Lucca, mistero per la morte di un turista di 39 anni
La polizia sta indagando sugli spostamenti di un pusher del Sudamerica: aveva ingerito ovuli di droga. Quel precedente del 2009
LUCCA. Una telefonata alla centrale operativa del 118, la corsa dell’ambulanza in centro storico, l’arrivo sul luogo e il trasferimento in ospedale dove il paziente arriva già cadavere. Si tinge di giallo la morte di turista di 39 anni originario di Santo Domingo che alcuni giorni fa è deceduto in città apparentemente per un malore improvviso presumibilmente un infarto che non gli ha lasciato scampo. Ma quel decesso solo apparentemente è una morte naturale. Perché in ospedale il medico, durante l’esame esterno della salma, scopre che in realtà la causa del trapasso è da attribuire alla rottura di uno o più ovuli contenente sostanza stupefacente.
A quel punto l’Asl avverte la polizia e scattano le indagini affidate alle squadra Mobile e dirette dal sostituto procuratore Antonio Mariotti. Quel turista sudamericano – il cui corpo a oggi non è ancora stato reclamato da familiari e conoscenti – era probabilmente un pusher utilizzato da un’organizzazione che opera su scala internazionale.
Episodi del genere non sono affatto rari e accadono sistematicamente nei punto di snodo (aeroporti, stazioni) delle grandi città. Gli investigatori adesso stanno cercando di capire lo scalo aereo e il percorso del pusher sudamericano che avrebbe alloggiato in città ospite di un altro extracomunitario. Tanti gli interrogativi a cui gli inquirenti dovranno dare una risposta primo tra tutti se lo stupefacente (cocaina, droghe sintetiche, ecc) era destinato allo spaccio in provincia o se la nostra città era solo un passaggio per poi dirigersi altrove.
Un’indagine complessa che è solo all’inizio, ma che ricalca in toto – al di là del decesso del pusher – una vicenda del 2009 relativa a un traffico internazionale che dalla Costarica arrivava a Lucca passando dalla Spagna e dagli aeroporti di Bologna e di Milano. Un fiume di coca purissima che dal 2007 al 2009 arrivava in città - divenuta una sorta di centro di raccolta in Toscana - per poi irradiarsi nella Piana, in Versilia e nell'hinterland fiorentino. L'organizzazione era composta da italiani che vivevano in Sudamerica. Gente disposta a rischiare la vita per un compenso di 10mila euro ingerendo ovuli contenenti polvere bianca.
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