Lucca, punta con una siringa da un uomo incappucciato: “Io ti buco”, poi l'aggressione choc e la fuga
Uno sconosciuto l’ha aggredita mentre stava passeggiando ai laghetti di Lammari. La corsa in ospedale e la denuncia ai carabinieri che indagano sulla vicenda
LAMMARI. È apparso all’improvviso, senza farsi sentire, e quando è arrivato a una distanza di meno di un metro si è rivolto al suo bersaglio con tre parole: “Io ti buco”. Una frase a cui è seguito il gesto con una siringa contro una ragazza che stava passeggiando.
È un episodio che, attraverso i moltiplicatori di social e chat, è diventato fonte di preoccupazione quello avvenuto giovedì sera ai laghetti di Lammari. Un’area che sta diventando un’oasi di pace e relax con una serie di interventi per renderla accogliente e che, al contrario, si è trasformata in un luogo di paura.
La vittima dell’aggressione, colpita alla schiena, è una ventenne del posto. Era andata a fare una passeggiata seguendo un’abitudine diffusa. A un certo punto, senza rendersene conto, è diventata l’obiettivo di un uomo che, incappucciato, l’ha avvicinata per colpirla con una siringa. Al gesto repentino è seguita la fuga.
La giovane, sotto choc, ha avvertito i familiari che l’hanno portata in ospedale per essere sottoposta a una profilassi sanitaria e all’analisi del sangue. Procedure necessarie per accertare eventuali contagi e poter intervenire, in caso di positività, con cure immediate. Il secondo passaggio è stato quello di formalizzare una denuncia contro ignoti alla Stazione dei carabinieri di Lammari. Purtroppo gli elementi per fornire una descrizione dell’individuo sono scarni. La felpa con il cappuccio in testa ha limitato un identikit che non può essere integrato neanche con il ricorso alla videosorveglianza. In zona non ci sono telecamere. Nel tardo pomeriggio si era diffusa la voce che il soggetto fosse stato identificato come un conosciuto balordo di paese.
L’episodio ha creato apprensione tra chi frequenza i laghetti e l’appello di una mamma, che conosce la ragazza colpita, è stato inviato in una chat di zona e da lì inviato a una moltitudine di destinatari.
«La ragazza vive con ansia questi momenti – è il contenuto del vocale –. È preoccupata per il rischio di aver contratto qualcosa. Avvertite i vostri contatti se sapete di persone che frequentano l’area per fare jogging o passeggiate. C’è questo pazzo che si aggira incappucciato e ha fatto questo gesto contro la ragazza». La ventenne ieri mattina è tornata in zona con i carabinieri per ricostruire l’episodio di cui è stata sfortunata protagonista. Posizione al momento dell’affondo, la via di fuga battuta dallo sconosciuto.
Quello di colpire bersagli a caso, sempre femminili, è conosciuto come "needle spiking". In tempi recenti questa pratica, secondo l’accusa, è costata prima l’arresto e ora un processo al 51enne Simone Baroncini, operaio di Pisa, uscito da un anonimato di provincia per aver ucciso la sera del 7 dicembre 2009 Vanessa Simonini, 20enne di Gallicano, della quale si era invaghito senza essere ricambiato. Era uscito dal carcere dopo 16 anni di reclusione. Per tre volte, per la Procura, avrebbe colpito altrettante ragazze con una siringa nelle vie di Pisa.
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