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Da monastero a manicomio: Maggiano compie oggi 250 anni

di Marco Innocenti
Da monastero a manicomio: Maggiano compie oggi 250 anni

Il 21 aprile 1773 vi furono ricoverati i primi malati che arrivavano dall’ospedale. Per molti decenni fu una struttura all’avanguardia: domani una visita speciale

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Compie 250 anni l’ospedale psichiatrico di Maggiano, istituito il 21 aprile 1773, quando furono trasportati nel manicomio i primi malati di mente provenienti dalla Torre dell'ospedale San Luca di Lucca, dove erano stati ospitati in catene. Da tre anni il papa Clemente XIV aveva deciso di sopprimere l’antico monastero lateranense di Santa Maria di Fregionaia, del 560, divenuto troppo oneroso per il Vaticano. Nel 1773 il Pontefice concesse in “enfiteusi perpetua” allo “Spedale di San Luca” tutto il complesso con i suoi beni, per la cura e accoglienza dei malati mentali.

Ancora oggi si dibatte se nell’ex monastero di Fregionaia siano stati rinchiusi soltanto effettivi malati di mente, o non anche disgraziati che per condizioni economiche, familiari e sociali non avevano altra possibilità di assistenza. Bambini piccoli compresi, che nel manicomio crebbero e vissero in un regime custodialistico, più che terapeutico. Nella sua lunga storia, Maggiano ha visto periodi marcati da trattamenti coercitivi, ma anche fasi di impegno da parte dei medici per cercare di curare i pazienti, trattandoli con umanità e favorendo attività che in qualche modo potessero coinvolgerli e ridare loro nuova vita.

«Quanti personaggi hanno passeggiato in quei chiostri – dice Isabella Tobino, presidente della Fondazione omonima, la cui opera è valsa anche a tenere in vita un complesso altrimenti lasciato al degrado –. Dentro l’ospedale di Maggiano è passata un'umanità fragile e disperata, non amata, isolata e dimenticata, curata da medici e infermieri coraggiosi ora più ora meno illuminati, ma comunque sempre dediti alla loro cura. Attraverso le tante pagine di Mario Tobino ho conosciuto ad esempio il dottor Bonaccorsi dedito agli studi, alle sperimentazioni in laboratorio, sempre pronto ad aiutare i giovani per facilitarli nella loro carriera professionale, restando sempre nell'ombra, un mito per gli infermieri, i portieri che lo ricordavano con deferenza e affetto».

Anche di questa realtà si parlerà domani, 22 aprile, alle 10, nell’ex ospedale psichiatrico, durante l’edizione mensile dell’iniziativa “L'ultima chiave” che celebrerà il particolare compleanno della struttura manicomiale, oltre a coinvolgere i visitatori in un vero e proprio tour immersivo artistico e narrativo nei luoghi storici dell’ex “maniero della follia”. Un “format”, quello delle passeggiate a Maggiano, che va avanti ormai da tempo con un’ottima risposta da parte dei lucchesi, che spesso non hanno mai messo piede all’interno dell’ex manicomio.

«Dal 1773 – spiega lo psichiatra Enrico Marchi, già primario della nostra Asl e membro del comitato scientifico della Fondazione Tobino – parte una storia di 250 anni che arriva sino ad oggi, anche se il manicomio ha chiuso definitivamente i battenti nel giugno del 1999. Da allora la Fondazione Mario Tobino, in collaborazione e partenariato con molte realtà associative, sta cercando di tenere viva la memoria del celeberrimo psichiatra e scrittore e di quel luogo così denso di storia e di accadimenti, anche attraverso una serie di convegni ed eventi».

La storia del complesso Santa Maria di Fregionaia parte dal 560 quando poche capanne da eremita vengono occupate da religiosi che le trasformano in un grande monastero lateranense, stazione anche di accoglienza ai pellegrini della via Francigena.

Vicende che non molte persone conoscono, a differenza dell’attività del manicomio di Maggiano, famoso per la qualità e umanità degli psichiatri che, superando periodi di cura più custodialistica, sono stati antesignani del “trattamento morale” e della “Leggera cura”.

