Scoperta la banda dei dollari falsi
Luca Tronchetti
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Il tenente Senes e il maresciallo Scino mostrano i dollari falsi sequestrati (Vip) Arrestato corriere dell'organizzazione che piazza i biglietti nel Terzo Mondo
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LUCCA. C'è un'organizzazione con base in Italia che stampa dollari falsi e riesce, eludendo i sistemi di controllo degli uffici postali e degli istituti di credito, a convertirli in euro. Banconote fasulle da 100 dollari con riportata l'effigie di Benjamin Franklin per un importo complessivo di 700mila dollari sono finite nel circuito monetario internazionale e in parte reinvestite nei paesi del Terzo Mondo: in Africa e in America Latina. Cartamoneta che si mescola al denaro vero senza possibilità di essere identificata perché nessuno verifica l'autenticità dei biglietti verdi. Soldi che finiscono per avere un loro valore reale, inferiore a quello delle banconote legali in corso, e che i mille faccendieri italiani ed europei piazzano sul mercato senza troppi scrupoli. L'indagine coinvolge Svizzera, Germania e Spagna. E anche l'Italia. In particolare Altopascio. Proprio da lì parte l'inchiesta internazionale con tanto di coinvolgimento dell'Interpol e rogatoria da Berna che ha interessato il procuratore federale elvetico Laurence Boillat. La magistratura svizzera si è mossa per interrogare in carcere l'unica persona al momento coinvolta nell'indagine con l'accusa di ricettazione e "spendita" di denaro falso: Roberta Rubini, 31 anni, nata a Massa, domiciliata a Carrara e residente ad Orentano nel comune di Castelfranco di Sotto. La donna, ritenuta un «pesce piccolo» dell'organizzazione, è finita a gennaio dietro le sbarre - ora è agli arresti domiciliari - dopo che i carabinieri di Altopascio hanno verificato che i 13.600 dollari che cercava di cambiare all'ufficio postale vicino alla stazione ferroviaria del paese erano abilmente contraffatti. Realizzati talmente bene e con un codice di falsificazione del tutto sconosciuto agli inquirenti. Persino i dirigenti del Secret Service statunitense, interessati dal reparto dei carabinieri antifalsificazione monetaria di Roma, delegati ai controlli sulle banconote taroccate, sono rimasti sorpresi dal taglio e dalla buona qualità della carta. Segno che la stamperia dove vengono prodotti i dollari - che gli inquirenti sospettano trovarsi in Italia - è del tutto sconosciuta e di genere completamente diverso rispetto a quelle usate in passato per falsificare la moneta americana. LA STORIA. Vigilia di Natale 2009. Il maresciallo dei carabinieri Antonio Scino entra nell'ufficio postale vicino alla caserma. Allo sportello c'è un'avvenente ragazza, Roberta Rubini, che chiede di cambiare dollari in euro. Niente di strano tranne l'importo: 13.600 dollari in banconote da 100. Una cifra insolita da quelle parti. Per avere il corrispettivo in controvalore la giovane donna deve attendere qualche giorno. Il tempo necessario affinché il denaro richiesto giunga a destinazione. Lei saluta ed esce dalle Poste, ma il sottufficiale dei carabinieri inizia a chiedere informazioni. La Rubini da qualche mese effettua operazioni del genere, anche se d'importo decisamente inferiore: 2-3mila dollari. Una banconota viene mostrata al maresciallo che al primo impatto non è convinto della sua autenticità. GLI ACCERTAMENTI Iniziano così gli accertamenti dei carabinieri della Compagnia e del nucleo operativo e radiomobile diretti dal capitano Tiziano Marchi e dal tenente Andrea Senes. Emerge che Roberta Rubini da settembre a dicembre ha effettuato una decina di operazioni - sempre cambio dollari-euro - in sportelli postali e banche ad Altopascio, Viareggio, Castelfranco e nella provincia di Massa Carrara. Per un importo complessivo, stando all'accusa, di 119mila dollari. Le operazioni sono tutte andate a buon fine con i lettori ottici che non segnalano anomalie di sorta. In cambio delle banconote da 100 dollari false la giovane si fa consegnare nelle 10 operazioni oltre 90mila euro. Soldi prelevati direttamente o inseriti nella post-pay. PROCURA IN AZIONE I carabinieri fanno in tempo a sequestrare oltre il 90% dei dollari falsi ancora in deposito negli uffici postali e negli istituti di credito. Da tempo hanno inviato una dettagliata informativa alla Procura. Il sostituto Lucia Rugani chiede e ottiene dal gip Marcella Spada Ricci un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti della donna che vive con il compagno in una casa ad Orentano. Roberta Rubini finisce in carcere - dove resta quasi un mese - mentre la sua casa viene perquisita dai carabinieri che trovano alcuni biglietti da 100 dollari falsi. Il convivente inizialmente finisce nel registro degli indagati, ma la sua posizione verrà archiviata in quanto ritenuto estraneo alla vicenda. VERSIONI DIVERSE In prigione la giovane donna viene sentita più volte. E fornisce versioni diverse e contraddittorie. Alla fine emerge che lei è un semplice corriere dei dollari-tarocco. Banconote fornite da un'altra persona che lei sostiene essere un toscano già implicato in altre indagini legate a truffe e raggiri. La donna, stando al racconto fornito agli inquirenti, in almeno in una circostanza avrebbe portato in Svizzera i dollari per cambiarli in euro. Il guadagno? Una parte dei dollari contraffatti finiva nelle sue tasche. E subito la donna provvedeva a cambiarli alla Posta o in banca intascando il corrispettivo del cambio in euro.
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