Il Tirreno

Lucca

Archivio fotografico intitolato a Fazzi

Paola Taddeucci
Archivio fotografico intitolato a Fazzi

2 MINUTI DI LETTURA





Ora l'Archivio fotografico lucchese è intitolato al suo creatore e curatore, il professor Arnaldo Fazzi, scomparso nell'ottobre 2007. Lo è da quando, al termine di una cerimonia commovente e partecipata - presente la famiglia, il sindaco Mauro Favilla, l'assessore Donatella Buonriposi, molti amici ed esponenti di associazioni ed enti - è stata scoperta la targa che lo ricorda e lo celebra per sempre. Di essere onorato così, il professor Fazzi ne sarebbe stato fiero. Nessun orpello celebrativo né retorica - che lui, persona riservata, di poche parole e molti fatti, rifuggiva - hanno caratterizzato, infatti, la manifestazione. In primo piano, invece, solo le sue grandi intuizioni, la costanza e l'impegno con cui, per trent'anni, pezzo dopo pezzo costruì quel patrimonio immenso e prezioso di immagini - più di 600mila, tutte consultabili on line - che costituiscono l'Archivio fotografico lucchese. A ricordare il grande lavoro svolto da Fazzi è stata, tra gli altri, Giuseppina Benassati, della Soprintendenza ai beni librari dell'Emilia Romagna, che con il professore ebbe una lunga collaborazione. «Con la sua cultura, la sua passione e la sua tenacia - ha detto - Fazzi capì le potenzialità della trasmissione in rete di quelle immagini da lui raccolte. E decise, coscientemente, di seguire quella strada. Difficile, lunga, laboriosa. Ma fondamentale perché è grazie a quella scelta che oggi l'Archivio fotografico lucchese è un patrimonio straordinario, con una valenza di carattere nazionale». Inedita, divertente ed emozionante la testimonianza di Pietro, uno dei cinque figli del professor Fazzi, noto protagonista della vita politica essendo stato sindaco per due mandati e oggi in consiglio comunale come vicecapogruppo Pdl. L'ex primo cittadino ha ricordato, tra l'altro, l'origine dello strano pseudonimo, Arterio Brini, utilizzato negli ultimi anni dal suo "pappà" (proprio con la doppia p, alla lucchese). Con questo falso nome Arnaldo firmò diversi libri di cucina - altra sua passione, insieme alla fotografia, al mare e all'insegnamento - pubblicati dalla casa editrice della moglie, Maria Pacini Fazzi. «Asterio Brini - ha raccontato il figlio Pietro - fu il nome di fantasia dato ad Arnaldo in un articolo di cronaca che riportava l'episodio della sua caduta durante un'escursione sul monte Cimone, d'inverno, poco dopo la guerra. Con gli anni Asterio divenne Arterio. La reminiscenza giovanile, ma con l'autoironia di sempre: al posto degli astri della gioventù aveva messo le arterie dell'età avanzata». E proprio la passione di Arnaldo per il mare ha caratterizzato il finale di cerimonia, con l'omaggio ai partecipanti del libro "Gente di lampara" - il racconto di una nottata di pesca alla fine degli anni 1960 - ristampato da Pacini Fazzi per l'occasione.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
Tragedia in ospedale

Firenze, bimbo di 5 anni muore al Meyer dopo un mal di pancia: aperta un’indagine

di Redazione web
Speciale Scuola 2030