Il Tirreno

Lucca

L'intervista

Pechino Express, Damiano Carrara prima della finale: «È stato un viaggio unico, vi racconto com'è andata»

di Gianni Parrini
Massimiliano e Damiano Carrara
Massimiliano e Damiano Carrara

Le parole del famoso pasticcere lucchese: «Con Massimiliano abbiamo vissuto emozioni forti. In Sri Lanka abbiamo avuto un incontro speciale»

07 maggio 2024
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LUCCA. Due cuori. Sono quelli che Damiano Carrara, cake star lucchese in finale a Pechino Express, si porta a casa dal viaggio lungo la Rotta del dragone, dove ha attraversato Vietnam, Laos e Sri Lanka. Lo show Sky Original prodotto da Banijay Italia giovedì 9 maggio su Sky e in streaming su Now (e sempre disponibile on demand) vivrà il suo epilogo con la puntata finale. Tra le tre coppie ancora in gara c’è quella dei “I Pasticceri”, composta dai fratelli Carrara, Damiano e Massimiliano, lucchesi doc: il padre abitava in centro, la madre è originaria di Sant’Angelo e loro da piccoli hanno frequentato le scuole dorotee. Ora hanno spiccato il volo, costruendo un impero “dolcissimo” con attività negli Stati Uniti (dove Massimiliano, 36 anni, vive da tempo) e programmi tv, ma mantenendo un atelier a Lucca dove Damiano, 38 anni, realizza le sue invenzioni. Tutto questo l’hanno portato nel reality show di Sky, dove si sono guadagnati la finale e hanno scoperto di avere un secondo cuore.

Damiano, siete arrivati alla fine ma torniamo un attimo al principio. Com’è nata l’idea di partecipare a Pechino Express?

«Niente di segreto, a me io e mio fratello è stato proposto di partecipare, abbiamo accettato e partecipato ai vari casting. È andata bene. Il programma è stato girato a ottobre e per diverse settimane sono stato lontano da casa. Mia moglie Chiara incinta? No, quello è successo dopo, quando sono tornato altrimenti non sarebbe stato facile partire».

Che esperienza è stata?

«Pechino è un viaggio tosto: sveglia presto la mattina, corri tutto il giorno, mangi cose insolite, ti sposti senza soldi facendo l’autostop e ogni sera devi cercare un posto per dormire. È impegnativo ma è anche un viaggio unico e bellissimo, che non ricapiterà di fare. Stancante, ma ci ha dato tanto, soprattutto per le persone che abbiamo incontrato».

Cosa ti porti dietro di questa esperienza?

«Ho visto posti spettacolari e conosciuto persone bellissime. Gente povera ma ricca nello spirito. Ti danno tutto quello che hanno, ti accolgono in casa, ti mettono i bambini in braccio come se tu fossi un membro della famiglia. E dal punto di vista culinario, ho conosciuto ingredienti che non conoscevo e nuovi ortaggi. In mezzo alla giungla mi sono imbattuto in cose che qui non abbiamo, essendo il nostro clima diverso. In Vietnam, siamo stati da un uomo che dietro casa aveva un orto bellissimo: pomodori e delle strane zucchine dalle punte molli, che sembravano incrociate con dei fagiolini. Molto buone. Esperienze che porterò con me tant’è che a breve arriverà un dolce con tutti i sapori del viaggio».

Il rapporto con tuo fratello Massimiliano è molto schietto. Qualcuno dice che lo tratti un po’ male. È vero?

«Io e Massimiliano siamo cresciuti insieme, siamo andati negli Stati Uniti e insieme abbiamo aperto le prime pasticcerie. Siamo scesi all’inferno e siamo tornati. Ci fidiamo l’uno dell’altro, ci completiamo a vicenda e come succede tra fratelli ci diciamo le cose in modo schietto. Siamo legatissimi anche per questo».

Com’è rivedersi in tv?

«Ritrovo quello che ho vissuto. Chiaramente non tutto: essendo nove coppie e un programma televisivo di un’ora e 50 minuti, bisogna fare una selezione. Ma quello che si vede è la realtà».

Ci sono stati anche momenti difficili. Qual è stato il più duro?

«La prova dei “Sette mostri” in cui ho dovuto mangiare il sangue cotto. Stavo male. A mio fratello è andata peggio? Sì, ma le sue pietanze erano più facili da buttare giù. Nel serpente mangi solo la pelle, mentre i vermi li avevamo già assaggiati nella prima puntata. In quella prova, le cose difficili erano due: la placenta di mucca e il sangue cotto e a me è toccato proprio quello. Però le soddisfazioni più grandi si ottengono proprio quando si dura fatica e si fanno sacrifici. E così è stato».

C’è un dietro le quinte che si può raccontare?

«Nella prima puntata in Sri Lanka sono stato a casa di persone che hanno perso tutto nel 2005 a causa dello tsunami. Lì ho conosciuto un uomo di nome Kalu: la sua casa è stata distrutta e ha perso il padre e il fratello. È ripartito da zero ma ci ha raccontato una storia che mi è rimasta impressa: sosteneva che ogni persona dentro di sé ha due cuori. Uno lo usa per la vita di tutti i giorni e l’altro lo impiega per stringere nuovi rapporti, conoscere altre persone e andare oltre le vicissitudini che la vita presenta. Ci ha detto che il suo secondo cuore stava battendo forte per aver conosciuto me e mio fratello. Io e Massimiliano abbiamo pianto entrambi e ancora ci sentiamo con lui».

A proposito di rapporti, tutto a posto con Fabio Caressa? In tv sembrava piuttosto arrabbiato per l’eliminazione.

«Sì, se l’è un po’ presa ma è durata cinque minuti. Subito dopo l’arrabbiatura siamo andati a bere una birra insieme e abbiamo passato la serata come sempre. In Pechino c’è competizione ma alla fine è un gioco. Con tutti i ragazzi che hanno partecipato al programma abbiamo un buonissimo rapporto e ci sentiamo tutti i giorni su WhatsApp».

Siete rimasti in tre. Se tu dovessi rappresentare con un dolce i tuoi avversari cosa diresti?

«”Le Amiche” sicuramente un bel babà, anche perché Barbara è napoletana e calza loro a pennello. “Italia-Argentina”, invece, sarebbero un mille foglie, un dolce con tanti strati. “I Pasticceri?” Un tiramisù tutta la vita”».

Sentiamo, perché domani dovrebbero vincere “I Pasticceri”?

«Abbiamo fatto la nostra gara ed è bello essere arrivati fino a qui. Ma quel che più conta per noi è l’esperienza fatta in questo viaggio. È il nostro premio. Non posso dire com’è andata ma faccio i complimenti ai vincitori o alle vincitrici, chiunque siano».

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