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I nostri migliori 102 anni in amaranto, viaggio nella mostra del Livorno calcio

di Alessandro Bernini
I nostri migliori 102 anni in amaranto, viaggio nella mostra del Livorno calcio

Livorno, si inaugura “Bel colore di nostra divisa”,  l’ingresso è gratuito, non c’è un biglietto da pagare. E si andrà avanti fino al 12 marzo. Questa è la nostra storia ed è quasi un dovere tramandarla.

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LIVORNO. «Livorno per me è gioia, sofferenza, attaccamento, appartenenza. Riassunto in un sola parola: emozione».Parole che ci confidò qualche tempo fa Igor Protti, in una chiacchierata amichevole. Parole che ci hanno accompagnato metro dopo metro osservando maglie, foto, cimeli, piccoli-grandi frammenti della storia del Livorno Calcio.

Emozione. Già. Non si può non provare. Così come non si può perdere un appuntamento del genere. Perché da oggi sarà aperta ai tifosi, anzi ai livornesi, la mostra “Bel colore di nostra divisa”, 102 anni di storia esposti ai Granai di Villa Mimbelli. L’inaugurazione è giovedì 16 febbraio alle 17.30 e sarà presente tutta la squadra amaranto e lo staff societario, altrimenti i giorni per visitarla saranno il venerdì, il sabato e la domenica, la mattina dalle 10 alle 13 e il pomeriggio dalle 16 alle 19. L’ingresso è gratuito, non c’è un biglietto da pagare. E si andrà avanti fino al 12 marzo. Andate e portate i vostri figli. Perché questa è la nostra storia ed è quasi un dovere tramandarla.

IL PERCORSO AMARANTO. Ogni oggetto ha il proprio fascino e vale senza dubbio il tempo che ciascun visitatore dedicherà per una attenta visione.Tuttavia, impossibile non ricordare l'intero completo di Lucarelli versione Europa League, o la vetrina dedicata a Morosini (dalla collezione privata di Micky Garzelli). Giri un po' e potrai vedere la maglia numero 6 di Signorini e la numero 4 grigia, rispettivamente prima e terza maglia della stagione 82/83, quella della retrocessione per la prima volta in C2, ma anche la numero 2 di Casarotto dell'83/84, o la 11 e la 8 dell'anno successivo. Tutte con un unico denominatore: la famosa L con le onde, o meglio conosciuta come "la maglia Lodge".

E che dire dello spazio dedicato al grande Miguel Vitulano, con un paio di sue scarpe, l'orologio da tasca che Corasco Martelli regalò a tutti i giocatori dopo un derby vinto in rimonta sul Pisa per 2-1. Ci sono i pezzi dei due amaranto entrati nel tabellino di quella partita: Luciano Mucci (suo l'autogol del temporaneo vantaggio dei cugini) e, Vitulano appunto, autore della doppietta. Foto del grande Dondolo Mondello, accanto, ma pure pochi metri più distanti le copie dei giornali che raccontano delle due amichevoli che il Livorno sostenne contro la Nazionale azzurra. La più importante, il 3 giugno del 1950, Roma, prima che l'Italia partisse per il Mondiale in Brasile. Primo tempo contro il Livorno, ripresa con il Modena. E gli amaranto che esaurirono il loro compito ottenendo uno storico risultato: 1-0 con rete di Catalano e con Mido Bimbi che per poco non parte pure lui a far da riserva di Pandolfini (il titolare designato). Una bella soddisfazione per un Livorno che era appena tornato in B dopo i fasti degli anni '40. L'angolo con il rapporto con la Nazionale continua fornendo notizie ma pure maglie. Su tutte, quella di Amelia, targata Berlino.

La teca di Granducato TV è da applausi quando si scorge il microfono col quale Vezio Benetti condusse la sua telecronaca da bordo campo nella famosa finale di Coppa Italia serie C col Campania. Coppa che il Livorno ha messo a disposizione per la visione a beneficio dei tifosi.

Si prosegue con Lucarelli e Protti. Per il centravanti panzer, ecco il piatto in argento omaggio di Donadoni e dei compagni per il titolo di capocannoniere serie A 2004/05, la prima maglia del Livorno vestita, serie B, a Marassi col Genoa, vittoria per 1-0 con gol del grande Igor, il premio Ussi (Unione Stampa Sportiva Italiana) come miglior giocatore in Livorno-Sampdoria 1-0 nella partita del 90esimo, la targa di Spinelli per le 101 reti in amaranto, la maglia di Livorno-Catania 4-1 per i 101 gol in serie A.

