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Livorno

La Primavera amaranto fa felice l’Empoli: «In questo scudetto c’è un po’ di Livorno»

Alessandro Lazzerini
La Primavera amaranto fa felice l’Empoli: «In questo scudetto c’è un po’ di Livorno»

Rizza, Donati e Rossi campioni italiani battendo in finale l’Atalanta. «Ecco le nostre storie di sacrifici e successi»

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LIVORNO. Nel 1999 c’era riuscito Matteo Bonatti: campione d’Italia Primavera con la maglia dell’Empoli. Mercoledì scorso, a distanza di ventidue anni, negli azzurri che hanno conquistato lo scudetto ce n’erano ben tre di ragazzi livornesi. Un successo arrivato al termine di una splendida cavalcata playoff che ha visto la squadra di Buscè eliminare Juventus e Inter ed infine superare l’Atalanta in finale per 5-3. Una partita pazza, con tantissimi colpi di scena, ma che ha visto l’Empoli avanti dall’inizio alla fine, con il gol di Baldanzi al 91’ che ha chiuso i conti.

Ad alzare la coppa, da capitano, è stato proprio uno dei tre livornesi, Francesco Donati. Terzino destro, classe 2001, è uno dei manifesti più chiari della politica del settore giovanile empolese. Arrivato a Monteboro da bambino, ha fatto tutta la trafila fino alla Primavera e quella di mercoledì, al di là del risultato sarebbe stata l’ultima partita con le giovanili azzurre, visto che dal prossimo anno, per età, dovrà salire nel calcio dei grandi. E un percorso come il suo, durato ben dodici anni, meritava un finale così. In trionfo. «Quando ho alzato la coppa – racconta Donati – è stata un’emozione pazzesca, avevo i brividi. È stato un momento che ricorderò per tutta la vita. Mi sono venuti a mente tutti i sacrifici che ho fatto per arrivare a questa vittoria, uno su tutti riuscire a conciliare l’impegno sportivo con quello del liceo, ma non ho mai pensato, neanche una volta, che non ne valesse la pena. È stata la chiusura perfetta del cerchio, dopo così tanto tempo questa società la sento un po’ mia. È un legame indissolubile. Se ho un giocatore a cui mi ispiro? Paolo Maldini, il mio idolo da sempre. Come lui nasco centrale, ma crescendo mi hanno spostato terzino. Mentre nel calcio di oggi per caratteristiche mi rivedo un po’in Di Lorenzo che è sbocciato a Empoli fino ad arrivare in Nazionale. Mi piacerebbe replicare il suo percorso, il mio sogno è la serie A».

Sull’altro lato della difesa, quello di sinistra, un altro labronico. Alessio Rizza, classe 2003, anche lui da tantissimi anni ormai fa parte del settore giovanile azzurro con cui due anni fa ha vinto anche il titolo Allievi, sempre con Buscè allenatore. Mercoledì è arrivato al bis, al termine di una stagione spettacolare, partita con il ritiro effettuato con la prima squadra di Dionisi. «Fare la preparazione con una squadra di serie B è stata un’emozione indescrivibile e si è rivelato un vantaggio nel corso del campionato Primavera. Credo che questa esperienza mi abbia fatto crescere tanto sotto tutti i punti di vista, grazie soprattutto a un gruppo davvero eccezionale, e la conquista della Serie A lo ha dimostrato. Per il miglioramento in questa stagione devo ringraziare soprattutto mister Buscè. Con lui ho vinto due scudetti nel giro di tre anni e riesce in ogni occasione a farmi tirare fuori sempre il meglio di me. Il momento decisivo della stagione? Credo la sconfitta a febbraio contro il Milan. Un sonoro 4-0 che ci è servito per compattare il gruppo. Abbiamo capito che l’unico modo per toglierci delle soddisfazioni sarebbe stato ragionare da collettivo e non ognuno per sé. Poi dopo che all’ultima giornata, contro la Spal, abbiamo raggiunto la qualificazione ai playoff ho capito che eravamo davvero forti e ce l’avremmo potuta fare».

Il terzo “bimbo amaranto” nella rosa empolese è Alessio Rossi, mezz’ala classe 2003 che in finale non è stato impiegato dal tecnico Buscè, ma che si è comunque reso protagonista di un anno e mezzo pazzesco. Ad inizio 2020 la rottura del legamento crociato e poi nei mesi successivi la positività al Covid-19 avrebbero abbattuto un toro, ma Alessio è prima tornato in campo e poi anche a gonfiare la rete contro la Lazio. Per poi conquistare il tricolore, a coronamento di una rinascita da applausi.

«Questo successo mi ripaga degli sforzi fatti e mi spinge a lavorare ancor più perché il prossimo anno dovremo confermarci e non sarà certo facile. È stata un gioia incredibile. Sul 5-3 nel recupero, tutta la panchina è esplosa ed è iniziata una festa bellissima. Il pullman al ritorno era un vera e propria bolgia e fino all’hotel abbiamo cantato come matti. Lì, ad aspettarci c’erano i tifosi e sono emozioni che faccio fatica a descrivere. Davvero un sogno. Adesso un po’ di vacanza e poi penseremo alla prossima stagione. Giocheremo anche la Youth League contro le migliori squadre europee. Un bel banco di prova, ma noi ci faremo trovare pronti». —

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