Settanta chilometri diventati mito: big e amatori al “giro della questura”
La storia della corsa che per due volte alla settimana si tiene tra Lucca e la Versilia: a idearla, negli anni Settanta, due fratelli cicloamatori
Un punto di ritrovo per professionisti, dilettanti, amatori e appassionati che dalla metà degli anni Settanta si ritrovano tutte le domeniche, specie in inverno quando l’attività a ferma, e i mercoledì dopo le 14.30 nella zona degli uffici amministrativi e distaccamento della polizia in piazzale della Libertà fuori porta Santa Maria per partire tutti insieme e percorrere una settantina di chilometri toccando la Versilia e concludendo il tragitto a Ponte della Freddana. Nessuna corsa clandestina, zero scommesse e i consueti pericoli per chi si allena in bicicletta nel traffico cittadino.
Pierluigi Poli, il decano del ciclismo lucchese, spiega com’è nata la cosiddetta “corsa della questura” a cui hanno preso o prendono ancora parte ex corridori pro come Mario e Cesare Cipollini, Michele Bartoli, Ralf Sorensen, Gianni Bugno, Davide Cassani, Stefano Della Santa e il povero Franco Ballerini. «Bisogna tornare alla fine degli anni Sessanta, la passione per il cicloturismo era fortissima e radicata soprattutto in Lucchesia. C’erano ex corridori professionisti o dilettanti che sentivano il bisogno di continuare a pedalare tanto che la Federazione ciclistica italiana capì che era il momento di organizzare gare ufficiali con atleti che avrebbero preso il nome di cicloamatori divisi per età e per categorie. L’austerity del 1973-74 contribuì al boom di appassionati. A Lucca nascevano gruppi di amici che a una certa ora si davano appuntamento in un determinato luogo per la sgambata che aveva una durata di un paio d’ore».
Proprio in quegli anni nacque il fenomeno della “Questura”. Ideatore fu Alessandro Ragghianti, 73 anni, pioniere del movimento e nell’ambiente conosciuto come “Il Senatore”: «Le prime partenze avvennero da Sant’Anna e poi la comitiva si ritrovava proprio davanti al distaccamento della questura, alla caserma Mussi. La domenica partenza alle 9 su un percorso scelto dal fratello di Ragghianti, Endro, conosciuto come “Bartali”, che toccava Ponte San Pietro, Filettole, Migliarino, la via Aurelia sino a Viareggio, Camaiore, il Monte Magno e l’arrivo a Lucca al Ponte della Freddana con il palone del distributore di benzina come traguardo. Siccome partecipavano appassionati di tutte le età e che avevano caratteristiche fisico-atletiche differenti è normale che lungo la strada avvenisse una selezione naturale. Si formavano così gruppetti più ridotti di ciclisti: quelli dell’Elite, la serie B e i nonni che percorrevano un tragitto più breve».
Oltre all’appuntamento domenicale ce n’era uno il mercoledì alle 14.30. Dagli anni Ottanta aarivarono i corridori professionistici che in inverno erano impegnati negli allenamenti: «C’erano appassionati della bicicletta che avrebbero pagato fior di quattrini per partecipare all’allenamento della questura. I cicloamatori erano entusiasti e cercavano di scattare per staccare i professionisti e giungere sul traguardo prima di loro per poi raccontarlo nelle cene tra amici o nei ritrovi al bar. Anche le squadre locali di Allievi, Juniores e Dilettanti preferivano allenarsi alla questura assieme a quella variegata compagnia perché trovavano condizioni simili a quelle di gara». Poli smentisce categoricamente ipotesi di scommesse clandestine sugli arrivi al Ponte della Freddana: «Assolutamente. Al massimo c’erano sfottò tra i partecipanti e i loro amici e qualche bevuta al bar. Soldi non ne sono mai girati. E non è nemmeno vero che per essere accettati alla questura bisognava appartenere a un ceto sociale elevato. Come diceva il grande ct azzurro Alfredo Martini il ciclismo abbatte le barriere e l’operaio si trova a pedalare con l’industriale». Negli ultimi tempi il fascino dell’appuntamento alla questura è scemato. «Perché, come sostiene il presidente della sezione provinciale della Fci, ormai ci sono gruppi autonomi che partono da varie zone: dallo stadio, al ponticello sino al distributore di S. Anna». E negli ultimi è cambiato anche il percorso originale visto il divieto per i ciclisti di percorrere la variante Aurelia da Torre del Lago a Viareggio.
«Il record dell’allenamento alla Questura – ricorda Poli – appartiene alla coppia Arnaldo Paladini e Mansueto Ramacciotti che nei primi anni Novanta percorsero i 70 chilometri con il tempo di un’ora, 47 minuti e 11 secondi sfiorando i 40 chilometri orari. Fui io a cronometrare».
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