Livorno, Favarin non cerca scuse: «Partita tutta sbagliata, mi prendo io la colpa»
LIVORNO. Si è preso tutte le colpe della sconfitta e ha preferito parlare solo lui a fine partita. Giancarlo Favarin ha preso le difese della sua squadra, in una domenica, la prima di questo campionato, in cui quasi nulla ha girato a dovere. Forse solo i primi 15-20 minuti del primo tempo. Poi tanta confusione e molti errori, che hanno condizionato un match già difficile contro un avversario che ha dimostrato grande organizzazione di gioco e idee chiare.
Mister, una brutta batosta. Come se la spiega?
«Abbiamo battuto una bella musata, come si dice a Livorno. Il Tau ha meritato la vittoria. Sapevamo che era una squadra difficile da affrontare. Ma noi abbiamo sbagliato troppo e siamo stati poco incisivi anche sullo 0-0. È stata una partita sbagliata in toto e me ne assumo in pieno la responsabilità. Errori di reparto e individuali che hanno pesato. Ci siamo abbassati troppo e non siamo riusciti a reagire ».
Brutto, bruttissimo l’inizio del secondo tempo. È d’accordo?
«Volevamo rientrare in campo per recuperare lo svantaggio. Dovevamo rialzare la testa e quando siamo rientrati in campo avevamo voglia di riprendere la partita in mano. Abbiamo commesso errori banali che di solito non commettiamo. Poi abbiamo cercato troppo Cori in avanti senza far girare la palla. Un gioco troppo scontato che alla fine non paga e a cui non siamo abituati. Andare sotto in casa in una partita importante ha pesato anche sul morale».
Come si riparte dopo una batosta come questa?
«Può essere una sconfitta che ci fa bene. Abbiamo avuto la dimostrazione che questa Serie D è un torneo difficile dove non ci sono risultati scontati. Non possiamo regalare niente a nessuno e spero che oggi i ragazzi lo abbiano capito. Se non metti voglia di lottare e attenzione ogni domenica è dura».
Quanto hanno pesato le assenze in avanti?
«Niente alibi. Ma è ovvio che non avere un giocatore come Giordani con Cesarini che non si è mai allenato in settimana ha pesato. Perché Menga in tribuna? Il gioco delle quote ogni domenica mi impone delle scelte e ho dovuto sacrificarlo».
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