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L’orgoglio di Loschi, braccio armato PL: «Entrare nei primi tre risultato super»

di Francesco Parducci
L’orgoglio di Loschi, braccio armato PL: «Entrare nei primi tre risultato super»

«Con un’altra vittoria sarà centrato il grande obiettivo. E dopo ci sarà da divertirsi»

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LIVORNO. Federico Loschi, oltre alle tante cestistiche, ha anche una ben precisa qualità dal punto di vista umano. Quando parla di se stesso lo fa con assoluta sincerità, non si fa sconti, si descrive per quello che è, senza sottacere niente.

Loschi, la partita con il College ha messo un punto fermo. Una sola vittoria e siete aritmeticamente terzi...

«Sì, e dico con orgoglio che è un grande risultato. Ci metteremmo alle spalle squadre come Legnano e Omegna che in estate in molti ritenevano più forti. Quando questa vittoria arriverà avremo raggiunto il nostro principale obiettivo stagionale e visto che ne abbiamo passate non poche non mi sembra roba da poco».

Tantopiù, come ha sottolineato anche Cardani a fine partita che lei e Piazza avete giocato solo sei volte insieme. Ma davvero è così importante la presenza del capitano?

«Fondamentale, e non voglio fare offesa a nessuno. Ma il mio mestiere è quello di fare canestro e come mi arriva la palla da Andrea non arriva da nessuno. Anche Michele è stato bravo, ma qui si parla di giocatori con 15 anni di esperienza di differenza».

Fra i tifosi sono già nate due scuole di pensiero: meglio secondi e giocare un primo turno forse più morbido ma poi dover affrontare un'indigestione di derby o arrivare terzi e vedersela subito con una squadra molto forte (al momento Mestre) ma evitare la pressione dei derby?

«Intanto dobbiamo acquisire il terzo posto. Poi ci penseremo. Ci sono pro e contro. I pro stanno nel non dovere affrontare lunghi viaggi, magari dormire fuori casa, stare lontani dalla famiglia. I contro nella situazione che si verrebbe a creare. Voglio chiarire che noi non abbiamo paura della Libertas, l'ultimo derby non deve fare testo e non dimentichiamo che mancava Piazza. Ma è indubbio che la pressione, enorme, che ci sarebbe in città potrebbe giocare brutti scherzi a qualcuno dei nostri giocatori più giovani. Questa è una città che vive di basket. Vai dal macellaio e gente che non conosci nemmeno ti rivolge la parola o per prenderti in giro se sono libertassini o per incoraggiarti se sono piellini. E questo praticamente in ogni momento della giornata».

Play-off. Quanti ne ha fatti nella sua carriera?

«Tanti, una dozzina almeno»

Cosa cambia rispetto alla regular season?

«Tantissimo. Si gioca di più e ci si allena di meno. E già questo mi piace parecchio. Si incontrano giocatori forti, non esistono partite scontate. Per uno come me, che vorrebbe sempre giocare, sono il massimo».

Vorrebbe sempre giocare. E invece ora alla PL c'è il turnover.

«Spero non debba mai toccarmi. Credo che in una squadra siano necessarie delle gerarchie ben precise».

In campo non è davvero un taciturno...

«É vero. Sono uno che parla parecchio, è la mia natura. Parlo con gli arbitri, con i compagni, con Cardani. Con il coach anche durante gli allenamenti, discutiamo spesso, sempre però nell'ambito di un rapporto civile. Prima rispondevo male spesso, sono cambiato da quando ho figli (di 4 e 2 anni, n.d.r.) perchè mi viene da pensare che qualcuno potrebbe fare così anche con loro. Sono maturato, insomma».

Squalifiche, tecnici?

«Un'enormità, in passato. Al mio primo anno di serie B presi 20 tecnici. Ma io non ce l'ho con gli arbitri in quanto tali, ma non riesco proprio a non dire le mie ragioni».

Capito. Sa come si dice di uno come lei a Livorno?

«Veramente no, come?»

Che è un bel crostino...

«Prendo atto»

E' uno dei beniamini del pubblico. Dal “Siamo tutti tipi loschi”, fino al “dueaste” che le è stato dedicato. L'altro è per Giovanni Lenti.

«Un grande, Giovanni. Io lo prendo sempre in giro dicendogli, guarda come mi sono ridotto, facevo il pick and roll con gli americani e ora mi tocca farlo con te. Lui invece è un ottimo giocatore, che migliora costantemente. Con qualche centimetro in più secondo me avrebbe potuto avere una buona carriera anche in serie A».

Per l'anno prossimo c'è già in corso il biennale. E dopo?

«Non lo so, alcuni tifosi scherzando mi hanno detto che faranno una colletta per farmi stare qua ancora. Quello che è certo è che qui si sta benissimo e non solo perché è una città che vive di basket: il nostro campionato finirà tardi, speriamo il più tardi possibile e fra poco i bambini potranno cominciare a andare al mare».

E quando sarà il momento di smettere davvero? Allenatore?

«No, non penso. Dopo tanto girovagare mi piacerebbe mettere le radici da qualche parte e lì far crescere i miei figli. Non mi piacerebbe essere un anno a Reggio Calabria, quello dopo a Udine o roba del genere. Trovi il posto adatto e lì ti fermi, magari farò il lavoro di mio padre, nel settore della gioielleria».


 

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