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Le parole di Toccafondi: «Arrabbiati ma più carichi di prima. Mi prendo le colpe io, ripartiamo insieme»

«Ringrazio i tifosi e sogno di nuovo la curva piena»


22 giugno 2022 Alessandro Bernini


Livorno «Ho solo una parola da spendere per Paolo Toccafondi: grazie». E se lo dice Enrico Fernandez, uno che al Livorno ha dedicato quasi una vita, beh, c’è da crederci. Lui, Paolo Toccafondi, muove gli occhi in base all’umore. Li abbassa poco, solo quando parla della sconfitta. dei rimorsi, degli errori. Lo sguardo è quasi sempre alto, fiero, anche un bel po’incazzato, il che oggi ci sta bene. Perché serve per ripartire. Come serve quella maglia indossata, col marchio storico dell’Us Livorno gigante sul petto. Come a dire “io sono qui, il Livorno è qui. Non è finito nulla”.

Paolo Toccafondi, come va?

«Ho aspettato 48 ore per metabolizzare, per capire quello che ho dentro».

E cosa ha capito?

«Un particolare mi ha colpito e messo in imbarazzo: avrò ricevuto non meno di 200 messaggi di gente che mi testimoniava affetto».

Sorpreso?

«Ma vedi, quando vinci è facile dare affetto. Ma quando perdi, l’affetto è raro e dice tante cose».

A lei cosa ha detto?

«A me ha fatto passare l’amarezza. Oggi sono incazzato ma sai cosa ti dico? Che da domattina io sono a lavorare per il Livorno. Perché io il Livorno lo porto fuori dall’Eccellenza, te lo garantisco. Che sia tra 1 mese o tra 10 mesi».

Tra un mese intende il caso-Figline?

«Sì. Aspettiamo. Però mi raccomando: dovesse succedere, sarà una promozione e non un ripescaggio. Questo deve essere chiaro».

Se siamo rimasti in Eccellenza, anche lei deve prendersi le sue colpe.

«Me le prendo, eccome. E sento dentro di me l’obbligo morale di rimediare a quello che ho sbagliato. C’ho messo la faccia dal primo giorno, ce la metto oggi che le cose non sono andate bene».

Lei ha avuto subito un gran credito perché ha salvato il Livorno e perché veniva dopo gestioni insopportabili. Poi un altro po’ di credito l’ha guadagnato dimostrando di tenerci alla nostra maglia. Ora però ne ha perso una fetta mancando la promozione.

«Lo so, non mi spaventa. È giusto prendersi le critiche se il Livorno non vince l’Eccellenza. Quello che garantisco è che io per il Livorno darò l’anima fino all’ultimo giorno che resto qui. Come disse il vostro Jaconi dopo la sconfitta di Como, da oggi avete anche un tifoso vero in più».

Mai avuto dubbi su ripartire?

«Dopo Pomezia, una domanda me la sono posta: mi sono chiesto se potessi ancora essere funzionale al progetto e al bene del Livorno. Ma sono abituato a combattere. E in quel momento mi sono venute in mente delle parole che mi disse qualche tempo fa Lenny Bottai».

Cioè?

«Mi disse “benvenuto nel club di quelli che soffrono dalla mattina alla sera”. Aveva ragione. Voi siete malati, ma mi sto ammalando anche io. Un po’ come quel coro che fa la curva “è una malattia che non va più via...”. Però è una bella malattia».

Torniamo al primo giorno e guardiamo il presente. Che bilancio fa?

«Avevo fatto quattro promesse».

La prima.

«Nessun debito. E oggi abbiamo gli stipendi pagati con un mese di anticipo e tutti i fornitori pagati. Come, peraltro, è giusto che sia».

La seconda.

«Impegnarmi a mettere le fondamenta per la rinascita del settore giovanile. E l’idea dell’accordo con la Pro Livorno Sorgenti, grazie a Braccini, ci darà un vivaio forte ».

La terza.

«Ricercare la livornesità. L’ho fatto, inserendo dei giocatori livornesi e cercando di vivere anche io la vostra città ma sempre in modo discreto e rispettoso».

La quarta.

«Vincere l’Eccellenza. E questa promessa non l’ho mantenuta. Potrei trovare scuse, alibi, parlare della formula, dei rigori, ma lasciamo stare. Ho sbagliato e bisognerà far tesoro di questo».

Dove l’abbiamo persa la D?

«Secondo me, contro il Figline in casa: 2-1 per noi, in 11 contro 10, siamo rimasti in 9 e l’abbiamo persa».

C’è aria di rivoluzione.

«Non mi chiedere nomi, di allenatori, giocatori o altro. Nessun nome. Ma è evidente che servirà un Livorno più proletario. In questa categoria serve forza morale, "ghigna" come dite voi. E forse invece di arrivare allo stadio col grande pullman, qualcuno è bene che arrivi di corsa così si scalda».

E la società?

«Siamo solidi. E voglio ringraziare tutti quelli che hanno lavorato con me. Così come ringrazio gli sponsor, in primis Bandecchi e la grande famiglia Unicusano per quello che hanno fatto senza chiedere nulla in cambio. E grazie alla gente, ai tifosi, agli ultras che ci sono sempre stati a fianco».

Cosa vuole Toccafondi?

«Voglio rivedere la Curva nord piena come col Tau. Ne farò una malattia fino a che non riporto allo stadio tutti quelli che c’erano quel giorno».l
 

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