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«Ti taglio la gola come si fa con i cammelli»: condannato marito violento

«Ti taglio la gola come si fa con i cammelli»: condannato marito violento

Villa Basilica, perseguita la moglie: 44enne condannato a quattro anni

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VILLA BASILICA. Una raffica di minacce, ossessiva e crescente, proseguita anche dopo l’intervento del giudice. È il quadro ricostruito dal tribunale di Lucca, dove il giudice Gianluca Massaro ha condannato a 4 anni di reclusione un uomo di 44 anni residente a Villa Basilica, ritenuto responsabile di atti persecutori nei confronti dell’ex moglie.

Una vicenda che si inserisce in un contesto già segnato da precedenti condanne. Nel 2025 l’uomo era stato infatti riconosciuto colpevole di lesioni, minacce e molestie aggravate nell’ambito della relazione di coppia. Poche settimane prima, nel giugno dello stesso anno, era arrivata un’altra sentenza per la violazione del divieto di avvicinamento disposto dal tribunale civile di Lucca nel dicembre 2024.

Un provvedimento che non è bastato a fermarlo. Le nuove condotte, contestate nel procedimento concluso con la condanna a quattro anni, si collocano infatti proprio dopo quella misura. Da qui anche la decisione di applicare la custodia cautelare in carcere, dove l’uomo si trova tuttora, e il riconoscimento della recidiva infraquinquennale.

Al centro dell’inchiesta, una serie di messaggi vocali inviati tramite WhatsApp il 7 novembre 2025, in un arco di tempo ristretto, tra le 18,56 e le 19,22. Sette audio, in italiano e in arabo, dal contenuto esplicitamente minatorio.

«Io ti distruggo… ti spacco la vita», ripete più volte. E ancora: «Ti faccio pentire del giorno quando sei nata… ti distruggo la vita». Parole che, per il giudice, non rappresentano episodi isolati ma l’espressione di una condotta reiterata e persecutoria. In altri passaggi, le minacce si allargano anche ai familiari: «Io arrivo fino alla morte… con te e la tua famiglia… vi distruggo la vita». E ancora: «Io faccio male a te e alla tua famiglia… io ammazzo tua mamma». Fino a evocare violenze estreme: «Se non rispetti il marito ti taglio la gola… te la taglio come si taglia al cammello». Un linguaggio duro, insistente, che ha provocato nella vittima «un perdurante e grave stato di ansia e di paura», costringendola a modificare le proprie abitudini di vita per il timore di incontrarlo o subire ulteriori aggressioni.

Il tribunale ha sottolineato proprio la reiterazione delle condotte e la loro prosecuzione nonostante un preciso divieto già imposto dall’autorità giudiziaria. Un elemento decisivo: perché racconta di un’escalation che non si è fermata davanti a nulla, nemmeno davanti a un ordine del giudice. E che, proprio per questo, ha portato a una risposta più severa, fino alla condanna a quattro anni e alla conferma della detenzione in carcere. Una storia che si inserisce in un filone purtroppo noto: quello delle violenze che continuano anche dopo la fine di una relazione. 

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