Lucca, soldi dilapidati e rendiconti bocciati: amministratrice di sostegno nei guai
Contestati versamenti per 29mila euro a sedicenti gruppi di preghiera
BORGO A MOZZANO. Una serie di pagamenti non giustificati che nel tempo avrebbero ridotto i risparmi di un’anziana da 60mila a 6mila euro.
A firmare assegni e incassare i contanti era l’amministratrice di sostegno di una pensionata, da anni alle prese con l’Alzheimer, il cui comportamento censurato dal Tribunale a livello di rendicontazione si è tradotto in tre provvedimenti.
Una segnalazione alla Procura della Repubblica per un’ipotesi reato di peculato, la revoca dal ruolo di amministratrice di sostegno e il trasferimento dell’anziana, ultranovantenne, in una Rsa nella provincia di Massa Carrara.
Nella storia l’aspetto della denuncia in Procura si rileva da una richiesta presentata da quattro nipoti al Tribunale di Massa per chiedere che la zia venisse trasferita in una struttura a Borgo a Mozzano. Contro questa decisione si è opposto l’attuale amministratore di sostegno a cui il giudice ha dato ragione condannando le nipoti a pagare più di 4mila euro di spese legali. Il giudice non trascura gli episodi della gestione del denaro dell’ex amministratrice di sostegno, amica delle nipoti. E scrive il giudice Valentina Prudente nel decreto con cui respinge il reclamo dei nipoti: «Da evidenziare che la collocazione nella Rsa è avvenuta dopo la revoca dell’originario amministratore di sostegno, amica dei reclamanti (nipoti, ndr) e indicata come persona di loro fiducia, della quale non è stato approvato il rendiconto (in cui era dato atto di esborsi a non meglio precisati gruppi di preghiera, asseritamente su richiesta della amministrata, per l’importo complessivo di 29mila euro, oltre “dazioni spontanee” per 10mila euro, tanto che il patrimonio dell’amministrata era passato, in un anno, da 60mila a 6mila) , con inoltro degli atti alla Procura della Repubblica di Lucca, e conseguente trasferimento della signora nel territorio apuano, in struttura disponibile».
Il no al trasferimento a Borgo Mozzano viene argomentato dal giudice con il fatto che a causa delle condizioni patologiche dell’anziana «perfettamente coerente con l’impossibilità della stessa di manifestare pensiero cosciente e, pertanto, la determinazione di trasferirsi a Borgo a Mozzano, mai comunicata agli operatori della Rsa o al nuovo amministratore di sostegno. Tenuto conto della totale dipendenza da terzi per l’espletamento di qualsiasi attività della vita quotidiana, vista, altresì, l’età avanzata (93 anni) risulta necessario assicurarne la stabilità, adeguatamente garantita dal mantenimento nella Rsa dove la stessa si trova, ormai, da anni». l
