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Lucca

Le indagini

Lucca, morto sul lavoro a 51 anni, resta un quesito da risolvere: cosa ha ucciso Luca Giannecchini? C'è un'ipotesi

di Luca Tronchetti
Luca Giannecchini e la buca in cui ha perso la vita
Luca Giannecchini e la buca in cui ha perso la vita

L’esame autoptico ancora non chiarisce le cause del decesso ma c'è una prima possibile causa

27 marzo 2024
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LUCCA. L’autopsia rileva lesioni che l’esame esterno non aveva riscontrato, ma ancora non chiarisce le cause del decesso di Luca Giannecchini, 51 anni, residente a a Monte S. Quirico, sposato e padre di due bimbi piccoli, operaio specializzato all’impresa Edil Pizzi di Monsagrati, morto giovedì 21 marzo prima delle 8,25 mentre stava posando i tubi in pvc per l’allaccio alla fognatura di quattro abitazioni in via dei Dorini a S. Alessio. Da quanto emerge dal riscontro diagnostico eseguito nella mattina di mercoledì 27 marzo dal medico legale Ilaria Marradi – incaricata dal sostituto procuratore Lucia Rugani – sono state evidenziate diverse fratture costali ed entrambe le clavicole risultano spezzate.

Il politrauma
Non si tratterebbe di lesioni di tipo mortale, ma che potrebbero risultare di fondamentale importanza nel contesto in cui si trovava l’operaio specializzato. Chino o in ginocchio in posizione prona dentro una buca profonda poco più di un metro e mezzo intento a sistemare i tubi e che improvvisamente senza possibilità di difesa ha ricevuto addosso una quantità di terra e asfalto che l’ha ricoperto sino alla testa, seppure per un tempo brevissimo (si calcola in meno di un minuto). Il crollo del materiale all’interno del fossato potrebbe aver provocato una compressione toracica nel terreno rendendo possibile uno schiacciamento meccanico asfittico. In quel frangente Giannecchini, operaio esperto nel lavoro di posatura dei tubi in pvc, potrebbe aver avuto problemi di respirazione talmente importanti da poter compromettere le funzioni cardiache.

Morte dopo i soccorsi

Quando l’ambulanza è stata inviata dalla centrale operativa del 118, il posatore era ancora vivo. Non solo. Giannecchini – che era ancora sepolto in parte, ma con la testa fuori dal terreno – è stato fatto uscire dalla buca e il saturimetro utilizzato ha evidenziato un grave indice di ipossia. Tra le ipotesi quella delle costole fratturate che possono aver leso i vasi sanguigni e gli organi toracichi interni, come i polmoni. Non sarebbe emerso che le fratture costali abbiamo determinato uno pneumotorace associato a grave insufficienza respiratoria. Di fatto il ventilatore che i volontari avevano usato per rianimare Giannecchini alla fine si è rivelato inutile e il paziente è deceduto prima ancora che potesse intervenire l’elisoccorso Pegaso avvisato dalla centrale operativa.

Ulteriori accertamenti
Adesso il medico legale, che ha effettuato i necessari prelievi sanguigni e dovrà compiere le necessarie integrazioni, avrà 60 giorni di tempo per cercare di dare risposte ai quesiti formulati dall’autorità giudiziaria che chiariscano con certezza le cause del decesso. Al termine dell’autopsia – conclusasi nella tarda mattinata di mercoledì 27 marzo – la procura ha concesso il nullaosta alla restituzione della salma alla famiglia che adesso potrà fissare la data dei funerali. Nel fascicolo del pubblico ministero – che ha iscritto nel registro degli indagati, come atto dovuto, il responsabile della sicurezza della ditta dove lavorava Luca Giannecchini – oltre al riscontro diagnostico anche le testimonianze raccolte dalla squadra Mobile dei due operai che si trovavano con la vittima e l’abitante di via dei Dorini, tra l’altro un ex collega di lavoro e parente dell’operaio deceduto, che per primi l’ hanno soccorso.


 

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