Si è spento a 88 anni Pacini, imprenditore e benefattore
Fondatore della Tarpac, è stato anche assessore a Lucca Le esequie oggi alle 17 nella chiesa di Badia a Cantignano
LUCCA. Si è spento nella sua casa di Badia a Cantignano, circondato dall’amore della sua numerosa famiglia domenica 6 maggio, alle 15,30. Si è spento in serenità Tarcisio Pacini, 88 anni, imprenditore illuminato, benefattore, un artigiano nel senso più pieno e nobile, un uomo che aveva prestato servizio nella pubblica amministrazione (come assessore alle attività produttive durante il mandato da sindaco di Giulio Lazzarini), sempre impegnato a difendere la sua categoria professionale e con una grande passione: di prodigarsi per gli altri, soprattutto per i meno fortunati.
Una personalità forte, carismatica, ma anche un uomo che nonostante il suo spessore si poneva sempre con un atteggiamento di grande umiltà. Tarcisio Pacini era stato, nel 1950, il fondatore della Tarpac, a Guamo, una falegnameria che ha prodotto e produce “gioielli” più che semplici pezzi di arredamento. Arredi unici, per la vita, pezzi d’arte, la cui eco da decenni giunge molto oltre i confini della Lucchesia. I mobili prodotti dalla Tarpac fanno bella mostra di sé in un’ala del palazzo imperiale del Giappone, nella villa Moratti a Como, nel castello del nipote di Putin in Russia. E sono solo alcuni dei committenti importanti dell’azienda.
Pacini era nato il 20 maggio del 1930. Aveva imparato il mestiere di falegname nella bottega di Francesco (Cecco) Tambellini, fondatore, nel 1947, di Confartigianato, associazione alla quale anche Pacini ha dato molto. «Una persona di grande sensibilità - lo ricorda oggi il direttore di Confartigianato Roberto Favilla -. Era attaccatissimo al legno. “Basta accarezzarlo per sentirlo parlare”, diceva. Siamo vicini alla famiglia».
Tarcisio Pacini era anche un benefattore. «Aveva incontrato madre Teresa di Calcutta, ci teneva molto a mostrare la foto che li ritrae insieme. Più di recente aveva realizzato un inginocchiatoio per Papa Francesco e glielo aveva portato di persona durante un’audizione - lo ricorda don Emanuele Andreuccetti, parroco di Guamo che oggi, 8 maggio, alle 17 officerà il funerale di Pacini nella chiesa di Badia a Cantignano -. Anni fa si era recato in Africa e in un villaggio aveva aperto una falegnameria. Era stato là per un po’ di tempo per insegnare alla popolazione locale a lavorare il legno. E aveva donato la lavorazione alla gente di là».
La famiglia dell’imprenditore tiene a ringraziare tutte le persone che le sono state vicine in questo ultimo periodo. In particolare «un sincero ringraziamento - fa sapere - va al reparto di malattie infettive dell’ospedale San Luca di Lucca, a tutto il personale per la premurosa assistenza e per la professionalità dimostrata; al suo primario dottor Sauro Luchi che lo ha assistito fino all’ultimo». «Chi lavora con le mani è un operaio, chi lavora con le mani e con la mente è un artigiano. Chi lavora con le mani, con la mente e con il cuore è un artista», era il motto di Pacini. E lui era anche artista: amava scolpire nel legno il burattino Pinocchio, in tanti esemplari molto apprezzati. Lascia la moglie Carolina, i cinque figli Daniele, Damiano, Susanna, Agnese, Lucia, e tutta la sua amata famiglia, a cui giungano le condoglianze del Tirreno di Lucca.(b.a.)
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