture lucchesi bisogna scendere di un’altra posizione: al 14° posto si colloca Rosaria Bonini (140mila euro), responsabile della Medicina trasfusionale, seguita a un’incollatura dalla dottoressa Fabiana Frosini (140mila euro), storica direttrice del Pronto soccorso del San Luca. A seguire Piera Banti (17ª, responsabile Pronto soccorso di Castelnuovo), Michela Maielli (18ª, lucchese ma cooptata in Regione) e altre dirigenti di peso.

In totale, nelle prime 50 posizioni ci sono 22 donne, pari al 44% del totale ma incidono sul reddito complessivo solo per il 36%. Il predomino mschile resta marcato. Eppure le cose stanno migliorando. Nella classifica di dieci anni fa (redditi 2015) la prima professionista donna era Edi Baldini e compariva solo alla 24ª posizione. Poco a poco i camici rosa stanno risalendo la classifica. Il problema è che la vetta resta lontana per un intreccio di fattori: carriere ospedaliere spesso incompatibili con i tempi della maternità, minore presenza femminile nei reparti chirurgici, tradizionalmente più redditizi – cardiologia interventistica, urologia, gastroenterologia, ginecologia chirurgica – . Insomma, la strada da fare è ancora lunga.

La mappa

Guardando le specialità emerge una vera geografia del potere economico dentro l’ospedale. Le discipline che garantiscono i redditi medi più alti sono Urologia, Dermatologia, Ginecologia, Gastroenterologia e soprattutto Cardiologia. Quest’ultima si conferma la corazzata del San Luca: tre medici (Lorenzoni, Bovenzi e Mariani) nei piani altissimi della classifica e una media superiore ai 237mila euro lordi. Non è un caso. Quelli di cui parliamo sono reparti ad alta specializzazione, con forte domanda anche sul fronte privato. Più indietro, invece, aree strategiche ma meno “remunerative” come pronto soccorso, igiene pubblica o assistenza territoriale.

Un tema che si intreccia direttamente con la crisi vocazionale di alcuni reparti ospedalieri: chi lavora in emergenza-urgenza guadagna mediamente molto meno di chi opera in settori ad alta redditività privata e spessa ha una vita lavorativa assai più complessa.

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