Il Tirreno

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La storia

Forte dei Marmi, cade in bici sul litorale ma nessuno si ferma a soccorrerlo: lo aiuta il calciatore Domenico Berardi

di Angelo Petri

	Il giocatore del Sassuolo
Il giocatore del Sassuolo

Sul lungomare un giovane resta a terra ignorato dai passanti: a soccorrerlo l’azzurro campione d’Europa ed Elisa Coppedè, che chiamano i soccorsi

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FORTE DEI MARMI. Non capita tutti giorni che a darti una mano in una circostanza sfortunata sia un ragazzone che è la star del Sassuolo, di cui è capitano, e che con la Nazionale italiana è stato campione d’Europa nel 2021. Invece è accaduto al Forte dei Marmi.

Veniamo ai fatti: una bicicletta rotta sull’asfalto del viale a mare, all’altezza di via Cavour e un lavoratore di una pizzeria, uno di quelli che mandano avanti la nostra estate a forza di sudore, ferito a terra. Grave, dolorante, proiettato improvvisamente sul fondo stradale per il probabile cedimento del suo mezzo.

Fatti che capitano, si dirà. Una fatalità. Ciò che fatalità non è, invece, è il vuoto pneumatico di umanità che si è spalancato subito dopo l’impatto. A quell’ora, intorno alle due e mezzo di un pomeriggio rovente, quando il lungomare era un viavai continuo di bagnanti e passanti.

Cosa è successo

Eppure, il copione andato in scena è da brividi: sguardi girati dall’altra parte, passi affrettati, lo struscio che non si ferma, la totale, glaciale indifferenza. Nessuno si ferma. Nessuno vede, o meglio, nessuno vuole vedere per non rovinarsi la passeggiata o l’accesso alla spiaggia. Si è preferito tirare dritto, lasciando un ragazzo nel sangue sulla pista ciclabile. Fortunatamente per il giovane a rompere la catena della vergogna sono stati il noto calciatore di Serie A Domenico Berardi e Elisa Coppedè, contitolare di un bar della zona.

Il racconto

Elisa Coppedè racconta quegli istanti drammatici, ancora scossa: «Erano all’incirca le due e mezzo, ero appena uscita dal lavoro e stavo andando in spiaggia. Da lontano vedevo una bici a terra nella ciclabile e non riuscivo a capire se ci fosse anche qualcuno. Però vedevo passare le persone: guardavano a terra e andavano avanti come se niente fosse. Ho pensato che fosse solo una bici abbandonata, come a volte capita. Invece poi è arrivato Domenico Berardi, il calciatore, che era leggermente più avanti di me in bicicletta. Lui si è fermato subito e mi ha invitato con lo sguardo a dare una mano al ragazzo in terra».

Il giovane era riverso sull’asfalto, con il sangue che macchiava la camicia e una spalla visibilmente lussata o fratturata, messa davvero male. «Ci siamo fermati e l’abbiamo aiutato, abbiamo chiamato subito l’ambulanza», continua Elisa.

«In quel momento sono corsi anche i ragazzi del Bagno Raffaelli a dare una mano, e l’abbiamo coperto con un ombrellone per proteggerlo. Poco dopo è intervenuta la Croce Verde, che ha prestato le prime cure sul posto e ha poi trasportato d’urgenza il giovane in ospedale».

Accade anche questo sotto il sole vip del Forte. Anche se resta l’amarezza per un’istantanea cittadina che fa male: una sfilata di bagnanti capaci di calpestare il dolore altrui pur di non interrompere il proprio brio estivo e fermarsi a soccorrere un ragazzo. Se la solidarietà è diventata un’eccezione affidata alla sensibilità di pochi, allora a spezzarsi non è stata solo la bicicletta di un lavoratore, ma la coscienza stessa della nostra comunità.  

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