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La favola di Samuele Damiani e un finale chiamato serie A

Alessandro Lazzerini
La favola di Samuele Damiani e un finale chiamato serie A

Livornese, 23 anni, dal Carli Salviano alla promozione con la maglia dell’Empoli «Anni di sacrifici ripagati, e pensare che da piccolo erano tutti più forti di me...»

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Alessandro Lazzerini

livorno. Empoli-Cosenza 4-0. Un dominio assoluto quel giorno e durante la stagione. Tanto che il direttore di gara non concede neanche il recupero. E così può scoppiare la festa degli azzurri. Tra questi, con il numero 30, in mezzo al campo c’è anche Samuele Damiani, classe 1998, livornese doc. Lui che del progetto Empoli è una delle espressioni migliori di sempre.

Dalla scuola calcio alla Serie A. «Vesto questa maglia da quando avevo otto anni –racconta il centrocampista -ed aver conquistato la massima serie è una sensazione incredibile, un’emozione che fatico a descrivere. E pensare che da bambino avevo pure smesso di giocare. Iniziai con l’atletica a quattro anni, ma abbandonai dopo poco perché arrivavo sempre ultimo, ma anche con il calcio all’esordio non andò meglio. Cominciai al Carli Salviano, però dopo sei mesi mi fermai perché vedevo tutti più bravi di me. L’anno dopo decisi di ripartire dal Livorno 9 grazie ad un mio amico e da lì eccomi qua».

Dopo tre anni passati con la maglia rossoblù, arriva l’estate della svolta. È il 2006 e le tre migliori società toscane Livorno, Fiorentina, Empoli mettono gli occhi su di lui. Ma a quell’età fare una scelta di vita così impegnativa non è semplice. «Furono momenti di grande riflessione. Fu il mio babbo a convincere la mamma che all’inizio era un po’ più titubante. Scelsi Empoli e da lì è iniziata una storia di grandi sacrifici e soddisfazioni. Ricordo ancora le corse negli anni delle superiori, quando frequentavo il Liceo Cecioni. Pranzavo nell’aula magna della scuola e mamma mi accompagnava alla stazione, poi tornavo a casa tardi e riuscire a far conciliare il tutto non era semplice».

Ma mamma Valentina, professoressa proprio al Liceo di Via Galilei, ha sempre voluto che il percorso calcistico andasse di pari passo a quello scolastico. «Non la ringrazierò mai abbastanza. Sono stati anni duri, ma che mi sono serviti e mi serviranno. Anche adesso faccio l’università online con indirizzo scienze motorie. Certo, ho il mio ritmo visti gli impegni, però faccio il meglio possibile».

L’asticella che si alza. Fuori e dentro il rettangolo verde. Con davanti nuove avventure e nuove sfide come nell’estate 2017, quando in uscita dal settore giovanile azzurro si affacciò al calcio dei grandi con la Lucchese in Lega Pro. Poi la Viterbese (con la vittoria della Coppa Italia), la Carrarese e in estate il ritorno a Empoli dove la società vuole fare un campionato di vertice lo tiene con sé. Niente prestito, niente gavetta. Il ragazzo è cresciuto. Ha saputo dare valore al tempo. In silenzio, con l’attitudine al lavoro e la maturità di chi sa aspettare il proprio momento. Il premio alla fine della stagione, dopo 19 presenze, è chiamato Serie A.

«È stata una stagione pazzesca. Un traguardo che questa squadra ha voluto a tutti i costi e per cui abbiamo lavorato ogni giorno. Per me è stata l’ennesima stagione di crescita. Non ho giocato moltissimo, ma ogni allenamento mi ha lasciato qualcosa. Il ricordo più bello? Direi la sfida in Coppa Italia contro il Napoli. Aver giocato contro giocatori che fanno la Champions mi mette ancora i brividi».

Un percorso partito da lontano, un traguardo sognato per oltre 15 anni. Una festa durata un giorno intero con la famiglia al suo fianco. «La mia dedica è per loro. Ricordo ancora le telefonate dei miei quando salivo in pulmino. Mi hanno sempre supportato e non potrei chiedere di meglio. Così come Alessia, la mia fidanzata. Da quest’anno conviviamo qui ad Empoli ed è una compagna di viaggio straordinaria. E poi un pensiero speciale a mio nonno Claudio. E’ il mio primo tifoso e sono sicuro che senza gli stadi chiusi mi avrebbe seguito in qualsiasi trasferta, anche quelle lontane centinaia di chilometri. Ma non posso dimenticare la squadra. Uno spogliatoio eccezionale che mi ha fatto capire come e perché si vince. Il rispetto per l’altro e per il lavoro della squadra. Valori che fanno la differenza».

Adesso, i giorni di festa e poi un meritato riposo estivo. In attesa di pensare alla prossima stagione. «A Empoli ho un contratto fino al 2024. Per la prossima stagione vediamo quali saranno le intenzioni della società. La Serie A è qualcosa di eccezionale, però credo che una nuova esperienza in B con maggiore spazio possa essere l’ideale per me. Il mio ruolo, quello davanti alla difesa, è una zona di campo molto delicata e spesso chi ci gioca raggiunge l’apice della carriera in età più avanzata, verso i 27-28 anni».

Per il modo in cui ragiona, la maturità l’ha già incontrata. Sempre calcolato in ogni riflessione. Attento alla realtà, senza far sì che le illusioni prendano il sopravvento. Le illusioni no, ma i sogni devono esserci. Da coltivare, da alimentare ogni giorno, ogni allenamento. «Innanzitutto devo ancora migliorare tantissimi aspetti. Poi certo, la Serie A è il desiderio che avevo da bambino e voglio raggiungerlo da protagonista. Se proprio devo dirla tutta, però, come campionato quello che mi affascina di più è la Premier. Ma se devo sognare fino in fondo non posso che pensare al Barcellona. Lì sono passati i migliori centrocampisti degli ultimi anni, tra cui anche il mio idolo Busquets. Mi ispiro a lui».

I sogni e la realtà. Un’estate tutta da vivere. In attesa di un nuovo treno. Come quello che aspettava da ragazzino. Per poi salirci sopra. Con i piedi ben piantati a terra e lo sguardo all’orizzonte. Con pazienza e dedizione. Con umiltà ed ambizione. Per un altro capitolo. Per alzare di nuovo l’asticella. Sempre più su. —

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