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Livorno, gruppo di genitori contro l’Academy: «I nostri figli prigionieri». Il caso nel calcio-giovanile

di Alessandro Lazzerini
Livorno, gruppo di genitori contro l’Academy: «I nostri figli prigionieri». Il caso nel calcio-giovanile

L’accusa: «Comportamenti scorretti e ora non ci consentono di andare via». La replica: «Azione di forza organizzata»

08 dicembre 2023
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LIVORNO. L’accusa è pesante. Sei famiglie denunciano al Tirreno una situazione paradossale: “i nostri figli non giocano più a calcio perché bloccati dalla società”. Tutto questo si inserisce in un contesto, quello del calcio giovanile, fatto di migliaia di dinamiche che chi non ci si è mai avvicinato neanche una volta in vita sua può far faticare a capire.

Cerchiamo di andare con ordine. Siamo nella categoria Giovanissimi A (anno 2009), campionato Regionale. A fine ottobre l’Academy accetta le dimissioni del tecnico Matteo Gai (che andrà poi alla Pls 2009). Di lì a poco un gruppo di sei ragazzi, per mezzo dei genitori, tramite una riunione chiedono il nulla osta per poter andare altrove. Il tempo passa e il nulla osta ai ragazzi non arriva, la società amaranto non ne vuole sapere di concedere loro il cartellino. Così i sei “bimbi” in questione smettono di allenarsi con l’Academy e al momento sono fermi da più di un mese, fuori dal loro mondo fatto di calcio e divertimento.

La rabbia dei genitori

La questione è diventata decisamente seria visto che i genitori dei ragazzi hanno fatto sì che arrivasse anche sui tavoli del Comitato Regionale Toscana e del sindaco Luca Salvetti, mentre la Procura Federale avrebbe anche deciso di aprire un fascicolo sul caso.

«É una situazione molto grave, che ha spinto i ragazzi a non andare più al campo e smettere di giocare. Qui si stanno facendo degli screzi sulla vita dei nostri figli e non va bene. Se noi adesso siamo a chiedere di andare via non è per una bizza ma perché ci sono stati da parte della società dei comportanti non corretti. Quali? Ad esempio si dava l’opportunità ad alcuni titolari di potersi non allenare e giocare lo stesso, mentre altri ragazzi venivano sminuiti vessandoli davanti al gruppo. Senza dimenticare che i dirigenti hanno parlato con loro, da soli, quasi per ricattarli, pur essendo dei minorenni. Si è veramente superato il limite e solo chi ha vissuto questa situazione può capire».

L’accusa prosegue: «Siamo di fronte a soprusi della società nei confronti dei ragazzi, la verità è che non concedendo loro lo svincolo si perde qualsiasi concezione etica dello sport».

A questo proposito i genitori hanno scritto anche a Eugenio Giani, presidente della regione. “Il vincolo sportivo - si legge nella lettera - può rappresentare una delle prime cause di abbandono dello sport, violando i diritti dei giovani atleti. È un meccanismo in cui la volontà dei giocatori, spesso minorenni, rischia di non essere adeguatamente considerata, con possibili ricadute sulla loro salute psicofisica. È doloroso constatare che tali situazioni possono provocare disagi psicologici, ansie e frustrazioni, a causa di ingerenze da parte di allenatori, dirigenti e genitori”.

Oggi dunque questi ragazzi sono fermi. Sulla carta ci sarebbe la finestra del mercato di dicembre ma per trasferirsi in un’altra società serve lo svincolo, il famoso nulla osta, da parte del sodalizio che detiene il cartellino dei vari giocatori. «La riposta è stata che piuttosto tengono fermi i ragazzi per sei mesi prima di darci lo svincolo. I ragazzi stanno soffrendo parecchio questa situazione, piangono perché non possono fare il loro sport ed è impensabile lasciare bimbi di quest’età a casa, ancor di più dopo che hanno trascorso quattro-cinque anni impegnandosi al massimo per la società stessa. E’ una questione di potere, di rivalità tra società, non vogliono che i bimbi possano andare altrove, quando comunque l’Academy è in cima alla classifica anche senza di loro. Prova ne è che la stessa società ha proposto ai ragazzi di giocare con il 2008 confermando di fatto che la squadra non è in sofferenza. Ci siamo mossi con tutti gli organi competenti: Figc, Lnd arrivando anche al sindaco Salvetti, ma la possibilità di svincolo c’è fino al 14 dicembre e non sappiamo più cosa fare. I bimbi di 13-14 anni devono avere la possibilità di scegliere dove andare a divertirsi. E’ una questione che vogliamo portare alla luce per ampliarla a tutti coloro che si trovano davanti a problematiche di questo genere nel calcio giovanile».

La replica

Contattati da noi, la società Academy ha affidato la propria risposta all’avvocato Davide Pancaccini, vice presidente della società. «Si tratta di una brutta storia, visto che di mezzo ci sono dei ragazzi di 14 anni, non vogliamo passare come orchi insensibili. Innanzitutto nel mondo del calcio ci sono delle regole e una volta che avviene il tesseramento questo riguarda tutta la stagione ed è un impegno che si prende con la società per un anno. Questo gruppo di genitori all’improvviso ha chiesto una riunione dopo le dimissioni dell’allenatore. Ci hanno chiesto il nulla osta immediato per trasferirsi nella squadra dove era andato l’allenatore». E’ qui che il punto cruciale della versione dell’Academy. «Si tratta di ragazzi che da anni sono con noi e che abbiamo visto crescere, tutti che avevano spazio e minutaggio, tanti erano spesso titolari. Quello che ci ha dato noia è questa azione di forza improvvisa e soprattutto il fatto che il gruppo di genitori abbia partecipato in blocco a una riunione con i dirigenti dell’altra squadra. É stato tutto organizzato. La società a inizio anno fa un progetto basandosi sull’impegno dei ragazzi. Una richiesta di gruppo che piove così nel mezzo del campionato sballa gli equilibri. Dobbiamo tutelare anche gli altri che sono rimasti che adesso vanno contati alle partite visto che questi sei hanno smesso di allenarsi e venire e giocare. Siamo stati costretti a chiamare alcuni bambini del 2010, mettendo quindi in difficoltà anche un’altra squadra. Quanto ai ragazzi dispiace anche a noi che stiano a casa senza giocare. Per questo li abbiamo invitati a tornare, ad allenarsi, oppure andare con il 2008 se preferivano. Ci dispiace, ma se sono fermi è per una loro volontà».


 

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