Terapie basate su socio, ludo, musica e arteterapia attuate già nei primi decenni dell’800, poi all’inizio del ’900 e, soprattutto, nel periodo d’oro che va dal 1958 al 1968.

Sotto questo profilo, accanto a Mario Tobino, il cui grande merito è stato, con i suoi scritti, aver portato la situazione dei “matti” al centro dell’attenzione assai prima che si arrivasse alla legge 180 del 1978 che stabilì la chiusura dei manicomi, spiccano senz’altro personalità come gli psichiatri Guglielmo Lippi Francesconi, trucidato dai nazifascisti nel settembre del 1944, e Domenico Gherarducci, a lungo direttore dell’ospedale di Fregionaia.

In particolare, rimane nitido il ricordo degli anni Sessanta in cui lo psichiatrico di Maggiano vide un fervore di iniziative volte davvero a curare i ricoverati ricorrendo non solo agli psicofarmaci più moderni, ma rapportandosi con loro con umanità (Tobino avrebbe detto “con amore”) e coinvolgendoli in attività di ludo-socioterapia che ebbero grandi e positivi effetti.

«Se potessimo fermarci a riflettere un po’ – commenta Isabella Tobino –, quanti ricordi arricchirebbero la nostra vita richiamandoci quel gusto dolce amaro di un passato che forse avremmo potuto vivere più intensamente. Questo è quello che mi accade da quando bazzico Maggiano, grazie alla Fondazione Mario Tobino. Quanti malati hanno colpito la mia fantasia lasciandovi ricordi indelebili talvolta di violenza, ma spesso di indicibile umanità e leggerezza. Fra tutti il mio ricordo va a Tono: “I discorsi di Tono eran frantumi di parole stellate, sbriciolata seta tra i raggi di sole; il suo animo viveva nel pozzo con dentro la luna...” (da “Le libere donne di Magliano”)».

Proprio in questo 2023, la casa editrice Mondadori ha fatto uscire l'ultima edizione delle “Libere donne” nella collana Oscar Cult, con un inusuale inserto fotografico che fa conoscere quello che Tobino chiamava un bastione monumentale, negli anni Quaranta, al tempo dell'eroico professor Guglielmo Lippi Francesconi, e quello che ne resta dopo più di due secoli.

Perché ovviamente la questione della conservazione del grande immobile – di proprietà dell’Asl – e i progetti sul suo futuro rimangono come la grande incognita sullo sfondo della storia ultrasecolare del complesso nell’Oltreserchio.

«La Fondazione Mario Tobino – dice infatti la presidente – sta lottando, con l'aiuto delle istituzioni e soprattutto della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, per salvaguardare la sua struttura dall'inesorabile distruzione del tempo e la sua memoria, ad oggi ancora poco conosciuta, in collaborazione con l'Archivio di Stato di Lucca, grazie ai tanti studiosi, fra cui molti giovani, che si appassionano alla riscoperta della sua straordinaria storia. Il meglio deve ancora venire».

Sul piano medico scientifico, sono tuttora oggetto di studio e dibattito le pratiche, le terapie e i risultati ottenuti dal 1773 sino al 1999 da psichiatri e direttori che hanno contribuito a rendere quel luogo di contenimento il più possibile un asilo umanizzato.

«Nel passato più remoto – conclude Marchi – vanno ricordati i nomi di Bonaccorsi, Neri, Cristiani, Vedrani e Paoli, che a vario titolo cercarono di improntare la riabilitazione e la cura secondo il “trattamento morale “. Tra i direttori dello scorso secolo va ricordata l'opera di Guglielmo Lippi Francesconi, che nel 1941 abolì definitivamente ogni forma di contenzione cercando di umanizzare il più possibile i trattamenti. Tra gli altri direttori che seguirono vanno ricordati, oltre a Mario Tobino, Giovan Battista Giordano, Domenico Gherarducci, Verano Del Greco e Giovanni del Poggetto».

© RIPRODUZIONE RISERVATA


 

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