Il Tirreno

Lucca

La sentenza

Lucca, Comune condannato per lo schianto mortale

di Pietro Barghigiani
Lucca, Comune condannato per lo schianto mortale

Auto fuori strada in un tratto non protetto, né segnalato. Risarciti due bimbi di 11 e 14 anni con oltre 400mila euro

4 MINUTI DI LETTURA





LUCCA. Chi guidava aveva bevuto. La donna che era sui sedili posteriori non aveva la cintura di sicurezza. Erano allacciati il bimbo e il conducente.

Nell’auto finita fuori strada in via del Tiro a Segno padre e figlio si salvarono. La mamma no. Il corpo senza vita fu rinvenuto nella scarpata dopo essere stato proiettato fuori dall’abitacolo in una carambola con più ribaltamenti dall’esito mortale. Positivo all’etilometro l’automobilista, passeggera vulnerabile per non aver mess le cinture. Ma se la sera del 19 settembre 2019 l’uscita dalla carreggiata della Opel Zafira si concluse con la morte di una 35enne, una quota di responsabilità va addebitata anche al Comune che non aveva messo protezioni sulla strada.

Il risarcimento

È la sentenza del Tribunale – giudice Anna Martelli – che condanna in solido il marito della vittima (patteggiò 18 mesi con la condizionale, ndr) e il Comune (coprono le assicurazioni) a risarcire i due bimbi (all’epoca di 6 e 9 anni) rimasti senza mamma con una somma che supera i 600mila euro. All’importo vanno tolti i 180mila euro già anticipati dall’assicurazione. Il giudice ha riconosciuto un concorso di colpa della donna pari al 33, 3 per cento e il quantum da risarcire è stato ridotto di un terzo. Nel tempo sono stati almeno una decina i “voli” di auto in quel tratto di strada che dal parco fluviale porta al quartiere di Sant’Anna. Lo denunciarono con forza residenti e utenti occasionali della stradina teatro della tragedia, non più solo sfiorata. Dopo qualche giorno il Comune installò dei segnali di pericolo a ridosso della curva.

L’incidente

Quella sera la coppia, con uno dei figli in auto, era di ritorno dal festeggiamento del compleanno del papà. Al momento di percorrere la stretta strada di campagna la Opel Zefira finisce di sotto anziché curvare a destra. La donna muore sul colpo. L’accertamento della polizia municipale sul conducente consegna agli atti un test dell’etilometro di 1, 46 di gr/l di alcol. E accertano gli agenti che la donna non indossava le cinture di sicurezza.

«Non ero ubriaco, ho fatto un brindisi alla festa del mio compleanno, quella strada era pericoloso, priva di protezioni e segnalazioni» è stata la difesa del marito in Tribunale. Ma l’altoltest dà un numero. Non lo spiega. La compagnia voleva esercitare il diritto di rivalsa per la guida in stato di ebbrezza, ma le “Garanzie complementari Rca Gold” sanciscono espressamente la rinuncia dell’assicuratore al diritto di rivalsa in caso di tasso alcolemico del conducente inferiore o uguale a 1, 5 gr/l.

Strada non protetta

Secondo il Ctu nominato dal Tribunale la curva teatro del dramma, «l’assenza di barriere protettive e di segnaletica orizzontale e verticale adeguata ha avuto un incidenza causale diretta ed esclusiva sulle conseguenze dannose del sinistro, in quanto, se le barriere protettive fossero state presenti l’autovettura non sarebbe uscita fuori strada ribaltandosi».

Concorso di colpa

La tesi del Ctu non ha fatto piena breccia nel convincimento del giudice che, comunque, non elude le mancanze indicate dal consulente a carico del Comune per la sicurezza della strada. «Tale responsabilità, tuttavia, non può configurarsi come esclusiva, così come invece sostenuto dal consulente d’ufficio, in quanto sono rinvenibili nella condotta del conducente del veicolo, profili di negligenza, idonei ad interrompere parzialmente il nesso causale tra res in custodia e l’evento dannoso – scrive – . Non si può trascurare la condotta del conducente dell’auto, si è posto alla guida in stato di ebrezza alcolica “grave”».

Vittima senza cintura

Nell’esame degli atti il giudice ha preso in considerazione anche il comportamento della donna deceduta. Un passaggio doloroso, ma indispensabile per fornire un quadro chiaro di quella che successe quella sera.«Preme rilevare come anche i comportamenti della stessa vittima, terza trasportata - costituiti dall’aver incautamente affidato il mezzo di proprietà della società di cui la stessa era amministratrice, ad un soggetto in evidente stato di ebrezza e dal mancato utilizzo delle cinture di sicurezza - abbiano integrato condotte colpose che si sono inserite nella serie causale che ha prodotto il danno ingiusto (l’evento mortale)». Per il Tribunale il mancato utilizzo delle cinture di sicurezza da parte della vittima ha «sicuramente concorso alla causazione dell’evento morte sia in considerazione della dinamica del sinistro che della circostanza che il conducente del veicolo e il figlio minore trasportato, che correttamente le indossavano, sono rimasti pressoché illesi».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
Violenza

«Avete una sigaretta?», poi i minuti di follia: maxi-rissa nella notte a Viareggio. Botte con caschi e bottiglie

di Gabriele Buffoni
80 Vespa