Previdenza
Pietrasanta, imprenditrice pestata e sequestrata: «Ti faccio sparire in una cisterna» – Due ore di terrore a casa dell’aggressore
La donna, che ha presentato denuncia ai carabinieri, è stata presa a calci e pugni ma anche picchiata con un attizzatoio e minacciata con un coltello da cucina
PIETRASANTA. Sequestrata, presa a calci e pugni e minacciata di morte. Quello che emerge dalla denuncia-querela presentata nei giorni scorsi, ai carabinieri, da una imprenditrice versiliese è un racconto che tracima di violenza, paura e dolore. Poco più di due ore, vissute nel cuore della notte all’interno di una casa, quella abitata dall’aggressore che con una scusa, stando sempre al contenuto della denuncia, si era fatto accompagnare dalla vittima a domicilio per poi consumare, con lucidità estrema, la propria “vendetta”.
La lite nel locale
Per una vicenda, allucinante e folle, che si innesca alcuni giorni fa in un locale del litorale: l’imprenditrice è in compagnia di alcune amiche. A un altro tavolo c’è l’uomo, un imprenditore sempre di zona (i due si conoscono) che a un certo punto della serata comincia a litigare con due commensali. Motivi futili, si dice in questi casi, sta di fatto che l’uomo se la prende, sempre a margine del litigio, anche con l’imprenditrice.
Il messaggio-trappola
Da lì a poco tutto sembra però ricomporsi: la donna si dirige verso la propria auto quando riceve un messaggio telefonico (allegato alla denuncia come altri elementi a supporto della testimonianza): è l’uomo che le chiede di andarlo a prendere a casa del genitore per accompagnarlo alla propria abitazione. Ed è proprio una volta varcata la soglia di casa che scatta l’aggressione: la donna viene colpita da uno schiaffo. Il “motivo”? Il fatto, queste le parole dell’uomo, di non averlo difeso durante il litigio nel locale.
I colpi con l’attizzatoio
Lei prova a spiegare, accenna una risposta, ma prima viene colpita da un pugno in viso che la fa cadere per terra e poi con un attizzatoio da caminetto sulla testa. L’imprenditrice è ferita, ovviamente impaurita, prova a calmare l’uomo. Chiede di potersi alzare da terra, andare in bagno, per medicare le ferite, ma si vede sottrarre telefonino, chiavi dell’auto e borsa. L’uomo è freddo, lucido, deciso: spegne il telefonino e in quel momento la donna teme il peggio. Prova a farsi coraggio, gli dice che le sue amiche verranno a cercarla, ma l’imprenditore va avanti come se niente fosse: dice che farà sparire la sua auto, questo il suo presunto piano, per poi ammazzarla e gettare il suo corpo in una cisterna. Parole che si alternano ad altri gesti violenti: un calcio in volto e ancora una serie di colpi con l’attizzatoio per poi puntarle contro un coltello da cucina.
La decisione di “rilasciarla”
Non c’è possibilità di fuga, non ci sono parole e né pianti ad attenuare la folle lucidità dell’uomo. Istantanee lunghissime fino a che, intorno alle 7 del mattino, di fronte all’ennesima richiesta di potere tornare a casa, l’uomo riconsegna telefono, chiavi e borsa, e come se niente fosse accaduto l’accompagna alla porta e la lascia andare.
Il divenire della donna è un passaggio obbligato al Pronto soccorso per le medicazioni e un primo referto, il confronto con un avvocato e la decisione di sporgere denuncia. Sullo sfondo, per la vittima, resta una consapevolezza in scia alla paura: quella di ritrovarsi davanti casa o dove lavora o ancora in un qualsiasi posto abitualmente frequentato, il suo aggressore.
Da qui la richiesta, all’autorità giudiziaria, in attesa dei dovuti e necessari accertamenti del caso, di un provvedimento di divieto di avvicinamento.
