Nascita e declino della società Artisti Riuniti, da cui uscì la sceneggiatura di due film di Coletti
Pannunzio, Benedetti e l'avventura nel cinema
Carla Sodini
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La locandina di Capitan Fracassa 4 MINUTI DI LETTURA
LUCCA. Mario Pannunzio cominciò a interessarsi di cinema nel 1932 quando pubblicò, sulla rivista "Il Saggiatore", un articolo sul futuro di quello italiano che, a suo parere, non era ancora riuscito a superare gli schemi del passato e a esprimere nuovi contenuti più vicini alla realtà e "alla natura delle cose". Dopo la chiusura di "Caratteri" (1935), la rivista da lui fondata nel 1934 - assieme ad Antonio Delfini, Sandro Bonsanti e Alberto Moravia - Mario era tornato alla sua vecchia passione e aveva cominciato a frequentare, a Roma, il Centro sperimentale di cinematografia diretto da Luigi Chiarini. Nel 1936 iniziò anche la sua collaborazione a "Bianco e Nero", il quaderno mensile condotto dallo stesso Chiarini. La fiducia di Pannunzio nelle potenzialità del cinema era tanto forte da indurlo a coinvolgere nei suoi entusiasmi anche due amici lucchesi che già si occupavano di arte e letteratura. Il primo fu Guglielmo Petroni da lui conosciuto a Lucca, alcuni anni prima, grazie ad Arrigo Benedetti. Petroni stava allora attraversando un periodo difficile a causa dei continui dissesti familiari e alla necessità di dover badare al negozio di scarpe mal gestito dal padre anziché dedicarsi, come avrebbe voluto, alla poesia e alla pittura. Mario, quindi, consapevole dei problemi dell'amico, gli aveva scritto offrendosi di chiedere a Chiarini una borsa di studio che gli permettesse di frequentare un corso di regia e di allontanarsi dall'ambiente lucchese divenuto, per lui, una sorta di prigione. C'erano allora tante possibilità perché, nella primavera del 1937, era stata inaugurata la nuova "Città cinematografica" (Cinecittà) che avrebbe portato tanto lavoro anche in campi collaterali alla regia. Petroni, consapevole dei propri limiti culturali non avendo seguito studi regolari, accolse con scarso entusiasmo questa proposta e Mario, saggiamente, decise di non insistere oltre. Nel 1940, dopo un primo tentativo sfortunato, Pannunzio fondò, assieme ad Arrigo Benedetti, una "Società per la preparazione e produzione di film" della quale avrebbero dovuto fare parte anche altri pittori, architetti, scrittori e musicisti loro coetanei. La società, denominata "Artisti Riuniti", pur "avendo come scopo preciso la produzione diretta" di film, non escludeva la possibilità di offrire la propria esperienza ad altri produttori e a case editrici per ciò che riguardava la scelta dei soggetti e la sceneggiatura. All'iniziativa, voluta da Pannunzio e sorretta da Arrigo, aderirono subito molti colleghi fra cui Corrado Alvaro, Italo Cremona, Antonio Delfini, Sandro de Feo, Mino Maccari, Alberto Moravia, Mario Soldati, Paolo Milano, Gino Vicentini e Primo Zeglio. Nel gruppo figuravano, quindi, alcuni giovani scrittori, giornalisti e registi che continuarono a lavorare accanto a Mario e Arrigo per molti anni ancora fino alla grande avventura de' "Il Mondo", il settimanale fondato da Pannunzio nel 1949. "Artisti Riuniti" ebbe vita abbastanza breve per l'entrata in guerra dell'Italia a fianco della Germania e per il controllo sempre più rigoroso della censura. In quel periodo, comunque - il medesimo in cui dirigevano "Oggi" - Mario e Arrigo, con il supporto della loro società, firmarono la sceneggiatura di due film di carattere storico, ambedue diretti dal regista Duilio Coletti: Il capitan Fracassa (1940) e Ai tempi di Cesare Borgia (1941). Mentre Pannunzio continuò a lavorare nel cinema per alcuni anni ancora, Benedetti concluse con queste due sceneggiature - che riflettono bene la sua attrazione per la storia antica e per l'intreccio narrativo - il suo coinvolgimento con il mondo della celluloide. Il primo film, ispirato all'omonimo romanzo di Théophile Gautier, era ambientato nel XVII secolo. Raccontava le vicende di un nobile squattrinato entrato a fare parte di una compagnia di attori girovaghi e le sue peripezie per liberare dalla prigionia la bella attrice della quale si era innamorato e che era stata rapita da un signorotto, il duca Ruggero di Vallombrosa. Il secondo narrava la storia di un giovane, Iacopo Bentivoglio, determinato a vendicare la morte del padre ucciso da Cesare Borgia durante un banchetto. In ambedue i film, le parti del "cattivo", cioè del Vallombrosa e del Valentino erano affidate a Osvaldo Valenti, un attore allora molto noto e grintoso che poi seguì Mussolini nella Repubblica di Salò e venne ucciso a Milano dai partigiani nell'aprile del 1945 assieme alla sua compagna, l'attrice Luisa Ferida.
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