A San Macario l’ultimo saluto a Beppe, lo chef dei Vip dalla risata inconfondibile
Stroncato a 84 anni da un arresto cardiaco Giuseppe Lari aveva lavorato nei più importanti locali della Versilia degli anni d'oro
LUCCA. La sua risata era inconfondibile, anche in mezzo a una folla. Una risata che la grande Mina, sul palco della Bussola, riusciva a riconoscere all’istante («Sento che stasera tra il pubblico c’è anche Beppe»). Quella risata si è spenta, lasciando il posto alle lacrime dei familiari e dei tanti amici che, ieri pomeriggio, si sono ritrovati alla chiesa di San Macario in Piano per dare l’ultimo saluto a Giuseppe Lari, Beppe appunto, come era chiamato da tutti.
Un malore improvviso, un arresto cardiaco, domenica pomeriggio, mentre stava guardando una corsa di ippica, uno dei suoi sport preferiti, lo ha strappato alla moglie e a chi gli voleva bene. Giuseppe aveva 84 anni, molti, per non dire quasi tutti, dedicati al lavoro: aveva iniziato quasi da ragazzino, ma anche una volta raggiunta l’età della pensione aveva continuato a dispensare consigli e a mettere a disposizione di chi lo chiedeva, la sua grande esperienza tra i fornelli. Sì, perché Beppe era un cuoco, uno chef di altissimo livello che aveva servito prelibatezze nei migliori locali della Versilia, nell’epoca d’oro della costa tirrenica, quando ancor più di oggi la vacanza al mare – se eri un personaggio del jet set – significava venire in quest’angolo di Toscana.
E in quel periodo d’oro, iniziato con il boom degli anni Cinquanta, e poi ridimensionato dalla cupezza che, nei Settanta, caratterizzò gli anni di piombo, Giuseppe Lari conquistò sul campo, anzi, tra i fornelli, il titolo di “cuoco dei vip”. Beppe è stato uno dei migliori cuochi italiani, un maestro della cucina famosissimo, che ha lavorato in locali che sono entrati nell’immaginario collettivo, ben oltre i confini della provincia lucchese. La Bussola, la Caravella, l’Ariston, sono solo alcuni dei locali che hanno potuto fare affidamento sull’arte culinaria di Beppe. Ed essere lo chef qui, voleva dire servire i nomi più importanti del mondo dello spettacolo e non solo dell’epoca, visto che tutti passavano da qua. E tutti apprezzavano l’arte di Beppe, e con alcuni di questi personaggi nacque anche un rapporto di amicizia, come accaduto con Patty Pravo, Ornella Vanoni o, appunto, Mina.
E quando, a lavoro finito, riusciva a trovare il tempo per andare a vedere gli spettacoli alla Bussola, se qualcuno lo faceva ridere, e non era difficile visto il suo spirito gioviale, anche tra la folla quella risata non passava inosservata, nemmeno a Mina come abbiamo detto, che anche senza riuscire a vederlo con la luce dei riflettori negli occhi, capiva subito che lì tra il pubblico c’era Beppe.
Con lui non se ne è andato solo un grande professionista, ma, non è esagerato dirlo, anche un pezzo di storia. Un uomo che amava il suo lavoro, creatore di piatti ricercati dai buongustai (celebri i suoi gnocchetti, ossia le “Chicche di Beppe”), e, per molti, anche un grande amico.
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