L’ultima truffa in Toscana: chiama la banca e spariscono i soldi – Perché ci cascano (quasi) tutti
L’ultimo escamotage dei malviventi per raggirare le vittime: in un attimo svaniscono migliaia di euro dal conto corrente
LUCCA. «Abbiamo rilevato una transazione in uscita di 1.490,00 euro con Bancomat n*** da Lugano. Se disconosci, contatta subito». L’ipotesi che in pochi minuti dal proprio conto sparisca la cifra che per molti corrisponde a un intero stipendio getterebbe in molti nell’angoscia più acuta. Anche perché quel messaggio arriva direttamente – almeno così sembra – dalla chat ufficiale con la banca. Altre volte non arriva un sms, ma una chiamata. Il copione, in ogni caso, resta lo stesso e i truffatori vi si attengono più o meno fedelmente per farli sparire davvero, quei soldi.
La chiamata
Se il malvivente preferisce una chiamata, anche il quel caso il numero che appare sullo schermo del cellulare del malcapitato sembra essere dell’istituto bancario, di una sede o del numero verde. La chiamata, per i truffatori, è ancora più funzionale: «L’obiettivo è mettere fretta, creare pressione. Così le difese si abbassano», spiega Fabio Coppolella, presidente di Federconsumatori Lucca. Di casi simili il loro sportello ne vede diversi (sette l’anno scorso, già due quest’anno), soprattutto nell’ultimo periodo. Poco tempo fa, ad esempio, una signora di 65 anni, residente in provincia, si è vista arrivare una telefonata – in apparenza – dal numero della banca. Dall’altro lato ci si presenta come l’operatore dell’istituto, confermando la prima impressione della donna. «Chiamo perché sono in corso delle operazioni sospette. È lei?» si sente domandare la cittadina al telefono. «No, non sono io» risponde con apprensione. «Ecco, allora deve seguire le indicazioni che le mando e cliccare sul link». Link che poco dopo arriva tramite messaggio. Paradossalmente, le operazioni “sospette” paventate all’inizio diventano concrete proprio tramite la chiamata che avrebbe dovuto evitarle. E la donna, poco dopo, si è vista prelevare dal conto corrente circa 2.800 euro in bonifici. «Il meccanismo scatta – spiega Coppolella – mettendoti in allerta. Prima c’è la fiducia perché il numero sembra davvero quello della banca; poi viene creata una situazione di incertezza che fa cadere la persona nel tranello». Stessa modalità per un altro caso avvenuto di recente. Stavolta la vittima è un uomo di circa 70 anni, residente sempre in provincia. La chiamata sembra arrivare addirittura dal numero verde della banca. Inizia così la conversazione con il finto operatore, che induce la vittima a ricontattarlo e a cliccare un link, prontamente arrivato su WhatsApp. L’utente, credendo effettivamente di parlare con un addetto della banca, esegue le procedure, inserendo le credenziali richieste. E scatta il prelievo, tramite bonifici istantanei: in pochi minuti, il conto viene “alleggerito” di 1.600 euro. «Ci segnalano che simili messaggi e chiamate – avverte Coppolella – stanno continuano ad arrivare, nonostante ci siano stati dei provvedimenti da parte dell’Autorità di garanzia delle comunicazioni per bloccare le chiamate dall’estero».
I contratti di luce e gas
Se le truffe bancarie sono quelle che sottraggono più soldi dal conto in banca, per nulla simpatici sono anche i casi in cui ci si ritrova, senza saperlo, con un contratto di luce e gas non richiesto. È accaduto di recente a una 63enne di Lucca. Anche stavolta tutto inizia con la telefonata di un operatore che avanza la proposta di attivare una fornitura di luce e gas. La donna fornisce qualche dato anagrafico, ma non accetta. Anzi, pensa che, una volta terminata la chiamata, la faccenda si sia conclusa lì. Eppure, dopo qualche settimana, ecco che arriva una fattura, con tanto di diffida di pagamento. Pure con un importo piuttosto elevato, sui 320 euro. Di sicuro «cifre che non corrispondevano ai consumi. La signora – spiega Cappolella – pensava solo di essersi informata, tanto che in seguito non le era arrivata alcuna documentazione relativa al contratto. Abbiamo fatto un reclamo, chiedendo al gestore di inviare anche la copia del contratto mai arrivato alla signora. Qui i dati anagrafici risultavano corretti, ma non il numero di cellulare, né l’indirizzo email. Essendo a distanza, il contratto – sottolinea Coppolella – avrebbe dovuto essere firmato con il codice Otp, la firma digitale, ma una procedura simile non è mai stata effettuata. Abbiamo raggiunto un accordo con il gestore, che ha riconosciuto l’annullamento delle fatture come attivazione di una fornitura non richiesta, che ha una normativa specifica a tutela del consumatore.
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