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Acqua contaminata a Lucca, cabina sequestrata: in sette finiscono sotto inchiesta

di Gianni Parrini

	La cabina sequestrata
La cabina sequestrata

Tra gli iscritti amministratori e tecnici di Gesam Reti e di società esterne. L’ipotesi di reato è inquinamento ambientale, Arpat svolgerà gli accertamenti

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LUCCA. La procura di Lucca interviene sul caso dell’acqua contaminata ad Antraccoli: sette nomi iscritti nel registro degli indagati, disposto il sequestro probatorio dell’area della cabina del gas di via di Pulecino, indicata come possibile origine della presenza di tetraidrotiofene (Tht) nei pozzi.

L’ipotesi di reato è quella di inquinamento ambientale. Tra gli indagati vi sarebbero amministratori e tecnici di Gesam Reti – la società partecipata dal Comune che gestisce la rete di distribuzione del gas – nonché delle società esterne che si sono occupate dei lavori alla cabina del gas. Il sequestro probatorio consentirà alla procura di “congelare” l’area ritenuta rilevante ai fini delle indagini. L’obiettivo è preservare lo stato dei luoghi per consentire accertamenti tecnici non ripetibili. In questa fase non implica responsabilità accertate, ma segnala che gli inquirenti ritengono quell’area potenzialmente decisiva per chiarire i fatti. Il provvedimento arriva dopo settimane di dibattito sul caso Antraccoli.

L’ordinanza firmata dal sindaco Mario Pardini il 6 marzo, il giorno successivo alla riunione del tavolo tecnico, imponeva a Gesam Reti di effettuare con urgenza escavazioni e campionamenti nel terreno della cabina, sulla base delle valutazioni di Arpat e Asl che non escludono la presenza di una sorgente di contaminazione in quell’area. Sorgente che, secondo Arpat e Asl, potrebbe essere ancora attiva. Tuttavia, a due settimane di distanza, i sondaggi non sono stati eseguiti. Solo dopo le sollecitazioni emerse anche a livello giornalistico, era stata annunciata la loro esecuzione per domani, lunedì 23 marzo. Da ora in poi sarà la sostituta procuratrice Elena Leone a coordinare gli accertamenti, che presumibilmente saranno affidati ai tecnici di Arpat.

Secondo quanto comunicato da Gesam Reti, le attività previste per lunedì 23 marzo erano in fase di coordinamento con gli enti coinvolti dall’ordinanza, ovvero Arpat e Asl. Ma il sequestro cambia lo scenario.

La vicenda affonda le radici nell’estate scorsa. Tra il 12 e il 22 agosto i vigili del fuoco intervennero più volte nell’area della cabina di via di Pulecino per segnalazioni di forte odore di gas durante lavori di manutenzione alla rete. Nei verbali si fa riferimento alla presenza di odorizzante e, in alcuni casi, a “sversamenti” o “fuoriuscite”. Una ricostruzione diversa da quella fornita da Gesam Reti, che ha confermato un problema tecnico durante la sostituzione di una valvola di media pressione, parlando però di un riflusso di Tht all’interno di una tubazione. Il problema – secondo la ricostruzione dell’azienda che nega dispersioni verso l’esterno e conseguenze ambientali – sarebbe stato risolto tramite aspirazione da parte di una ditta specializzata, incaricata delle operazioni di travaso del prodotto, nel rispetto delle procedure tecniche codificate.

Nei primi giorni di novembre, però, alcuni residenti di Antraccoli – in abitazioni non allacciate all’acquedotto e servite da pozzi privati – hanno iniziato a segnalare un forte odore di gas nell’acqua dei rubinetti. Il 27 novembre il Comune ha chiesto ad Arpat e Asl di effettuare le analisi, i cui risultati, arrivati il 20 febbraio, hanno evidenziato la presenza di tetraidrotiofene, portando all’ordinanza di non potabilità. Da allora l’attenzione si è concentrata sulla cabina di via di Pulecino, ora al centro anche dell’indagine della procura. Saranno gli accertamenti tecnici disposti nell’ambito del sequestro a stabilire se il Tht presente nei pozzi provenga da quell’area, se la contaminazione sia ancora in atto e quali interventi saranno necessari per la messa in sicurezza e l’eventuale bonifica.

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