Nuova vita per due affreschi anche grazie a un anonimo
Presentato il restauro delle opere rinascimentali all’interno della basilica Metà dei 20.000 euro è arrivata dalla fondazione Bml, metà da un benefattore
LUCCA
Ci sono voluti sei mesi di duro lavoro, ma alla fine due magnifici capolavori dell’arte post rinascimentale sono tornati a splendere di luce propria nella parete laterale sinistra della basilica di San Paolino.
Il primo, nella parte bassa del registro, è un affresco risalente alla fine del Seicento che ritrae il “Martirio di San Paolino”, opera di Filippo Gherardi, autore tra l’altro dell’abside del duomo di San Martino. L’altro, posizionato immediatamente sopra, è una pittura murale che racconta “San Paolino che battezza” realizzata agli inizi del XVIII da fra Stefano Cassiani, detto “il Certosino” e Ippolito Marracci. Un restauro complesso anche dal punto di vista logistico, data la collocazione delle opere, di dimensioni molto ampie che hanno richiesto l’impiego di un’imponente impalcatura. Ma alla fine il risultato è stato sorprendente, come potremo vedere oggi durante la presentazione ufficiale alle 18.
Il recupero porta la firma di Marco Cigolotti ed Elisa Pasquini, con la collaborazione di Luca Della Santa e il contributo di numerosi stagisti provenienti: dall’università di Pisa Irene Parentini, dal liceo artistico Passaglia Giorgia Ranier e Margherita Casu, dall’istituto superiore Don Lazzeri-Stagi di Pietrasanta Mariarosa Deri, Ilenia Giulianetti, Melissa Giannini e Manuel Pellegrinetti, dal liceo artistico di Pisa e Cascina Arianna Micucci e Francesca Calzaretta.
Trattandosi di dipinti realizzati con tecniche diverse, anche gli interventi hanno richiesto operazioni differenti. Quello più rovinato e maggiormente aggredito da graffi e cadute di colore era senz’altro il “San Paolino che battezza” realizzato con colori a calce particolarmente resistenti che hanno richiesto più tempo e concentrazione.
Il “Martirio” era invece conservato meglio, anche perché in passato stato oggetto di interventi di recupero. Entrambe le opere, cornici comprese, avevano comunque subito forti infiltrazioni di umidità, con attacchi di sale, particolarmente nocivi per la loro conservazione. I saggi e le analisi chimiche effettuati di concerto con la sovrintendenza e con la consulenza tecnico scientifica del professor Guido Botticelli, hanno permesso di individuare i metodi più idonei per la pulitura, prima a secco poi con acqua demineralizzata, delle superfici dipinte che in alcuni casi hanno richiesto l’utilizzo di polpa di cellulosa e di altri agenti per rimuovere le parti più deteriorate.
L’intervento, costato circa 20mila euro, è stato per metà finanziato dalla fondazione Banca del Monte e per l’altra metà da un donatore anonimo che don Lucio Malanca ringrazia «per questo gesto di solidarietà verso qualcosa che non appartiene alla Chiesa, ma è patrimonio della comunità che dovrebbe essere preso come esempio». —
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