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Lucca

Del Prete, una vita sospesa sull’oceano che aprì la strada più corta per il Brasile

flavia piccinni
Del Prete, una vita sospesa sull’oceano che aprì la strada più corta per il Brasile

La vita dell’aviatore lucchese, diventato celebre per la sua trasvolata senza scalo da Roma al paese sudamericano  Oggi a lui di Lucca non è rimasto molto: una strada, l’aeroplano all’uscita dell’autostrada e l’intitolazione dell’Aeroclub

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il personaggio

flavia piccinni

Ci sono storie che non hanno lieto fine, e consegnano uomini al mito. Ci sono uomini che, dal canto loro, preferiscono inseguire un sogno e rischiano la vita, e lottano, e si battono: fanno di tutto pur di conquistare ciò che per la maggioranza è solo un’utopia. Apparteneva naturalmente a questa categoria Carlo del Prete, aviatore coraggioso e instancabile organizzatore, entrato nella leggenda per la sua transvolata atlantica da Sesto Calende a Port Natal e per le sue straordinarie imprese con l’idrovolante Savoia Marchetti S 64. Del Prete – che oggi appare alquanto dimenticato dalla nostra città, che pure l’ha incluso nel Medagliere Uomini Illustri Benemeriti Comune di Lucca - nacque a Lucca in una famiglia molto benestante il 21 agosto 1897.

Fin da ragazzo si era distinto: era stato uno studente eccezionale: allievo del liceo classico Machiavelli, era entrato ad appena sedici anni anni all’Accademia Navale di Livorno. Qui era divenuto guardiamarina, si era imbarcato per la guerra di Libia, e dunque aveva combattuto dal 1916 alla Prima Guerra Mondiale; prima imbarcato sulla nave da battaglia "Giulio Cesare" e quindi sull'esploratore "Aquila". Ormai sottotenente di vascello, sceglie di avvicinarsi ai sommergibili e diventa comandante in seconda del sommergibile “F.14”. Alcuni lo ricorderanno menzionato nella gloriosa Beffa di Buccari: era infatti al comando nella notte tra il 10 e l’11 febbraio 1918 sulla sua nave, davanti alle Bocche del Carnaro, per protegge i MAS di D’Annunzio. Tutto cambia quando Del Prete incontra gli aerei.

Nel 1922 si brevetta, a sue spese, pilota di aerei seguendo un corso a Taranto e passa alla nascente Arma Azzurra. Pochi mesi dopo riesce a laurearsi al Politecnico di Milano in Ingegneria Meccanica e Elettrotecnica. Poi, un piccolo incidente di volo a La Spezia che potrebbe sembrare un presagio. Del Prete si rimette e si trasferisce a Milano, dove diventa direttore dell’Idroscalo di Sesto Calende: da qui parteciperà alla pianificazione e preparazione del volo di De Pinedo fino al Giappone. L’incontro fra i due si rivela per il lucchese una straordinaria fortuna: De Pinedo lo sceglie per accompagnarlo come secondo pilota nella successiva trasvolata, il “Circuito dell’Atlantico”, un volo a tappe di 3.350 km che porterà l’ala italiana a toccare le coste brasiliane, americane, e canadesi per fare rientro poi a Roma il 16 giugno 1927. Ma non finisce qui.

Spesso a segnare le vita sono gli incontri, e un altro incontro indirizzerà l’esistenza di Del Prete. Quello con Ferrarin: i due si conoscono nel 1928 e insieme progettano un volo che potrebbe sembrare una follia; il collegamento in una unica tappa tra l’Italia e il Brasile, mèta ambita dell’emigrazione italiana in quel tempo. Si dice che Del Prete fosse temerario, e allo stesso tempo umile. Impulsivo, ma molto riservato. Era appassionato di astronomia, e un grande organizzatore. Non è dunque un caso che a organizzare meticolosamente tutto sia lui: cura la rotta, la strumentazione di bordo, la preparazione del velivolo, un S 64 ad ala alta e motore in gondola. Per agevolare il decollo, reso difficilissimo dal carico di benzina necessaria, viene utilizzata una pista di realizzata in discesa. Il volo dura tre giorni, tocca il Marocco, Capo Verde, l’Atlantico del Sud. L’arrivo a Port Natal fa entrare Del Prete nella storia, e spiana la strada alla rotta che poi verrà utilizzata anche dall’US-Army durante la Seconda Guerra Mondiale per accorciare di due terzi il percorso nel Nord-Atlantico.

Ormai, è un eroe. Ma non si monta la testa. E arriva in Brasile.

C’è un volo promozionale da compiere. Protagonista l’aereo “S 62”, un biplano idro che la Savoia-Marchetti non riusciva a piazzare in Brasile. E allora il marketing del tempo pensa di sfruttare la notorietà dei due trasvolatori che vengono coinvolti in un volo dal tragico epilogo: al decollo l’ala destra cede, l’aereo cade in mare, Del Prete riporta gravi ferite. Il certificato di morte ritrascritto dal notaio Franca Junior riporterà testualmente: «Il 16 agosto 1928 compare in questo notariato il Dott. Dioniso Giugori, italiano, sposato, di 49 di età, domiciliato all’Ambasciata italiana, di cui ne è cancelliere, ed esibendo un certificato medico del dott. Augusto Brandao Figliol dichiarò che nel Sanatorio San Sebastian, in Via Bento Lisboa 160, alle ore sei di oggi, morì “di frattura comminatoria, infrarticolare ed esposta del terzo mediana, e inferiore del femore destro; frattura esposta del terzo mediano della tibia sinistra, frattura del codilo esterno del femore sinistro, commozione operatoria” Carlo Del Prete, di sesso mascolino, bianco, con trentuno anni di età, celibe, militare (aviatore), figlio di Lino ed Alice Del Prete, nato a Lucca- Italia. Il corpo sarà imbalsamato e trasportato in Italia. Nulla più dichiarò e firma dopo averlo letto e trovato esatto. Io, Josè Franca Junior, ufficiale di registro civile, sottoscrivo».

La salma arriva in Italia dal Brasile a bordo del transatlantico Conte Rosso. Del Prete riceve imponenti funerali. Il suo nome è tutt’oggi straordinariamente popolare all’estero: un suo busto è a Roma al parco del Pincio, aeroporti in mezzo mondo gli vengono intitolati, a Rio de Janeiro ha perfino una statua. Nella città natale – molto avvezza ad accogliere lo straniero, meno a riconoscere i geni locali – a ricordarlo resta molto poco: un tratto della circonvallazione, la lapide sulla facciata della casa di famiglia, l’orrido aeroplano all’uscita dell’autostrada e l’Aeroclub Lucca “Carlo Del Prete”. C’è anche una bella gigantografia in Piazza San Pietro Somaldi, che in epoca fascista fu ribattezzata piazza Carlo Del Prete; a porla la nipote Alessandra, che giustamente domanda per il suo avo maggiori – e dovute - attenzioni. —

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