Di Protti ecco la maglia con la quale segnò a Pisa (accanto quella di Ivan che parò il rigore a Costanzo) nel "derby dei seggiolini", la maglia delle 100 presenze, quella regalatagli da Spinelli in occasione del ritiro ufficiale da parte della società del numero 10, quella di Treviso e il pallone di Treviso. L'angolo di Morosini, fa coppia con il tragico episodio della morte di Stefano Pako, a tre metri, la teca dedicata ai fratelli Leo e Armando Picchi.

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La mostra è finita. Anzi, no. Altre due foto meritano menzione. Quella immagine di Attilio Fresia, allenatore-giocatore nella stagione 1919-20, quella della finale scudetto perduta a Bologna con l'Inter. Una grave malattia lo costrinse, dopo un paio di reti segnate a rinunciare al gioco e poi anche alla panchina che fu affidata a Piselli. È stato il fantasista torinese, il primo giocatore italiano ad essere ingaggiato da una squadra inglese (correva l'anno 1913), quel Reading che quest'anno, dopo 136 anni di storia, è impegnato per la prima volta in Premier League.

Si termina con l'immagine di Francesco Pazzi. Avvocato livornese, fu tra i fondatori dell'Unione Sportiva e discendente dei Pazzi di Firenze. Si può dire quindi che se Livorno è stata voluta dai Medici, un Pazzi, uno della famiglia acerrima nemica per il dominio della città gigliata, ha scritto assieme ad altri, la pagina più bella per chi tifa Livorno.

GLI INCONTRI. Nel corso della mostra saranno organizzati diversi incontri a tema con la partecipazione di ex calciatori ed allenatori amaranto. In programma ci sono le iniziative “I calciatori livornesi”, “L’avventura della Coppa Uefa”, “Gli allenatori” e “I centenari” ovvero i calciatori che hanno vestito più di 100 volte la maglia amaranto. Saranno ospitati anche tanti ragazzi delle Scuole Calcio cittadine che, accompagnati da giornalisti e conoscitori della storia del Livorno, potranno visitare la mostra.

GRAZIE A... Iniziative come queste non ti piovono dal cielo ma sono frutto di un lavoro infinito di tante persone. L’amministrazione ha messo a disposizione il bello spazio dei Granai e in extremis ha anche deciso di togliere il biglietto d’ingresso (che doveva essere di 3 euro) proprio per favorire un maggiore afflusso. Anche il Livorno Calcio ha concesso molto materiale, materiale che in queste ore sta affluendo come un fiume in piena tra le mani di chi materialmente la mostra l’ha messa su: ovvero Ivano Falchini, Fabio Discalzi e Flavio Lombardi. Col contributo di altri tifosi dei Club e la partecipazione di alcuni ragazzi della Curva Nord.

LA PRESENTAZIONE. «Attraverso lo sport siamo sicuri di lanciare un messaggio positivo - ha detto l’assessore alla cultura Francesco Belais - e anzi la mia speranza è che una parte dei visitatori di questa mostra, possa spostarsi di qualche metro e ammirare anche il Museo Fattori. Perché la nostra città ha bisogno di valorizzare la propria arte». «Qui non c’è solo la storia del Livorno Calcio - ha aggiunto Andrea Morini, assessore allo sport - ma ci sono 102 anni di storia della nostra città». «E noi - ha aggiunto Fabio Discalzi che tramite la Ngm si occupa di marketing - ci aspettiamo davvero una grande risposta da parte della città».

«Era tanto che volevamo realizzare questa iniziativa - le parole di Ivano Falchini, presidente del Coordinamento Club - e ci siamo riusciti grazie a questo bellissimo spazio. Negli ultimi giorni stanno arrivando tantissimi tifosi a portarci materiale, quindi siamo di fronte a una sorta di mostra work in progress. Siamo davvero felici e fieri di chi in questi giorni ci porta così tanti cimeli che rappresentano un pezzetto della loro vita». Non poteva mancare Igor Protti: «Salendo le scale ho provato una forte emozione, e sono sicuro che la stessa sensazione la proveranno i tifosi che verranno a visitare questa bella mostra. È importante ritrovare il senso di appartenenza perché solo quello può darti emozioni. E senza emozioni, per come lo vivo io, il calcio non ha senso».

UNA SPERANZA. Come detto, “Bel colore di nostra divisa” sarà aperta fino al 12 marzo. Ma noi abbiamo una speranza. Che tutto questo tesoro di inestimabile valore non rappresenti solo il passato ma possa diventare materiale per il futuro. Futuro inteso come museo del Livorno Calcio, che non può che avere come collocazione naturale lo stadio. Intanto godiamoci questa splendida mostra, poi pensiamoci.

(ha collaborato

Flavio Lombardi)

 

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