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Lucca, l'avvocato del presidente del San Vito: "Nessuna intimidazione contro la Trebesto"

Lucca, l'avvocato del presidente del San Vito: "Nessuna intimidazione contro la Trebesto"

Il legale contesta la ricostruzione dei padroni di casa  dopo il caso dei due Daspo a dirigente e calciatore locali

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LUCCA. Nessun comportamento violento, né intimidazioni fasciste o antisportive durante e dopo Trebesto-San Vito conclusa con la vittoria dei padroni di casa e un episodio post partita che è costato due Daspo a un dirigente, ora ex, e a un calciatore dei locali.

Lo sostiene in una nota l’avvocato Francesco Lastrucci in qualità di legale del presidente del San Vito, la cui denuncia ai carabinieri di Borgo a Mozzano per una patita aggressione (15 giorni di certificato medico, ndr) , è alla base dei Daspo e del procedimento penale.

«Prima di tutto è doveroso precisare che, per storia personale e per sensibilità politica, il mio assistito non può in alcun modo trovarsi accusato di essere un simpatizzante di estrema destra, né di aver avallato presunte (ma non verificate) condotte di intimidazione fascista verificatesi quel giorno – afferma l’avvocato -. Peraltro, essendo stato io stesso presente sugli spalti durante la partita, confesso di non aver assistito a quei “gravi comportamenti antisportivi, intimidatori e violenti” addebitati nel comunicato alla tifoseria del San Vito, società che – diversamente dalla Trebesto – non ha alcuna tifoseria organizzata: infatti, quella che nel comunicato è stata strumentalmente definita come “tifoseria del San Vito” era, al più, una semplice aggregazione di giovanissimi ragazzi amici dei giocatori del San Vito».

Riguardo ai fatti denunciati, invece, per sgombrare il campo da ogni equivoco, «si fa presente che non vi è stato alcuno “scambio di opinioni” o tentativo di “confronto” da parte del giocatore e del dirigente della Trebesto, bensì dapprima una minaccia verbale e in seguito un’aggressione fisica, sostanziatasi in due pugni sferrati ai danni del mio assistito. Le plurime scuse, avanzate dai due aggressori, da altri esponenti della Trebesto e dalla stessa assemblea della Trebesto a favore del mio assistito nei giorni immediatamente successivi ai fatti, stridono con la ricostruzione fatta nel comunicato, in cui addirittura si arriva ad adombrare dubbi sull’entità dell’aggressione fisica e sulla congruità della prognosi operata. Fin da adesso si rappresenta in forma pubblica che, diversamente da quanto dichiarato da uno dei due aggressori a un noto quotidiano locale, il mio assistito non intende ottenere alcun risarcimento economico per sé, precisando che l’eventuale somma che dovesse essere a lui corrisposta sarebbe interamente devoluta, in via diretta e immediata dal sottoscritto legale, ad associazioni no profit».

L’avvocato precisa che da parte del suo cliente «non vi è alcuna ostilità nei confronti della associazione Trebesto o del relativo ambiente, né vi è la volontà di alimentare questa strumentale contrapposizione del “noi contro loro”, avendo egli avviato l’azione giudiziaria esclusivamente nei confronti dei due aggressori al fine di veder tutelate le proprie ragioni. Ad ogni buon conto, nella speranza di porre fine a questa diatriba social e giornalistica e nello stigmatizzare l’uso mediatico della strumentale esposizione della dinamica dei fatti (peraltro in modo parziale e sbagliato) , l’unico punto che condivido del comunicato in commento è che l’accertamento dei fatti dovrà essere curato, mi auguro a breve, nelle competenti aule di giustizia»l

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