Alberto Razzetti: «Vado in Australia e torno»
Il campione del mondo lascia Livorno per seguire Marchand: «Sarà un’esperienza fantastica ma dopo mi metto di nuovo agli ordini di Franceschi»
LIVORNO. Il 2024 di Alberto Razzetti: 6 medaglie mondiali (4 delle quali a Budapest lo scorso dicembre, in altrettante gare…), 3 finali olimpiche, ma soprattutto la consapevolezza di essere ormai tra i più grandi nuotatori italiani di sempre e, oggi, tra i migliori interpreti su scala internazionale.
Un percorso, una scalata, che il 26enne di Lavagna ha costruito bracciata dopo bracciata a Livorno, nella “sua” piscina Camalich e rigorosamente alla corsia 1; da quando ha scelto di lasciare Genova (subito dopo la fine del primo lockdown) e scegliere la guida tecnica del livornese Stefano Franceschi, Razzetti ha stabilito 5 record italiani (200 e 400 misti in vasca lunga, 200, 400 misti e 200 farfalla in vasca corta), un record europeo (nei 200 farfalla ai recenti campionati del mondo di Budapest), laureandosi campione d’Europa (in vasca corta e in vasa lunga) e campione del mondo in vasca corta (nei 200 farfalla, Abu Dhabi 2021). Traguardi e curriculum che trasudano prestigio, impegno, sacrifici ma soprattutto rispetto, tanto che sabato 4 gennaio Alberto è volato per due mesi e mezzo a Brisbane, in Australia, assieme al campione di tutto (4 ori individuali a Parigi), e grande amico, il francese Leon Marchand.
Quando e da cosa è nata l’idea?
«Durante la World Cup in Asia, anche se poi tutto si è concretizzato poco prima di Natale. Me l’ha proposto Marchand: da parecchi anni gareggiamo insieme, però fino a qualche mese fa non eravamo mai andati oltre un semplice saluto e qualche parola. Durante l’ultima Coppa del Mondo, invece, abbiamo avuto l’opportunità di trascorrere molto tempo insieme, dentro e fuori dall’acqua, allenandoci spesso fianco a fianco. Così, prima del Mondiale di Budapest (a dicembre, ndr), Leon mi ha scritto un messaggio…».
Quindi lascerà Livorno?
«No, tranquilli. Si tratta soltanto di una straordinaria esperienza, un po’ come farà Leon salutando per qualche mese dall’Università del Texas. Dal 23 marzo, per l’ultima fase di preparazione ai campionati italiani Assoluti di aprile, riprenderò possesso della corsia 1 alla Camalich che, nel frattempo, sarà occupata dai miei compagni di squadra».
La squadra. La piscina Camalich. Il suo tecnico, Stefano Franceschi. Quanto c’è di Livorno nel suo cammino e nei suoi successi?
«Ovviamente tantissimo! Seppur il nuoto sia uno sport individuale, il gruppo di allenamento è indispensabile. Ed è stato proprio questo uno dei motivi per il quale, nel 2020, scelsi Livorno che, tra le altre cose, da qualche mese è diventato pure un centro federale. Condividere la quotidianità con altri atleti di alto livello è fondamentale per la crescita individuale. Inoltre si creano legami forti, penso ad esempio al titolo italiano Assoluto, il primo, di Matteo Diodato a dicembre. Eravamo tutti in tribuna, a Riccione, compatti per incitarlo. Sono emozioni importanti, che valgono quanto una medaglia…».
Sui social la vediamo spesso pubblicare foto dei tramonti livornesi.
«E come si fa a non farlo? Da casa mia c’è un bellissimo scorcio sul porto e ogni volta rimango a bocca aperta».
Facciamo un passo indietro. È soddisfatto del suo 2024?
«Sì, certo. A febbraio, a Doha, subito due medaglie, le mie prime iridate in vasca lunga. Successivamente le 3 finali olimpiche a Parigi e in fondo i quattro podi di Budapest, con tanto di record europeo nei 200 farfalla strappato ad una leggenda del nuoto come Laszlo Cseh. Un anno davvero importante».
Il momento più bello?
«La chiosa di Budapest, compresa la medaglia con la 4X200 stile libero”.
E ora, con quali sensazioni e obiettivi si tuffa nel nuovo quadriennio?
«Mi piace pensare step by step. Chiaramente le Olimpiadi di Los Angeles 2028 rappresentano l’obiettivo primario, ma è importante far le cose per bene ogni anno e mettere una pietra alla volta sul percorso. La somma di tutte queste traccerà il miglior sentiero possibile per la California».
Cosa si aspetta dalla parentesi australiana?
“Innanzitutto un bel caldo (ride, ndr), visto che là è estate. E poi un ambiente incredibile, per unire l’allenamento al divertimento. Non conosco personalmente Dean Boxall - il tecnico australiano - ma la “materia prima” che allena e con la quale ha vinto tutto è sicuramente di altissimo livello. Sarà anche un modo per visitare l’Australia, perché quando andiamo all’estero per le manifestazioni sono davvero rari i momenti in cui fare i turisti. Sono pure contento che troverò Thomas Ceccon, ma la mia decisione di partire è legata alla possibilità di allenarmi con Marchand. Anzi, era un’esperienza che avrei voluto vivere comunque, a prescindere, perché fa bene. E bene che l’opportunità sia arrivata nell’anno post olimpico».
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