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Il saluto (e il regalo) di Saccaggi alla Libertas: «Il canestro a Faenza e gli 8 punti a Roseto sono la mia firma sulla A2»

di Fabrizio Pucci
Il saluto (e il regalo) di Saccaggi alla Libertas: «Il canestro a Faenza e gli 8 punti a Roseto sono la mia firma sulla A2»

La guardia non è stata riconfermata dalla sociteà amaranto: «La vittoria di un grande gruppo di persone che mi hanno sostenuto. Stagione difficile dove sono maturato nonostante gli acciacchi»

10 luglio 2024
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Livorno Ha stretto i denti per un anno. Ha sofferto per il maledetto mal di schiena dal quale si è liberato nel segmento conclusivo della stagione. E non appena Andrea Saccaggi è stato bene, è stato decisivo. Il canestro della vittoria in gara-3 a Faenza segnato a 2” dalla fine, gli otto punti consecutivi nel quarto quarto di gara-5 a Roseto sono la sua firma sulla promozione della Libertas. L’uomo di Carrara, 27 giorni dopo la notte magica del PalaMaggetti apre lo scrigno dei ricordi.

Saccabomb, da dove partiamo?

«Da Faenza e Roseto. In ordine cronologico da Faenza perché quel canestro/vittoria è arrivato in un momento di grande stress. Avevamo perso gara-2 in casa. RaggiSolaris ci aveva messo in grande difficoltà. Avevo visto qualche faccia sconfortata. Se avessimo perso gara-3, avremmo dovuto giocare la quarta in casa loro con addosso tutta le pressione del mondo».

Ce li racconta quei secondi finali?

«Quell’ultima azione me la sono sentita fin da quando Fantoni ha preso il rimbalzo. Ero così dentro la partita che ho preso palla io anziché Bargnesi. Sentivo che era la mia partita. Sono andato in penetrazione e ho segnato. Sono felice perché con quella vittoria ho aiutato i miei compagni meno esperti a ritrovare la fiducia che si era quasi dissolta dopo il ko di gara-2. D’altronde i playoff sono così: vinci e sei alle stelle, si azzera tutto, perdi e devi ricostruirti».

E poi Roseto…

«Quegli 8 punti di fila, me li tengo stretti. Ancora me li sogno. Mi dànno la consapevolezza di aver messo lo zampino sulla promozione. Dalla notte di Roseto mi sono arrivati migliaia di messaggi dei tifosi. E una miriade mi è arrivata quando è stata comunicata la mia mancata riconferma. Raramente mi è capitato di ricevere tanti attestati di affetto. Il popolo libertassino è unico. Il loro bene verso di me è incredibile. Ancora oggi, quando leggo i messaggi mi vengono i brividi».

Ha accennato alla mancata riconferma. Ovviamente sperava in un epilogo diverso…

«Un giocatore spera sempre di poter continuare in una società nella quale è stato bene, dove c’è un pubblico che lo sostiene e un ambiente carico e in ascesa. Riaffacciarsi in A2 sarebbe stato bellissimo, ma lo sport e la vita sono questi. Ci sono già passato due anni fa con Rimini. Anche in Romagna vinsi il campionato e poi non fui riconfermato. Questo è un aspetto che mi ha lasciato un pizzico di amaro in bocca. A mente fredda posso dire che sono stati due anni personalmente molto complicati finiti con un epilogo bellissimo, anche grazie alle condizioni fisiche ottimali raggiunte nel finale. Ora giro pagina, ma il bello che è stato fatto resterà».

Che cose metta in cima all’elenco di questo bello?

«I miei compagni li porto dentro: tutti, nessuno escluso. Mi hanno sempre supportato. Hanno sempre avuto per me una parolina di conforto, di sostegno. Ho sempre sentito il loro affetto. Questa promozione vale doppio perché arrivata al fianco di un gruppo di persone che mi ha voluto bene e a cui voglio molto bene. È un grande dispiacere non poterli accompagnare in A2».

Dopo la promozione in A1 con Roma, quella in A2 con Rimini, questa: differenze?

«Questo è il campionato nel quale a livello mentale sono stato più stabile. Ho avuto una lucidità incredibile ai playoff. Raramente sono stato così centrato. Forse perché avevo un ruolo più definito. Entravo poco. Non ho giocato molto (sui 20’) ma quando ho giocato, ha avuto grandissima presenza mentale. E vi assicuro che non è facile perché i playoff sfiniscono i giocatori anche sul piano psicologico. Devo dire che Marco Andreazza mi ha gestito alla perfezione. Ma ha permesso a ognuno di noi di dare tanto, tutto. Raramente ho vinto campionato con una squadra così equilibrata».

Nel salutarla, la Libertas l’ha definita «l’infinito del verbo vincere».

«Sono una persona molto umile, ma questa volta elogi e complimenti me li prendo, perché quest’anno sono cresciuto come persona. Sono andato oltre le difficoltà tecniche e fisiche. Sono sempre stato dentro la stagione con la testa. Ora sto bene. Ho tenuto duro. Non è stato facile giocare in condizioni non ottimali. Ma non appena sono stato al top ho aiutato la mia Libertas».

Che cosa c’è nel suo futuro?

«Sto cercando qualcosa di stimolante. L’adrenalina che mi ha dato questa promozione ha creato dipendenza. Aspetto una chiamata che mi faccia venire il pizzicorino». l
 

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