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Il mistero Fancelli, il talento dimenticato. «Se non interessava era meglio venderlo»

di Alessandro Lazzerini
Andrea Fancelli
Andrea Fancelli

Andrea Bagnoli. «Squadra costruita male, ai miei tempi con certe prestazioni ci buttavano in mare»

03 aprile 2024
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LIVORNO. Andrea Bagnoli è uno di quelli che il Livorno lo conosce davvero. Sa cosa vuol dire indossare l’amaranto, quindi l’emozione, l’orgoglio, ma anche le pressioni di una piazza non troppo comune. Sa cosa vuol dire esserne tifoso e, da procuratore qual è, conosce le dinamiche dentro e fuori dal campo. Insomma, ha l’occhio clinico di uno che mastica pane e pallone da una vita.

Giovedì scorso era in tribuna al Mannucci per seguire quella che è stata la peggior prestazione stagionale del Livorno. Tra le tanti vesti che la “Volpe Rossa” ha quando si parla di amaranto, c’è anche quella di procuratore di Andrea Fancelli. Il percorso del classe 2004 è uno dei misteri del calcio. Lo scorso anno 32 presenze, 2875 minuti giocati (uomo più utilizzato), l’interesse di alcuni club di C e il cartellino con più valore che il Livorno possedeva nel momento del passaggio di consegne da Toccafondi a Esciua. Adesso, dopo l’infortunio in estate che non lo ha certo aiutato, ha inanellato sei tribune consecutive e non gioca un minuto dal 28 gennaio (11 presenze stagionali). Un profilo di valore, che il Livorno ha avuto a costo zero, che andava valorizzato in modo diverso.

«C’è poco da spiegare – esordisce Bagnoli –. È un 2004 interessante, con 70 presenze in D, ma hanno deciso di puntare su altri profili. La spiegazione è stata questa, una decisione tecnica, di Favarin prima e di Fossati poi, che hanno preferito fare altre scelte. Dispiace per un’annata andata così».

Il ragazzo come la vive?

«Da professionista. Si allena a mille ogni settimana e vorrebbe giocare di più, come è normale che sia».

Come mai secondo lei non trova spazio?

«Spesso le squadre vengono fatte sulle quote e da lì non ci si smuove, ma lui come Nardi, può valere un vecchio. Nella difesa del Livorno ho visto giocatori normali, senza differenze da quelli del Cenaia».

Quanto poteva valere il cartellino di Fancelli un anno fa?

«Direi sui 70mila euro, che poi potevano essere 50mila o 100mila in base a tanti fattori. Ma non è il valore economico la cosa importante. Se una società ha un giovane promettente deve tutelarlo in modo diverso. Ho preso la procura di Andrea da poco, ma se non interessava, anche alla società sarebbe convenuto venderlo».

A fine anno cosa succede?

«Il ragazzo è in scadenza e valuteremo il da farsi».

Parliamo del Livorno adesso: a Cenaia una prestazione indegna.

«Qualcuno dice sia stata una partita a sé, che non rispecchia il valore della rosa. Per me chi ha portato a Livorno certi giocatori deve farsi un esame di coscienza. È un’annata nata male dall’inizio e la confusione fatta a luglio adesso la paghi. Non ho visto una squadra che può vincere: centrocampisti in difesa e non c’è un’idea di gioco».

Il problema sta nella costruzione della rosa?

«Per me sì. A Livorno servono giocatori di altra caratura, di altro spirito. A Pontedera ho visto Nardi che, anche se è andato a corrente alternata, è un bel profilo. Per il resto non c’è un giocatore da Livorno. Ai miei tempi se avessimo fatto una prestazione così i tifosi ci avrebbero buttati in mare».

Tifosi che in estate chiedevano un nome forte per la posizione di ds, uno alla Giovannini.

«Livorno vale piazze come Catania, Avellino, Bari che in Serie D devono vincere per forza. Servono personaggi con esperienze importanti alle spalle, sia in società che come giocatori. Ho visto tante cose che non mi trovano d’accordo. Non puoi perdere un giocatore come Caponi, per prendere altra gente che non fa la differenza. In tre anni tra i dilettanti il Livorno non ha mai avuto una macchina perfetta e lo scoramento dei tifosi è comprensibile».

Quale può essere la ricetta giusta?

«Serve un’area tecnica di personalità che porti a Livorno giocatori importanti. È più facile che un giocatore voglia il Livorno della Pianese o altre società di D. E poi se l’idea è quella di costruire un ciclo che possa portare gli amaranto in B servono 5 giocatori di Serie C. Ma gente di 27-28 anni nel pieno della carriera».

Serve il budget per certi colpi.

«Vero, ma anche le conoscenze. Guardate il Pontedera. Fa da anni la C con un budget normalissimo, ma hanno i rapporti giusti e ci sono persone che conoscono. In D poi le quote non vanno sbagliate».

Quest’anno meglio degli anni scorsi, ma ci sono grossi problemi sui 2005. Come si fa per non sbagliare?

«Ho visto. Anche sul portiere c’è stato veramente troppo caos. Serve andare in società come l’Empoli e prendere le terze scelte, che in Serie D vanno benissimo. Però, lo ripeto, serve qualcuno che i giocatori li conosca».

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